"Studiate, leggete, ammirate e fate ammirare ai giovani il bello ove si trova; ma lasciate agli altri di indagare e affermare un altro gran bello: il vero."

LA PAZZIA ED IL GENIO DI CRISTOFORO COLOMBO[4]

(Con una tavola)

È cosa notissima che i contemporanei di Colombo (ripeto le parole del miglior suo storiografo, il De Lollis), tanto i dotti che gl'ignoranti, non s'erano potuto rendere una chiara ragione del modo con cui egli era giunto alla grande scoperta. Né meglio vi approdarono i posteri per quante indagini vi accumulassero; sicché giustamente Correnti (Discorso su Colombo, Milano 1863) sentenziava: che né la storia né la filosofia valsero finora a risolvere degnamente quel quesito.

Né anche ora vi si riuscirebbe, senza l'aiuto della psichiatria; — il che credo poter qui dimostrare. Vediamola in opera:


Cristoforo Colombo nacque da un lanaiuolo, non solo povero, ma inquieto e intrigante che, a quanto pare da documenti ora usciti alla luce (Vita di Cristoforo Colombo, di Cesare De Lollis, 1895), era una specie d'affarista, se non un completo imbroglione.

Contro il costume dei buoni operai d'ogni tempo e paese, specialmente della Liguria, tenaci nel lavoro ed amanti della quiete e della stabilità, egli girava continuamente, vendendo e comprando terreni, locando talvolta al venditore il podere comprato, e terminando qualche volta con non pagare i creditori e lasciarsi strappare a pezzi e bocconi la dote che doveva alla propria moglie.

Il figlio suo, il grande Colombo, da giovane non dimostrò nulla di geniale: era, anch'egli, lanaiuolo, anch'egli commerciante in piccolo, e poco fortunato, di vini e formaggi.

Nel 1470, a 24 anni circa, si fece capitano di una nave mercantile che trasportava vini; più tardi, pare, pirata; né potè attendere (checché si pretenda da male informati biografi) ad altri studi che a quelli a cui poteva accedere un povero operaio di quei tempi nelle scuole popolari di Genova o di Savona, certo inferiori alle moderne, che pure valgono sì poco. Navigò molto; ed apprese mirabilmente la tecnica marinaresca; sbarcato in Portogallo, dopo un naufragio, v'intese discorrere, con molta precisione di dati, da un Fiorentino, del progetto del Toscanelli, già noto alla Corte portoghese, di raggiungere per la via di mare, e movendo da ponente, quelle terre d'Asia alle quali i Portoghesi ostinatamente cercavano un passaggio lungo la costa occidentale d'Africa; si entusiasmò del progetto, scartato da quel Governo per gli errori di cui era infarcito e si mise in comunicazione (dandosi, si badi bene, per Portoghese) col suo autore, Paolo Toscanelli, fiorentino.