La vita media di primi ministri è di 77 anni; però 4 giovani: Parnell 45, Cavour 51, Gambetta 44, Manin 51.

La regola è la longevità, ma con notevoli eccezioni per alcuni, morti precocissimi.

E nei genî troviamo da una parte un'attività psichica esagerata fino alla più tarda età (Humboldt a 80, Goëthe a 81 anni scrisse il Faust, così Verdi, Linneo e Bismarck); dall'altra Beccarla, che cessa ogni lavoro a 32 anni, ecc. E molti lasciano lavori incompleti, come pure Leonardo da Vinci per lentezza nel comporle.

E mentre la precocità è il carattere generale del genio, non mancano le genialità tarde (Alfieri, Wren, Flaubert, Klaorott).


7. Odio e amore per la musica nel genio. — Se noi studiamo la bellissima monografia del Cuningham Moffet (Music, gennaio 1900), vediamo che la maggior parte dei grandi pensatori, specialmente storici, filosofi ed anche letterati, aveva un vero orrore per la musica.

André Lang osservò che il maggior numero dei poeti e letterati odiava la musica. Johnson, Catterina II e V. Hugo la dicevano "il meno spiacevole dei rumori". Lang confessa che può sentire una cantata solo se le parole sono belle, ma non esiste per lui peggior musica della nuova: "È la sola arte che vi s'impone per forza, perchè non potete sfuggire i suoni come potreste sfuggire la pittura; il vantaggio unico per noi è che la musica cattiva non ci fa soffrire".

Anche Grant odiò la musica; obbligato di sentirne a Parigi, considerò quell'ora come la più triste della sua vita.

Napoleone preferiva la musica più stupida: Malboroug s'en va en guerre, e diceva che la musica gli tormentava i nervi; e così Napoleone III, Zola, Gambetta e Goncourt, che arricciavano il naso quando vedevano aprire il piano.

Stook non conosceva altra musica che il God save the Queen; Macaulay, parlando di un pranzo a Corte: "La musica copriva la conversazione con i suoi accordi sonori, fra cui il canto: The combat", ed il nipote aggiungeva che "questo era il solo caso in cui abbia distinto un'aria da un'altra".