La paranoia di Colombo, dunque, pure attingendo i materiali del delirio dall'ambiente, ne acutizzava l'ingegno e specialmente la neofilia; sopprimeva il misoneismo, facendo, sotto l'eccitamento cerebrale esagerato, tacere i calcoli della prudenza, le obbiezioni della critica, le incertezze e le pigrizie dell'inerzia; ne acuiva l'ingegno al grado del genio, almeno per tutto quanto riferivasi alla grande scoperta: trascinandosi perciò ad operare più oltre e di molto di quanto avrebbe potuto un uomo medio. Così ho mostrato, nel mio Uomo di Genio, come un venditore di spugne, d'ingegno medio, giungesse nel delirio a presentire, dopo aver visto crescere rapido un albero dove aveva seppellito un asino, il circolo della vita; così Cola di Rienzo previene, sotto l'impulso paranoico, le conclusioni di Cavour, e abbatte, quasi inerme, il governo dei nobili armati. Lazzaretti, un ignorantissimo carrettiere, spinge sotto l'ispirazione paranoica un'intera popolazione, quella del Monte Amiata, ad una vera rivolta religiosa, abortita solo perchè nelle altre regioni i tempi non eranvi adatti nè propensi.
Nè con ciò intendo negare in Colombo l'impronta del genio: un'immensa pratica di mare, e di cartografia, una straordinaria intuizione gli teneano luogo di cultura: gli permisero così di cogliere dai menomi indizi la certezza dell'avvicinarsi della terra.
Ed anche al di fuori della scoperta del nuovo mondo, che era sua come vedemmo, solo in parte, egli ebbe vere intuizioni scientifiche. Così, osservando prima a 260 leghe dall'Isola del Ferro e poi a Somana gli immensi ammassi di Fucus galleggianti, intuì che il mare di Sargassi doveva segnare una linea quasi stabile nel bacino dell'Oceano, e che le piante terrestri staccate dagli scogli si accumulavano con una certa regolarità determinata da una corrente diretta da est ad ovest: era una divinazione della corrente equatoriale, le cui ragioni fisiche egli riuscì poi a spiegare nei suoi primi viaggi in modo affatto conforme al vero. (Lolli o. c.).
Nè fu questa la sola osservazione originale che sorgesse nella mente di Colombo lungo il percorso di quella navigazione affatto nuova. Difatti, già fra il 13 e il 17 settembre del 1492 egli aveva compiute, ricollegandole con mirabile perspicacia, le sue osservazioni sulle declinazioni dell'ago magnetico: l'uso della bussola rimontava ad epoche remote, alla civiltà cinese: forse, durante le audaci navigazioni del secolo XV attraverso l'Atlantico, s'era anche osservato che la punta dell'ago calamitato non mirava diritto al polo, ma inclinava verso nord-est; ma fu egli indubbiamente il primo che, per dirla colle parole dell'Humboldt, constatò che questa stessa variazione variava; vale a dire che la bussola, a una certa distanza a ponente delle Azorre, declinava verso nord-ovest. Combinando le sue osservazioni sulla declinazione magnetica con quelle sulla linea stabile del mar di Sargassi e il cambiamento di temperatura notato a 100 leghe dalle Azorre, egli doveva poi più tardi giungere a stabilire una linea senza variazione nell'Atlantico, che fissava le grandi divisioni climatiche dell'Oceano e potè riuscire utilissima per la determinazione della longitudine.
La sua tenacia infine fu meravigliosa, geniale; scrivemi in proposito il geografo Prof. Errera, "la genialità sua massima sta nell'aver attuato il progetto di Toscanelli, che a tutti i dotti del tempo doveva parere tecnicamente possibile, praticamente inutile o pazzesco: — inutile, perchè un'altra via oceanica alle Indie era già stata trovata (giro del capo di Buona Speranza); — pazzesca, perchè un viaggio che lasciasse dietro a sè ogni terra gettandosi a capofitto nei deserti dell'Oceano sulla sola fede dei calcoli d'un solo cosmografo, doveva parere idea da matti e non da savi, per quanto si temperasse con l'erroneo calcolo del potersi compiere in pochi giorni."
"Taluno, è vero, aveva già tentato dei viaggi verso ponente alla scoperta d'isole supposte; ma tra questi e Colombo v'è la stessa differenza, che tra un nuotatore che s'allontana dalla sponda tanto da esser sicuro di potervi ritornare prima che gli manchino le forze, e il nuotatore che lasci la sponda senza voler più tornare indietro, diretto ad una meta che egli suppone esista al di là."
"Ora di un progetto che i savi praticamente e giustamente sconsigliavano, egli volle e seppe esser attuatore. Forse fu il morbo che nascose alla sua mente gl'inconvenienti dell'impresa; ma certo esso gl'instillò la tenacia e l'energia dell'uomo che è spinto da una idea fissa."
Ma quando una idea fissa è la scoperta di un nuovo mondo, abbiamo innanzi una meta così gigantesca, da non poterla assimilare alle quasi sempre sterili, sempre incomplete, concezioni dei pazzi.