E giova notare: che in questo caso si avrebbe una doppia eredità intellettuale e morale, poichè da uno studio del Buzzetti (I conti Imbonati, Como 1898) si viene a sapere come il nonno di questo suo probabile padre fosse Giuseppe Imbonati, geniale poeta, fondatore di un'accademia letteraria celebre in Milano; il quale, a sua volta, sarebbe stato (come appunto Manzoni) figlio naturale di un Carlo Antonio, ricco banchiere di grandissimo ingegno; sicchè da costui si inizierebbe pel Manzoni l'eredità atavica-geniale... ed erotica (Vedi albero genealogico, 79ª pagina). Quanto al Carlo, il suo presunto padre, secondo alcuni era buon poeta e forte pensatore, e degno allievo di Parini; secondo altri non aveva il genio nè il cuore del padre, faceva pessimi versi e, quel che è peggio, giocava d'azzardo e un giorno arrischiovvi tutta la sua tenuta di Cavallasca; impulsivo, gettò, fra gli insulti più ignobili, un grappolo d'uva in faccia al Baretti.
Ma l'eredità poetica di Manzoni si spiegherebbe meglio, dati questi fatti, con un'altra radice, avendo il presunto suo nonno Giuseppe Imbonati sposato una Francesca Bicetti, celebre poetessa dei suoi tempi, sorella ad un Bicetti dei Buttinoni, notissimo per poemi e per opere mediche, e per avere primo fra noi introdotto la cura del vaiuolo cogl'innesti.
La eredità poetica mista ad una pazzesca, in linea non diretta ma parallela, si trasfonde ancora in un altro ramo, perchè una sorella Marianna del Conte Carlo Imbonati, si sposò ad un Francesco Carcano, bizzarro nobile milanese, messo in canzone come fanatico per le muse dal Goldoni; da cui nacquero Giuseppe Carcano, che pure bizzarro sciupò un patrimonio ad erigere un teatro, e Vincenzo padre all'illustre poeta Giulio. Notisi che in molti altri affini ai Carcano, ch'io conobbi, si son notate spesso genialità insieme e bizzarrie e quelle fobie del dubbio, così spiccate in Manzoni: una, per esempio, di cui ebbi speciale conoscenza, rupofoba all'estremo grado, si bagnava cento volte al giorno; un'altra vedeva veleno dappertutto; un terzo, amico mio, coltissimo del resto, non può accostarsi alle vetrine per paura di romperle ed ha la singolarissima fobia d'esitare a ricevere il denaro dovutogli.
Queste singolari fobie che arieggiano tanto a quelle del Manzoni, e la grande somiglianza nella fisonomia dei Carcano al Manzoni, confermerebbero, parmi assai bene, sebben indirettamente, la ipotesi della consanguineità degl'Imbonati col grande poeta.
Capitolo IV. Applicazioni letterarie.
Chi credesse un inutile passatempo erudito questa ricerca dell'anomalie psichiche del Manzoni, se ne dissuaderà subito quando pensi che essa illumina molta parte della sua opera letteraria e filosofica: la improvvisa e temporanea decadenza all'epoca degl'inni sacri e la loro origine, la contraddizione filosofica di metà della sua vita, i frequenti bisticci, i paradossi così discordanti col fine buon senso che domina in tutti i suoi libri; essa ci dà anche la chiave di certe note che vi predominano: la strana frequenza, in ispecie, delle allusioni a quella che fu uno dei sentimenti più intensi in lui — la paura.
Il Puccini (Il romanzo psicologico, 1856) ed il Graf nel mirabile studio Foscolo, Manzoni, e Leopardi, 1898, ebbero a dire che un esempio delle sue smanie paurose "lo lasciò egli stesso nei Promessi Sposi, quando descrisse lo spavento di Renzo, solo, nel bosco..., le ansie di Lucia..., il terrore dello stesso Innominato e di Don Abbondio." E l'eruditissimo Bellezza, che nella citata opera ne dà sette pagine intere di prove, ricorda non esservi vizio o virtù, passione o sentimento che abbia parte più larga o più importante nell'opera manzoniana, della paura: non essere quasi personaggio nel romanzo, che non ne sia preso, un momento o l'altro (op. cit.).
Sfuggito all'unghie della giustizia, Renzo si sente addosso "quella paura di dar sospetto cresciuta allora oltremodo, e fatta tiranna di tutti i suoi pensieri". S'inoltra poi nel bosco "pieno di fantasie, di brutte apprensioni", che diventano ben presto "terrore"; e nell'altra sua gita a Milano un monatto gli grida: "hai avuto una bella paura" (Bellezza).