Quanto fra i popoli guerrieri spicchi specialmente la crudeltà, lo si può vedere anche ai nostri tempi dal fatto che, come dimostrò l'Hammon in quel suo bellissimo studio sulla Psicologia militare, la crudeltà propria del soldato gli è resa più facile dal disprezzo delle altre caste non armate, che deriva forse dalle epoche antiche delle caste guerriere dominatrici, e dall'impunità. Furono innumerevoli i fatti di crudeltà specie in Germania e in Russia e da noi passate quasi impunite.

A Coblenz, un tenente uccide a sciabolate un commerciante che passava per la via, è condannato a un anno e poi graziato; e quando la madre del morto se ne lagnò con una lettera violenta, fu essa condannata ad ammenda.

A Berlino, il soldato Laerke essendo di fazione, ferisce gravemente 2 operai, i suoi superiori lo colmano di lodi, gli danno avanzamenti.

A Bologna, a Monteleone, ad Aquila, gli ufficiali assaltano a mano armata i pacifici cittadini. E questi esempi si potrebbero prolungare all'infinito.

Perfino la generosità, che si dice cavalleresca e che pretendesi propria dei militari, vi è così poco comune, come era veramente scarsa nel Medio evo, in cui se la foggiò tale solo la fantasia della scuola romantica.

Basterà a provarlo riportare il giudizio imparziale di un'osservatrice di genio, la Ouida (Fortnightly Review, août, 1852). «Dall'alcoolismo e dalla sifilide che hanno e ebbero sede e punto di partenza nelle armate, alla corruzione che prende anche i giovani onesti cacciativi dentro, sicché contadini ingenui ne escono pervertiti, il male vi predomina sempre». Io ho osservato a Torino una criminalità speciale in coloro che escono dalla milizia, e di cui la milizia è causa.

E vi hanno eccezioni, ma non meno funeste anche queste. Si tratta di individui, cui il servizio (lo si dice tale per antonomasia) colla sua obbedienza classica rende servili, incapaci di vita propria, senza individualità, senza originalità, bisognosi di inchinarsi a chicchessia, e ciò mentre le terre da cui escono hanno bisogno di braccia e di lavoro, e di cuori liberi e forti.

Ma più di tutto influirebbe sulla sproporzione dei rei militari la minore distanza tra la criminalità, come la chiama Messedaglia, apparente, e la reale, la facilità con cui la disciplina militare mette in luce e colpisce qualunque reato; mentre è noto come nel civile i reati denunciati o commessi non toccano alla metà degli scoperti e puniti[163].

La scarsa proporzione, poi, della criminalità militare nel nostro paese, è un fatto di cui dobbiamo andare orgogliosi.

Pazzi.—Men chiara che nei delinquenti spicca l'influenza delle professioni nei pazzi, perchè non è facile trovare statistiche che s'occupino contemporaneamente dei ricchi e dei poveri, ricoverati quasi sempre in istituti diversi. Da quelle, però, eseguite recentemente in Francia, che forse sono le più complete, vi intravvediamo[164] parecchie singolari analogie colla criminalità. Gli alienati di città vi sommano al triplo che nelle campagne, 323 a 100, e più di frequente ne sono colpiti gli uomini delle donne, 132 a 100. Gli agricoltori darebbero il minimo degli alienati, ed un massimo le professioni liberali; fra queste gli artisti, i giuristi darebbero cifre assai più grosse che gli impiegati e gli ecclesiastici.