A Parigi, nelle terribili giornate del 1793, questi criminali furono l'anima di tutti i misfatti.
Stormi immensi di vagabondi, stranieri alla città di Parigi, circa 40.000 secondo Taine, percorrevano i diversi quartieri, e si ingrossavano di numero coll'aggiungersi agli operai che uscivano dalle fabbriche.
Si erano impossessati qua e là di ogni sorta di armi, e gettavano dei gridi di rivolta; gli abitanti fuggivano all'avvicinarsi di questi gruppi, tutte le case chiudevansi, e ovunque dove si incontravano queste orde le vie si facevano deserte.
Entravano nelle case e negli uffici pubblici, e rubavano quanto poteva esser portato via, il resto devastavano spesso appiccandovi il fuoco.
Una prova ne abbiamo nello studio antropologico dei così detti capi di costoro. A dir vero la Repubblica non ebbe mai un capo se non in colui che la uccise: Napoleone. I così detti suoi capi erano ciarloni e ciarlatani, che vendevano al minuto la loro effimera influenza sulla povera plebe, la lor maschera di Eolo. Ora, una gran parte di costoro, quando non erano dei retori, erano dei puri delinquenti, e basta vederne la prova nell'immagine loro. Jourdan, Carrier e Marat, che riproducono in tutta la sua orridezza il tipo del delinquente nato, Legende,[6] un beccaio feroce, fino nell'Assemblea conserva i gesti del mestiere; Roussignol, antico soldato, poi carnefice, dopo aver presieduto ai massacri della Forge, si improvvisa generale. Manuel, il sindaco procuratore, aveva rubato in un deposito e falsificata la corrispondenza privata di Mirabeau. Varret aveva menato una vita così infame, che sua madre ne morì di dolore. Westermann era ladro e truffatore, come Pinie era ladro, Huguenin concussionario, Hebert borseggiatore, Henriot, prima servo di uno che lo cacciò per furto, poi guardia di una fattoria di dove fu cacciato per altri furti, infine capo di battaglione e carnefice in una delle carneficine di Settembre. Joussand, uno dei capi in Tolone, si firmava “Le pendeur de la ville„...
Una prova sociologica dell'indole puramente criminale di costoro è che sfuggivano ogni lavoro, tanto che la Comune non trovava operai per i lavori necessari a Montmartre e non trovava cittadini per far la guardia alle assemblee o ai depositi.
Ora è noto che il ribrezzo del lavoro è uno dei caratteri dei criminali.[7]
Nè mancavano i pazzi; l'orda rivoluzionaria ne avea loro aperte le porte; ed essi ebbero campo di sfogare il loro delirio sulle piazze e nelle vie, percorsero Parigi portando ovunque scompiglio e terrore.
“Il figlio d'una pazza — narra il Tebaldi — che soleva alternare il soggiorno fra il manicomio e la prigione, fu uno degli attori più spietati nelle perquisizioni, negli eccidi, negli incendi.„ È più celebre fra tutti la Lambertine Théroigne, che guidò la folla all'assalto del cancello degli Invalidi e alla presa della Bastille, e finì alla Salpetrière (Ragione e Pazzia, 1850).
A Lione, comanda Salix, un delirante mistico, omicida, che finisce a lasciar il comando in mano a prostitute, che eleggono commissarie femmine occupate tutto il giorno a saccheggiare i magazzini.