È curiosissimo, sopratutto, e da nessuno mai finora avvertito, il fatto ricordato dal Patrizi[55] che il Leopardi in quei giorni in cui dicevasi perseguitato dai suoi concittadini ne era invece onorato, certo come viventi non furono mai nel nostro paese, così fiero odiatore degli ingegni ed ammiratore dei mediocri.

Nel 1882, una epigrafe stampata e pubblicata nel Teatro di Recanati, durante la rappresentazione d'un lavoro del padre, chiamavalo "padre famoso di celebre figlio"; eppure in una lettera di Giacomo del giugno 1821 al Origlienti, è scritto: Io sto qui deriso, sputacchiato, preso a calci da tutti, menando l'intera vita in una stanza, in maniera che, se ci penso, mi fa raccapricciare. E tuttavia mi avvezzo a ridere e ci riesco. E nessuno trionferà di me finchè non potrà spargermi per la campagna e divertirsi a far volare la mia cenere in aria. Così informava un amico, che ogni ora "gli pareva mill'anni di scappar via da quella porca città, dove non sapeva se gli uomini erano più asini o birbanti". "Ora il solo documento" osserva il Patrizi, "non fantastico, non leggendario, delle ingiurie patite in quel tempo da Giacomo, è un sonetto, che, salutando il ritorno di lui in patria, lo diceva "Genio sublime". Nell'autunno del 1829 egli flagella i Recanatesi nelle "Ricordanze....", e nell'ottobre dell'anno avanti; egli avea ricevuto in casa l'omaggio di vecchi e modesti rappresentanti della coltura paesana; e per la via, le riverenze in massa dei giovanetti studiosi; nel marzo del 1831, con unanime acclamazione, veniva prescelto a Deputato del Distretto per l'Assemblea Nazionale, "atteso il corredo dei tanti lumi e le già sperimentate prove di eroismo". "Nè, chi ben rifletta, segue Patrizi, la cosa poteva andare diversamente, anche per la soggezione e la simpatia che doveva ispirare il figlio del conte Monaldo-Leopardi-Confalonieri (titolare delle più alte pubbliche cariche....)" in una piccola città, dove, anche ora, "i più vengono al mondo, starei per dire, coll'istinto della sudditanza e della paura di fronte alle Autorità e ai ricchi di vecchio e recente sangue".

Ed aggiunge che "paure di persecuzione da parte dei concittadini inquietarono anche Carlo e Paolina; e qualche altro della famiglia non fu salvo da quel segno di nervoso disquilibrio; Leopardi temeva, a Napoli, di aver che fare a ogni passo coi ladri; ed una volta (per una "strana allucinazione" dice il Ranieri) sostenne di essere stato derubato.

È noto che già dall'esame delle liriche fu il Sergi[56] indotto a concludere di un esagerato predominio dell'elemento subbiettivo nelle sue opere poetiche e la povertà della rappresentazione della natura, che è quasi sempre notturna o al tramonto, e la monotonia dei sentimenti (nullità dell'universo della vita; tedio, giovinezza perduta, amore insoddisfatto), ne sono le prove.

Volendo poi dimostrare che il dolore del Leopardi è puramente individuale, non universale, analizza i canti del dolore, concludendo, che il Leopardi attribuiva agli altri i dolori che egli provava per le peculiari sue condizioni, mentre l'arte si mantiene uniforme nei sentimenti e nelle immagini pallide e scure, il che non vuol dire che sia inefficace, perchè il lettore aggiunge facilmente ciò che manca alla poesia. Insomma, il carattere della lirica del Leopardi fu un prodotto della sua degenerazione fisica e psicologica con nessuna influenza delle idee del secolo, sicchè la infelicità del Leopardi, come uomo, fu causa della sua gloria come poeta. Ora chi non vede che così il Sergi ci dimostrava quanto l'analisi antropologica possa giovare anche all'ermeneutica letteraria?

Ora un sistematico nostro avversario, il Paolo Bellezza (Della forma superlativa presso il Leopardi, "Giornale storico della Lett. Ital., XXXIII, pag. 73-105") scovava un altro carattere letterario, diremo degenerativo, nelle sue opere: quello di esagerare come il Tasso nella forma superlativa, sicchè annoveransi 251 superlativi in circa 55 pagine delle Prose, non tenendo calcolo dei frequentissimi superlativi di significato, come immenso, infinito, usati spesso per grande e numeroso. Il che proviene dalla sua smania d'esagerare in ogni ordine di idee e di fatti: e se (scrive il Bellezza) ne volessimo trovare la prima origine... ricorderemo che fra le stimmate fisiologiche e psichiche degli uomini di genio e più particolarmente dei pessimisti, vi è quella d'esagerare.

FINE.

[ INDICE]

Prefazione [Pag. III]
La pazzia ed il genio di Cristoforo Colombo, con una tavola, [1]
Caratteri antropologici [5]
Grafologia [6]
Stile pazzesco [7]
Ignoranza [11]
Senso morale. — Crudeltà [20]
Menzogne [23]
Delirio [24]
[Tavola I.] Autografi di Colombo.
Manzoni, con 3 tavole [41]
L'uomo. — Capitolo I. — Esame somatico e biologico [43]
Doppia personalità [45]
Scrittura [ivi]
Balbuzie [47]
Assenze epilettoidi [48]
Capitolo II. — Esame psicologico [51]
Amnesie [ivi]
Paure [54]
Paradossi [ivi]
Abulia [56]
Senso pratico [59]
Affettività [60]
Precocità [ivi]
Contraddizione. Bigottismo [61]
Capitolo III. — Eredità morbosa [73]
Manzoni [75]
Giulia [ivi]
Capitolo IV. — Applicazioni letterarie [81]
Bisticci [88]
Tav. [II.] [III.] e [IV.] Autografi di Manzoni.
Swedenborg [91]
Genialità [99]
Cardano [101]
Capitolo I. — Eredità morbosa [103]
Capitolo II. — Cardano [105]
Pazzia morale [ivi]
Paranoia persecutiva ed ambiziosa [107]
Capitolo III. — Genialità [119]
Genialità [ivi]
Petrarca [123]
Melanconia [125]
Epilessia ambulatoria [128]
Bugia [129]
Contraddizione [ivi]
Erotismo eccessivo [132]
Influenza meteorica [133]
Vanità [134]
Poca affettività [136]
Epilessia psichica [137]
Genialità [139]
Pascal [141]
Capitolo I. — Eredità [143]
Rami collaterali [144]
Capitolo II. — Pascal [147]
Franc. Domenico Guerrazzi [155]
Capitolo I. — Eredità [157]
Capitolo II. — F. D. Guerrazzi [175]
Precocità [176]
Cause: debolezza congenita, malattie, dolori morali, soverchio lavoro intellettuale [179]
Esaurimento [182]
Delirio melanconico [183]
Misticismo [185]
Allucinazioni [186]
Delirio di grandezza e di persecuzione [187]
Bizzarrie [190]
Impulsività e contraddizioni [193]
Delirio [195]
Nevrosi. — Epilessia [196]
Riflessi del carattere nello stile e nelle opere [199]
Verlaine [203]
Schopenhauer e Goethe [209]
Schopenhauer [211]
Goethe [217]
Tolstoi [221]
Appendice [233]
Alessandro — Cambise — G. Agnesi — Strindberg — Wagner — Goldoni — Maisonneuve — Rousseau [235]
Alessandro Magno [ivi]
Cambise [236]
Gaetana Agnesi [238]
Strindberg [240]
Riccardo Wagner [ivi]
Goldoni [243]
Maisonneuve [244]
Rousseau [245]
Savonarola [247]
Augusto Comte [256]
Leopardi [260]