Le stesse teorie Darwiniane ammettono, è vero, la sproporzione fra gli individui e quindi anche una necessaria disuguaglianza nella ricchezza.

Ma fosse anche contro la teoria di Darwin, quel sentimento di umanità che ebbe il primo spiro da Cristo e che non deve essersi svigorito col tempo, non può permettere che un uomo, pur lavorando, muoia di fame e che volendo e potendo esser utile, non possa trovar lavoro.

Quando si vedono migliaia di campagnuoli costretti a vivere di maiz guasto, senza che per molto tempo si sia pensato al mezzo di difenderneli: e, pensatovi, non si trovi chi in Parlamento lo sostenga; quando si vedono nelle regioni alpine il gozzo ed il cretinismo deformare intere popolazioni, oltre che produrre altre infermità, come sordità, sordomutismo, albinismo, ecc., solo perchè non si spende una centesima parte di quelle somme, che si perdono in inutili monumenti, per il trasporto d'acque sane; quando si pensa che in tante pianure d'Italia—alle porte delle due maggiori città—abbiamo la malaria che decima le popolazioni[208], si deve pur convenire che se il contadino protesta colle dimostrazioni e cogli scioperi, come non è guari tra noi nel Pavese, nel Mantovano, nel Polesine, la responsabilità ricade su chi non ha saputo mai provvedervi.

In Francia gli scioperi del 1882 di Roanne, di Bessège, di Molière e di altri centri industriali del Mezzodì, e i torbidi più gravi di Montceau-les-Mines e di Lione furono effetto di una agitazione socialista avente un carattere eminentemente politico, i cui sintomi si fecero sentire fino da quando dopo l'attentato di Pietroburgo, in un meeting, presieduto da Rissakoff, si proclamava: «I tiranni si uniscono per tiranneggiare i popoli: bisogna che questi si uniscano per distruggere i tiranni, i re, e gli stessi borghesi».

Nella stessa America, la frazione socialista rivoluzionaria che fa centro a Chicago ed è organizzata in federazione, tende a conquistare sempre maggiore importanza in causa delle crisi economiche, prodotte specialmente dalle esagerate speculazioni sulle strade ferrate, e per il fatto che i partiti politici sembrano sdegnare una politica operaia. Ora è a questo partito rivoluzionario che va attribuita molta parte dei numerosi scioperi che vi scoppiano ogni anno (160 nello spazio di 2 anni).

Di 16 sommosse sopra 142, avvenute in questo secolo, ossia per l'11,2%, furono causa le carestie; motivo che scema d'importanza, però, pensando che la metà di queste avvennero nel 1847, in cui, notoriamente, altre cause politiche si complicarono al caro dei viveri ed il numero maggiore scoppiò nel Belgio (4) e poi in Francia (3), in nazioni, cioè, in cui le condizioni economiche sono tutt'altro che le più misere d'Europa.

Quanto alle altre cause economiche troviamo 19 sommosse operaie, cioè il 13,4 p.%; e 13, cioè il 9,1 p.%, provocate da leggi di carattere finanziario; un totale adunque di ben 48 rivolte aventi un substrato economico, il che vuoi dire il 29,58%, un terzo del totale.

Di quelle contro leggi economico-finanziarie, il numero maggiore (6) scoppiò nei paesi meridionali d'Europa.

L'incremento delle sommosse per cause economiche nella nostra epoca in confronto all'antica, ed in ragione inversa delle sommosse militari, è mostrato chiaramente dalla storia e dal fatto che esse spesseggiano nelle nazioni più civili (Francia, Inghilterra, Belgio), che ci rappresentano l'età moderna: mentre l'inverso accade della Turchia e della Spagna, che sono ancora, può dirsi, un frammento vivo della storia antica[209].

Cause militari.—Vi si vede infatti che