— Nonsignora, è asino. — ribadì il contadino.

— È un uomo. — ripetei io, e, dopo di aver disposto le ossa in modo che apparisse lo scheletro, — lo vedi? — gli dissi. Egli allora divenne serio, si fece il segno della croce, e se ne andò lentamente, borbottando: — È robba de briganti.

***

Nel pomeriggio torniamo a Vallepietra, per dormire; e al primo schiarire del giorno, seguendo il corso del Simbrivio scendiamo a Cominacchio, ove il fiumicello irrequieto confonde le sue acque sonore con quelle dell'Aniene. Ivi all'ombra amica di una selvetta di arboscelli accanto a un vecchio ponte medioevale divoriamo la colazione; quindi riprendiamo il cammino e, costeggiando sempre il fiume veloce, dopo di esserci arrampicati sui fianchi dirupati di un monte, sul cui vertice illuminato dal sole ridevano nel cielo sereno le casette di Jenne, per visitarvi una caverna paurosa che porta il nome di Grotta dell'Inferniglio, e dopo di aver percorso una lunga valle formata dalle pendici del Livata e da quelle del monte Carpineto, così chiamato, credo, perchè le sue balze scoscese son tutte rivestite da grandiosi boschi di carpini, perveniamo dinanzi a una parete di rocce, in cima alla quale, dietro ai rami contorti di annose piante di ulivi e presso a un bosco di lecci secolari, vediamo risplendere da lontano i vetri delle finestre innumerevoli del superbo monastero di Santa Scolastica.

Eravamo fermi a contemplare il paesaggio maraviglioso rallegrato dal crosciare dell'Aniene fuggente di balza in balza fra quei greppi ove su le rovine della villa di Nerone nacque, diffondendosi poi prodigiosamente nel mondo, l'ordine monastico occidentale, e, risalendo col pensiero il corso lungo dei secoli, cercavamo su le sponde verdi del fiume famoso le ombre gigantesche degli imperatori e dei santi, dei papi e degli abati, dei cardinali e dei guerrieri; quando una vecchia cenciosa con un fascio di strame sopra le spalle ossute, sbucando all'improvviso da un viottolo incorniciato da due siepi spinose, ci venne incontro, e appena si accorse che noi, seguendo il costume di coloro che ritornano dal santuario della Trinità, avevamo i cappelli ornati da mazzetti di fiori di carta e da qualche immagine sacra, ci chiese se potevamo darle notizie di un grandissimo miracolo operato dalla Santissima Ternitane su una giovane posseduta dal demonio. Sorpresi dalla dimanda della vecchia noi non sapemmo che cosa rispondere; e allora essa, mentre la guardavamo sorridendo, prese a narrarcelo lei il grandissimo miracolo, e, poi che ce ne ebbe descritte tutte le fasi con una ricchezza di particolari veramente sorprendente, chiuse il racconto con queste precise parole: — Vòi v'avete da pensà' che quanno gliu prete l'ha benedetta, alla povera figlia c'è ascito dagliu cuorpo 'nu pesce longo tanto co' la testa d'animale!

— Ma, dimmi un po', tu ci sei stata al santuario della Trinità? — le chiesi.

Nonsignora.

— E allora tutte queste cose come le sai?

Le so perchè me l'ha ditte un'amica mia ch'è revenuta mo. — mi rispose subito la vecchia con la voce ferma, guardandomi negli occhi; e, agitate in fretta le mani scarne in segno di saluto, traversò la strada ed entrò in un sentiero, ove dopo qualche passo si fermò, si volse e con quanto fiato aveva in corpo gridò: — Evviva la Santissima Ternitane!

— Evviva! — le rispondemmo tutti noi ad una voce; e quando curva sotto il peso dello strame la vedemmo alfine scomparire fra le rocce sulle quali s'allungavano le ombre azzurre degli ulivi dorati dal sole cadente, riprendemmo il cammino, e accompagnati dal suono continuo di una campana che veniva dal monastero di San Benedetto, poco dopo eravamo a Subiaco.