A Caen arrestano quindici povere donne ortodosse, le attaccano al cannone, le trascinano qua e là, solo perchè avevano sentito messa da preti non giuranti.

A Lione (1791) il giorno di Pasqua una banda armata di staffili si slancia sulle donne che sortono dalla messa, le spoglia, le batte, così che una giovine ne muore.

Ogni reggimento ha un comitato di soldati, che giudicano e battono gli ufficiali; alcuni saccheggiano la cassa del reggimento, a Nancy saccheggiano l'arsenale, a Brest s'ammutinano contro l'ammiraglio. Ottanta comunardi si impongono a tutte un paese per punire i malevoli, bastonano il primo venuto, che, dicono, se non faceva il male, certo lo pensava, e se ne fan pagare il disturbo.... della bastonatura. Vendemmiano una vigna di una povera vedova, minacciandola se li denunciasse, e quando questa se ne lagna, se ne fan pagare essi cinquanta lire di danni; e mentre battono i mariti, ne violano le mogli.

Quando la folla è ridotta in questo stato e non le basta più uccidere, ma vuole che la morte sia accompagnata dai più atroci supplizi e dagli scherni più orrendi, quando l'istinto sanguinario giunge a tal punto di frenesia, non tardano a risvegliarsi insieme a questo anche gli istinti libidinosi. Crudeltà e lascivia allora si appaiano, e l'una aumenta il vigore dell'altra. Come il degenerato che funesta la poesia dell'amplesso amoroso coi tormenti e col sangue, la folla accresce la turpitudine dell'assassinio colle offese contro il pudore, e questa oscena follia di libidine e di sangue trova talvolta nel cannibalismo l'ultimo grado del parossismo.

Tutti i mostri che strisciavano incatenati nel più profondo del cuore, escono allora insieme dalla umana caverna; non soltanto gli istinti dell'odio coi loro artigli, ma anche gli istinti osceni; nella infelice Madame Lamballe, uccisa troppo presto, i carnefici libidinosi non possono oltraggiar che un cadavere; ma per la Desrues, essi ritrovano la macabra immaginazione di Nerone. Di qui al cannibalismo la distanza è breve, e qualcuno la supera. All'Abbazia, un antico soldato di nome Damiens, pianta il coltello nel fianco dell'aiutante maggiore Laleu, introduce la mano nella ferita, strappa il cuore e lo porta alle labbra come per divorarlo. “Le sang — dice un testimonio oculare — dégouttait de sa bouche et lui faisait une sorte de moustache„ (Taine).

A Guillin mangiano arrostito a tavola il braccio dopo averlo straziato.

“Erano vendette simili a quelle d'un re Orientale che colle proprie mani subitaneamente vendichi la maestà offesa e non conosca altra pena che la morte. Peggio anzi di tali re, perchè essi non possono essere dappertutto, nè sempre sono furiosi„ (Taine).

Ma fermiamoci in questa orribile serqua, in cui nessuno dei più gravi delitti, dall'incendio al furto, all'assassinio, allo stupro, pare sia mancato.

V.
Cause dell'insorgere violento della criminalità.