Eleg., IV. 1. Di tale poema sono forse brani molte parti del suo quarto libro, come il concetto ne spira nell'elegia a Roma, dove canta: — Quanto vedi, o straniero, della massima Roma, prima del Frigio Enea era colle erboso; dove sorgono i palazzi sacri al navale Febo, riposarono i profughi bovi d'Evandro; questi tempj d'oro crebbero per numi di creta; il padre Tarpeo tonava dalla nuda rupe, e dai nostri armenti era frequentato il Tevere; il corno pastorale convocava i prischi Quiriti, e cento di loro in un prato assisi formavano il senato. Nè sul cavo teatro pendevano veli sinuosi; nè di solenne croco olezzavano i paschi; nè s'ebbe cura di cercare straniere deità quando la turba tremava intenta ai sacri riti».
88. Tutte le favole di Virgilio sulla venuta di Enea si trovano in Dionigi d'Alicarnasso. Ora questi non diè fuori l'opera sua che otto o sette anni av. C., e Virgilio era morto da dieci anni. Virgilio dunque tolse le sue favole da altre fonti; ma fa meraviglia che Dionigi non citi l' Eneide. Era il disprezzo dei Greci per tutto ciò che era romano? era un'altra delle ignoranze de' lavori precedenti che spesso si trovano negli antichi? Quegli stessi che parrebbero concepimenti di Virgilio, sono reminiscenze. Nevio, nel poema sulla guerra punica, avea già raccontato la venuta di Enea in Italia e seguitone il viaggio coi casi medesimi narrati da Virgilio, come la procella concitata da Giunone, e le querele di Venere a Giove, e le speranze onde la consola; anzi probabilmente quel poeta condusse Enea a Cartagine, come certo inventò il personaggio di Anna sorella di Didone. La pietà di Enea che salva il padre e i penati si legge in Varrone, dove è soggiunto che l'astro di Venere più non disparve dagli occhi dei Trojani, finchè non afferrarono al lido indicato dall'oracolo di Dodona. Lunghi passi sono tradotti da Apollonio Rodio: Stesicoro gli offrì quella soluzione del dramma iliaco: se crediamo ad uno degli interlocutori dei Saturnali di Macrobio, il secondo dell'Eneide è tolto di pianta da Pisandro epico greco; e la Crestomatia di Proclo c'insegna che l'invenzione del cavallo di legno è dovuta ad Aratino e a Lesene.89. Perciò molte infedeltà di costume possono notarsi in Virgilio. Enea e Didone vanno a caccia di cervi in Africa, dove pur sono monti coperti d'abeti (lib. IV ): al principio del V, Enea col vento aquilone vien d'Africa in Italia: Plinio dice iliacis temporibus nec thure supplicabatur e in Virgilio troviamo gl'incensi, v. 745: vi troviamo guerrieri a cavallo e trombe, inusati in Omero: così le triremi ( terno consurgunt ordine remi, v. 120), mentre Tucidide le fa introdotte assai più tardi.90. Per sentire la differenza de' sentimenti verso le donne nei moderni e negli antichi, basta osservare come Virgilio non faccia da Enea tener conto alcuno degli spasimi di Didone, anzi da questi egli passi a mostrare l'indifferenza dell'eroe con un fatto, ove sembra ch'egli manchi a quella rettitudine di senso e di gusto che pur gli abbondava. Nel IV libro Enea tenta fuggire di soppiatto, ma scopertolo, Didone il prega per quanto han di sacro l'amor loro, il cielo, la terra; infine sviene; le damigelle la trasportano sul letto, e il pio Enea torna alla flotta: At pius Eneas, quamquam lenire dolentem
Solando cupit...
Jussa tamen divûm exsequitur, classemque revisit.
Il pius qui non direbbesi una celia atroce? Anna va a scongiurarlo:
Miserrima fletus
Fertque, refertque soror: sed nullis ille movetur
Fletibus, aut voces ullas tractabilis audit.
Fata obstant, placidasque viri deus obruit aures.
Che più? mentre Didone si dispera e prepara ad uccidersi,