* * * * *

—Sono venuto io stesso—diss'egli a Rubieri, che si scusava di riceverlo in abito da lavoro—sono venuto io stesso a darle una buona notizia. Ella è nominato assessore, e io sono certo che ella accetterà.

—Oh!—sclamò il Rubieri, fingendo una grande sorpresa.—Non si potrebbe dispensarmi?

—No, no, tutti lo desiderano—rispose il sindaco.—C'è bisogno d'un artista in Consiglio.

—La avverto caro signor sindaco che io sono corpisantino e che mi metterò nell'opposizione.

—Non lo credo! Io non gliene darò mai l'appiglio. Io conosco il di lei criterio abbastanza, per sapere che invece noi andremo perfettamente d'accordo.

—Se lei mi parla così a me tocca d'accettare—disse Aldo al sindaco stringendogli la mano.

—Bravo! Così mi piace, senza tante smorfie. Del resto—soggiunse tosto—io non credo che lei avrebbe ugualmente la possibilità di farmi l'opposizione ancorchè si mettesse colla montagna. Io sono proprio stanco, e non per convenzionalismo, come si usa ormai di dirlo da tutti gli uomini, ma stanco di buono e vedrei di buon occhio un successore. Provino, provino quanto sia facile far il sindaco di Milano!

Il dialogo tra il sindaco e Rubieri andò per le lunghe e divagò poi in cento argomenti.

Ma noi crediamo di far bene ad arrestarci avendo riferito di esso quello che importa alla nostra storia.