Nanà riceveva in casa gli amici ai venerdì; quel giorno era appunto di venerdì, Enrico decise di non lasciarsi vedere. Gli seccava di mostrarsi presso di lei in faccia a Rubieri, a Sappia, a Marliani, a Salis, a Bianconi, che forse sapevano del suo attaccamento per Nanà, e avrebbero indovinato il suo spasimo. Egli era furente contro Aldo Rubieri e gli dava in cuor suo del traditore, dell'ipocrita e del paltoniere. Giurava non volerlo più salutare.
Quella sera da Nanà c'era un dramma nell'aria.
Nanà era sdraiata nel suo seggiolone e guardava spesso alle lancette del pendolo. Erano già le dieci ed Enrico non era comparso ancora. Già due o tre volte Marliani e Sappia le avevano notato questo ritardo. C'erano quella sera dalla Nanà oltre i due nominati, la signora Fanny, la padrona di casa, la Luisa, Bonaventuri e Cantis. I Francesi erano partiti da Milano. Marliani s'era seduto accanto a Nanà e le parlava sottovoce. Essa non lo udiva; pensava al conte.
—Mi risponderai una volta?—disse alla fine il giovine molto duramente.
Nanà ne fu scossa e si rizzò sulla vita. Guardò Marliani come donna che si desti da un sogno e:
—Fiche moi la paix!—gli disse; e tornò a sdraiarsi.
—Ascolta Nanà—proseguì Marliani sottovoce.—Così non la può andare. O tu mi dici che il conte non è nulla per te ed io ti credo, guarda, sulla parola e ti domando perdono delle insolenze che ti dissi ieri; o tu persisti a trattarmi così, e allora io ti ripeto che sei la più infame delle sgualdrine che io abbia conosciuto, e ti giuro che la prima volta che lo trovo, lo provoco e mi batto con lui all'ultimo sangue; ma prima gli dico il bel mestiere che facevi a Parigi… bada.
—Oh?—sclamò Nanà; e scoppiò in una risata, perchè gli altri non s'accorgessero che la tempesta ruggiva. Ma poi pensò che bisognava tener buono il Marliani e riprese:—Tu sei troppo gentiluomo per fare una simile vigliaccheria.
—Bada Nanà a non scherzare col fuoco. Tu non sai quello che mi fai soffrire. Non farti insultare daccapo.
—Ma crè nom de… che siano proprio tutti continuamente uguali questi signori uomini?—sclamò Nanà quasi parlando a sè stessa.—Io credevo venendo in Italia di trovare tutt'altra cosa di quello che avevo trovato a Parigi…. M'accorgo che alla lunga valevano ancora meglio i miei compatrioti!