Egli avrebbe trovato una cifra notevole di attentati al pudore nei muratori e pittori; di stupri nei vetturali, come di infanticidio nella classe dei cappellai e lavandai (pel predominio delle femmine).

Nei commercianti abbondano i delitti contro la proprietà.

Ma dove più quest'ultimi spesseggiano è nelle classi liberali, e, quel che è peggio, sonvi in continuo aumento, specialmente nei notai ed avvocati, meno nei proprietari.

Nel 1833-39 in Francia rapportando a 100 la criminalità dei maschi di più di 26 anni contro la proprietà,

la criminalità specifica dei preti ammonta a10
la criminalità specifica dei procuratori ammonta a52
la criminalità specifica degli avvocati ammonta a74
la criminalità specifica dei notai ammonta a145
la criminalità specifica degli uscieri ammonta a162

Joly giustamente nota che la conoscenza della legge, i privilegi, l'istruzione, il benessere dovrebbero assicurare ai professionisti il minimo di criminalità, ma viceversa essi sono corrotti dal successo o da un lavoro parassitario, atto meno a stimolar la professione che a sfruttarla ed egli osserva che i notai:

il che mostra una progressione continua nel delitto.

E notai e uscieri darebbero un numero superiore a tutte le proporzioni della stessa età e sesso; 1⁄10 degli assassini, 1⁄7 degli omicidi, 1⁄16 parricidii, 1⁄8 stupri violenti su fanciulle minori di 15 anni, 1⁄13 dei delitti contro le persone, 1⁄16 dei parricidi, 1⁄18 del totale degli altri delitti sarebbe commesso da gente ricca o di professione civile il cui totale puro non passa il 1⁄18 della popolazione totale (Fayet, Journ. des écon., 1847); il che prova meglio la dannosa influenza dell'istruzione e prova, anche, quanto poco serva l'intimidazione contro le tentazioni del delinquente; poiché gli avvocati e gli uscieri hanno più degli altri presenti le punizioni, che ai rei infligge la legge (Fayet, op. c.).

In Prussia le professioni liberali dànno il 2,2% della popolazione, e il 4,0% delle criminali. I servi che formano il 3% della popolazione, entrano pel 12 su cento nella criminalità (Oettingen, pag. 730).