Colocci crede che essi possedono degli itinerari speciali comuni agli evasi, ai ladri, ai contrabbandieri internazionali, che si segnalano con speciali segni simili agli Zink dei Tedeschi (Vedi Vol. I).
Uno dei segni più abituali per tali indicazioni, è il patterau di cui esistono due tipi: l'antico a tridente; il nuovo a croce latina.
Questi segni, fatti lungo il percorso della strada maestra, e tracciati col carbone sui muri delle case o incisi con il coltello sulla corteccia degli alberi, divengono mezzi convenzionali per dire alle future comitive di confratelli: Questa è strada da zingaro. Nel primo patterau la direzione è data dalle linee laterali, nel secondo dal braccio più lungo della croce.
I punti di fermata, o stazioni, li indicano collo Svastika misterioso, forse ricordo di antico simbolo indiano, forse embrione della nostra croce.
Quando vogliono partire dal luogo ove stanno—scriveva Pechon de Ruby nel XVI secolo—s'incamminano verso il lato opposto e fanno una mezza lega all'inverso, poi ritornano sulla loro strada.
E come i criminali, e come i Paria (vedi vol. 1) da cui derivano, essi hanno una letteratura popolare criminale che vanta il delitto, come nel dialogo seguente fra padre e figlio (Colocci, o. c.).
Padre—«Olà, mio Basilio, se tu divieni grande, per la croce di tuo padre! devi rubare.»
Figlio—«E poi, padre, se sono scoperto?»
Padre—«Allora raccomandati alla pianta dei piedi, gioia di tuo padre.»
Figlio—«Al diavolo la tua croce, padre! Non m'insegni bene.»