Così: senza la miseria non avremmo avuti i romanzi di George Sand e della Becher-Stowe, nè le commedie di Goldoni.

Non rare volte, è vero, parve l'occasione aver dato luogo allo sviluppo del genio.

Così, per un rimprovero che Muzio Scevola fece a Servio Sulpizio di ignorare le leggi del proprio paese, somma vergogna per un oratore e per un patrizio, quest'ultimo divenne un grande giureconsulto.

Spesso i tagliatori di pietre, da lavoranti nelle cave intorno a Firenze, sin dai più felici tempi della Repubblica riuscivano scultori di vive figure, quali Mino da Fiesole, Desiderio da Settignano e il Cronaca. E Giovanni Brown, scalpellino, datosi a studiare i fossili delle pietre che picchiava, riuscì uno de' più grandi geologi.

Andrea Del Castagno, stando a guardia degli armenti nel Mugello, rifugiatosi un giorno, dal diluviar della pioggia, entro una cappelletta ove un imbianchino stava scombiccherando una Madonna, si sentì attratto ad imitarlo; cominciò col carbone a disegnare figure dappertutto e si acquistò fama tra i paesani; messo poi a studiare da Bernardino de' Medici, riuscì pittore insigne; e Vespasiano da Bisticci, libraio o cartolaio a Firenze, dovendo pel suo negozio maneggiare molti libri e aver da fare con uomini di lettere, divenne letterato egli stesso.

Ma la storia dei genî è più ricca di circostanze contrarie che di favorevoli, come in Boileau, Lesage, Cartesio, Racine, La Fontaine, Goldoni, costretti a soffocare la musa sotto la toga pesante di Temi o, peggio, sotto la stola del prete. Metastasio fu sarto, Socrate scalpellino.

I parenti di Poisson volevano farne un chirurgo, quelli di Bochax un prete, quelli di Lalande e di Lacordaire degli avvocati. Vauclin era un contadino, Herschell un suonatore ambulante. Per Cellini tutto era disposto perchè divenisse suonatore di flauto e non scultore. E Michelangelo, secondo i parenti, doveva divenire un sapiente, un classico, mai, come diceva il padre, uno scarabocchiatore d'immagini; e quando un grande scultore vide le inclinazioni e i primi tentativi del giovane, ed esortò il padre a metterlo nel suo studio, questi per acconsentirvi si fece pagare da lui una somma che aumentava di anno in anno.

Berlioz (Memorie) era figlio d'un medico geniale che aveva fatti lavori molto importanti sull'agopuntura e, sperando di avere in lui un successore, l'aveva educato a questo scopo e l'aveva indotto a sorpassare le prime ripugnanze della sala anatomica, dove gli aveva aperte le più care amicizie coi cultori di questa scienza (Gall, Amussat, ecc.); a diciasette anni, non appena sentì le Danaidi di Salieri, abbandonò tutto, per divenire maestro compositore.

Galileo ebbe una lunga serie di antenati filosofi, magistrati, pensatori, che rimontano fino al 1538[7]. Anche il padre Vincenzo, oltre l'attitudine alla musica, in cui era originalissimo, ebbe attitudini alla geometria e alla mercatura, ed il figlio Benedetto, fratello di Galileo, era pure rinomatissimo nella musica, la quale, con occhio naturalistico, era stata insegnata ai due figliuoli; ma evidentemente questa eredità non ebbe una influenza diretta, e poca, anzi nulla, vi ebbe l'educazione, che in quei tempi portava alla retorica ed al classicismo, così che — attesta il Nelli — "in quei tempi in Toscana solo i padri Scolopi tenevano scuola di geometria e di matematica, non apprezzandovisi allora che gii Umanisti; e nemmeno gli giovarono gli studi medici, allora tutto affatto teorici e senza alcun rapporto con l'esperimentazione".

Budda, Cristo e Comte ebbero un ambiente sì sfavorevole, che le loro dottrine si propagarono solo fuori del loro paese d'origine.