Enrico gli raccontò tutto sinceramente.

—Ma chi è costui che va da lei di notte?—domandò il Sappia con finta indifferenza.—Il portinaio ti ha detto chi sia?

—Sì—rispose Enrico—è lo scultore.

—Lo scultore?

—Aldo Rubieri!

Il marchese tirò dai precordi un gran fiato; egli intanto si sentì sollevato da un bel peso. La tempesta che vedeva scatenarsi sul proprio capo, si scioglieva in sereno per andar a devastare il campo del vicino. E il primissimo moto del suo egoismo fu di lietezza.

Ma il secondo, repentissimo, nel suo animo fu di sorpresa e di rabbia. L'amor proprio pigliò tosto il sopravvento. Così subitaneo, a dir vero, che si confuse col primo e gli fece sclamare con accento sincero:

—Dici vero? Aldo Rubieri? Ah, canaglia! Non lo sapevo!

Enrico scambiò l'interesse, che la voce, lo sguardo e il gesto del marchese gli dimostravano come una commiserazione per la propria sventura, e rispose ingenuamente:

—Ti pare? Tu che sai tutto di me; dimmi che nome merita Nanà? Dillo che nome merita quella donna infame?