Nunc ilares, si quando mihi, nunc ludite, Musæ:

Victor ab Odrysio redditur orbe deus... Altrove Giano, vedendo passar Domiziano, lagnasi di non avere abbastanza occhi e visi per mirarlo ( Marziale, lib. VIII. 2). Tardi pure ad alzarsi la stella del mattino, chè, se Cesare compare, il popolo non s'accorgerà della mancanza (Ivi, 21). — Oh poeti!

216. Plinio, Paneg.217. A ciò va attribuito il suo valersi sempre di Sura nello scriver lettere, anzichè ad inerzia, come fa Giuliano nei Cesari.218. Sono famose le tavole alimentari, trovate nel 1747 fra le mine di Velleja alle falde dell'Appennino di Piacenza. Contenevano il decreto con cui Trajano donava ai Vellejati e a' loro vicini 1,116,000 sesterzj, assicurati su fondi stabili del valore complessivo di 27,407,792, e fruttanti il cinque per cento. Così la rendita di 55,800 sesterzj era destinata ad alimentare 300 fanciulli, cioè 263 maschi, 35 femmine di legittima nascita, più uno spurio o una spuria; attribuendo 16 sesterzj il mese a ogni maschio, 12 a ogni femmina, e 12 agli illegittimi. I fondi obbligati valeano almeno il decuplo dell'ipoteca. Gli alimenti cominciavano a darsi dopo i tre anni, a quanto pare, e fin ai diciotto pei maschi, ai quattordici per le fanciulle. Non si educavano già in case comuni, ma rimanevano a custodia dei proprj genitori. Del frumento allora si compravano cinque moggia e un quinto con sedici sesterzj; onde il fanciullo riceveva per centosei libbre di frumento al mese. Un dono simile apparve da altra tavola scoperta nel 1832 a Campolattaro, presso Benevento, in favore de' Liguri Bebiani. Iscrizioni varie, e passi di scrittori e del Codice provarono che siffatta liberalità venne usata da altri imperatori. Su di che vedasi Ernesto Desjardins, De Tabulis alimentariis disputatio historica. Parigi 1854.219. Jam hoc pulchrum et antiquum, senatum nocte dirimi, triduo vocari, triduo contineri.220. Quel di Dione, fatto da Sifilino. Neppure accenno gl'informi frammenti di Aurelio Vittore e d'Eutropio. Il panegirico è di Plinio Cecilio.221. Eutropio, viii. 5. Più tardi corse un'opinione bizzarra; che papa Gregorio Magno avesse a preghiere ottenuto la liberazione di Trajano dall'inferno, ove stava da quattro secoli. Il primo a scriverla, ch'io sappia, fu Giovanni di Salisbury ( Polycr. V. 8): Virtutes ejus legitur commendasse ss. papa Gregorius, et fusis pro eo lacrymis, inferorum compescuisse incendia... donec ei revelatione nuntiatum sit, Trajanum a pœnis inferni liberatum, sub ea tamen conditione, ne ulterius pro aliquo infideli Deum sollicitare præsumeret. San Tommaso si vale di questa tradizione, e Dante ( Purg., X. 73) accenna l'alta gloria

Del roman prence, lo cui gran valore

Mosse Gregorio alla sua gran vittoria.

222. Sparziano, in Adriano, negli Scriptor. Hist. Augustæ. Ciò praticavasi già con Omero, poi in questi tempi con Virgilio. Narra Giulio Capitolino, che, interrogando Clodio Albino a questo modo l' Eneide, gli occorse quel del libro VI: Hic rem romanam, magno turbante tumultu,

Sistet equus, sternet Pœnos, Gallumque rebellem. Alessandro Severo al modo stesso trovò:

Te manet imperium cœli, terræque, marisque;

e pensando applicarsi alle arti liberali, ebbe questa risposta:

Excudent alii spirantia mollius æra...