309.... Me fulmine in ipso
Audivere patres; ego juxta busta profusis
Matribus, atque piis cecini solatia natis.
Sylv. II. 1.
310. Psittace, dux volucrum, domini facunda voluptas,
Humanæ solers imitator, Psittace, linguæ,
Quis tua tam subito præclusit murmura fato?
Ivi, 4.
311. Sylv. II. 5. Per quel leone Marziale fece dieci epigrammi.312. Plinio, Epist. VI. 17.313. — Dianzi io pregava Giove a darmi poche migliaja di lire, ed egli mi rispose: Te le darà quegli che a me dà i tempj. Tempj diede egli a Giove, ma non a me le mille lire; eppure avea letto la mia petizione così benigno, come quando concede il diadema ai supplichevoli Geti, e va e torna per le vie del Campidoglio. O Pallade, segretaria del tonante nostro, dimmi: se egli negando ha tal volto, qual l'avrà nel concedere? — Così io; ma Pallade rispose: Stolto! credi tu negato ciò che non fu concesso ancora? Epigr. VI. 10.
E nel IV. 92: — Se a cena m'invitassero contemporaneamente Cesare e Giove, quand'anche le stelle fossero vicine, lontana la reggia, risponderei ai Numi: Cercate chi voglia essere convitato dal tonante; me tiene in terra il Giove mio.