Et coram tetrico casta puella viro.
Marziale, VII. 88.
Tu quoque nequitias nostri lususque libelli,
Uda puella leges, sis patavina licet.
Lo stesso, XI. 16.
Pervigilium o Vigiliæ dicevano certe solennità notturne, che, divenute occasione d'eccessi, la legge restrinse a poche, e ne escluse gli uomini e le nobili. Di rado menzionate sotto la Repubblica, frequentano sotto l'Impero; e probabilmente al tempo d'Augusto fu introdotta la vigilia di Venere, nella quale, per tre notti consecutive d'aprile, le fanciulle menavano cori, poi dopo un banchetto s'intrecciavano danze fra la gioventù ( Ovidio, Fast., IV. 133). Più tardi questa memoria del natale di Quirino celebravasi in un'isola del Tevere deliziosissima, dove, osservati dal prefetto o da un console, i cittadini facevano sotto le tende una lieta festa. A cantarsi in questa era probabilmente destinato il Pervigilium Veneris, poemetto ove essa dea è venerata siccome madre dell'universo, e protettrice dell'Impero.
126. Nec satis incestis temerari vocibus aures,
Adsuescunt oculi multa pudenda pati.
Luminibus tuis (Auguste)...
Scenica vidisti lentus adulteria.