Ma lasciamolo stare; che degli amanti infelici è come dei maestri di cappella fischiati, o de' generali battuti, che quanto meno se ne parla, tanto meglio è. E seguiamo invece per le vie di Siviglia l'allegra brigata delle giovani, che girando e rigirando, e dando coi canti e coi suoni non dubbi cenni della via percorsa, finalmente riescirono a quello a che tendeva la conduttrice; a chiamar l'attenzione e in breve poi la presenza di Don Luis. Furono all'accostarsi di lui sospesi un momento suoni e canti ed anche il ridere e conversare; come succede ogni volta che s'aggiugne alla brigata una persona straniera e superiore. Ma Don Luis era di quelli, che in breve ora si fanno famigliari con tutti, e in pochi istanti non che restituire, accrescono l'allegria di qualunque più allegra brigata. Insomma Don Luis era un giovane signore, che avendo avuto dal cielo tutte le più belle qualità del corpo e dell'animo e della fortuna, ma non essendo stato allevato a usarle in nulla di buono, le usava a ciò che il tempo, il paese e l'ozio gl'insegnavano, cioè a divertirsi; e aciò riusciva più che uomo non che di Siviglia o de' quattro regni d'Andalusia, ma di tutta Spagna o del mondo. Solo, senza parenti, egli aveva palazzi, egli ville, gran servitori, tiri di mule e cavalli da sella senza fine; egli cacciava un dì e banchettava l'altro, e talora anch'egli combatteva i tori, e dava festini e balli e villeggiature, ed aveva poi quadri e libri e facea versi benino, e riceveva forestieri ed esercitava nobilmente l'ospitalità; mostrando così ogni buona qualità compatibile colla educazione avuta, e colla scapataggine che ne era seguita. Aggiuntosi egli dunque alla brigata, raddoppiarono in breve i piacevoli discorsi e i canti, prima nelle vie, e in breve poi tornando alla casa e nel fresco cortile di Donna Ramona. Dove fatti venire da Don Luis alcuni sonatori che ei teneva sempre all'uopo in casa, e confetti, e gelati, e bevande, così in festa si passò tutta la notte. E allora la perfida Marichita, la quale poco innanzi aveva al suo primo amatore negata [pg!134] una sola canzone, allora si diè ella a cantare e ballare in modo da innamorare non solamente Don Luis, sempre ed or più particolarmente disposto a ciò, ma qualunque più fredda e più grave persona fosse là per sua disgrazia capitata. Cantò tiranas, boleri, seguidiglie, caciuccie, con quella grazia e quel brio che vi sa mettere ogni donna e peggio una Spagnuola, e più che mai una Andalusa, anzi una Gitanuccia, quando vuol far la musica tramezzatrice d'amore; poi, mentre Don Luis quasi fuor di sè andava facendone le lodi alla mamma, ella inavvertita uscì dal cortile, e in brevissimo tempo rientrò con un nuovo abbigliamento che s'usa apposta per li balli spagnuoli ed è per la forma quella medesima baschigna portata nelle vie: ma non più nera: è allora color di rosa o celeste o di qualunque altro gaio colore, e s'adorna di trine e frange d'oro a più file, che non c'è più bel vedere. E così cominciò col rapito Don Luis un fandango, e poi da sola una caciuccia, che è un ballo che chi ha veduto la tarantella n'ha veduto appena un cenno ed un'ombra, secondo che narrava l'ufficiale, il quale ne faceva una descrizione, che io assolutamente non ve la voglio fare. E dicovi in una parola che albeggiava quando finì la festa, e Don Luis che non credeva poter dormire quel mattino fu a tuffarsi prima nel Guadalquivir e poi a correr per li campi su un allegrissimo e meraviglioso suo cavallo, il più bello della famosa razza della Certosa di Xeres. E intanto raccoglievasi al letticciuolo la vergine non innocente; nè dormiva pur ella, o si compiacesse nel pensiero del primo tradimento, o le rimordesse quello del primo amore.

I giorni che seguirono s'assomigliarono a quella notte. Or si pranzava in casa a Don Luis; or si merendava o si cenava in casa a Donna Ramona; or si facevano passeggi e serenate per le vie e sul Guadalquivir, di giorno e di notte; e sempre si cantava e ballava e rideva; e Don Luis sempre si trovava allato a Marichita, per quella sguaiata compiacenza che in Ispagna e in Italia si usa verso gl'innamorati, con danno d'ogni creanza, d'ogni buon costume, e perfino dei troppo facili piaceri. E il vero è che non pur la brigata o le brigate riunite di Donna Ramona e di Don Luis, [pg!135] ma tutta Siviglia oramai era conscia di quegli amori. Parlavasene come potete pensare in varii modi; e certo più male che bene. Il frate amico di Donna Ramona andò a discorrerne con lei stessa facendole intendere, badasse bene alla virtù di sua figliuola ed al suo proprio interesse; non era probabile, un così gran signore come Don Luis volesse sposar Marichita, e se non era per isposarla.... Ma Donna Ramona interrompeva i consigli e i consiglieri, sclamando: — non sapeva ella, perchè supponessero Don Luis con sì cattive intenzioni, o sua figliuola indegna di un grande di Spagna, o chicchessia. — E qui citava le comedie e i romanzi, ed anche alcuni esempi attuali, su quali fondavansi le sue speranze.

Marichita lasciata a sè stessa avrebbe forse avuto più senno. Ma in fatto di senno noi altri vecchi diciamo così sovente a' giovani che n'abbiamo più di essi, e che ci lascino fare, che ei sono scusabili se se ne rimettono a noi, e si esentano d'averne per sè. Ma nè in giovani, nè in vecchi non è scusabile il mancar di buon cuore, e il maggior mancamento di tal sorta è l'incostanza in amore. E badate, io non parlo dell'incostanza unita coll'infedeltà tra sposi o promessi; che le leggi divine ed umane ne parlano e l'hanno chiamato delitto. Ma quell'altra incostanza più leggieri di appiccicare il fuoco del proprio amore ad altrui, e farnelo ardere tutto, e poi spegnerlo in sè o rinnegarlo, benchè non sia posta fra i peccati gravi, dico che è pur gravissimo per le conseguenze. E so che vogliono alcuni sia più danno contro a una fanciulla; perchè dicono che, avendo meno distrazioni e meno facilità a rifar un altro amore, ella s'accora più facilmente; e sovente n'ammala e langue e talor muore. Ma perchè peggio che morbo o morte sono i delitti che troppo sovente vengono dal disperarsi un giovane innamorato e tradito, io dico che è peggio disperar questo, che far languire ed anche morire una fanciulla. Nel caso presente gli è vero che Perico incominciò non come uomo e giovane a disperarsi: ma, non altrimenti che se donna o tenero fanciullo stato fosse, a languire. Quella prima notte da me descritta, il povero Perico, come potete pensare non andò [pg!136] a dormire; ma prima seguì da lungi la brigata nei suoi diporti, e poi tornò, e due o tre volte si fermò allo scuro rimpetto al cancello, onde non veduto vedeva quanto era o si faceva addentro. Più volte fu per entrare come un forsennato, e co' rimprocci, od anche colla sola presenza turbar i perfidi piaceri della traditrice. Più volte fu per avventarsi contro al fortunato rivale. Più volte all'incontro compose il suo volto e gli atti a dolcezza, e volle, entrare a prender sua parte della festa; e volle persuadersi che fosse tutta imaginazione propria quanto da alcuni giorni avea veduto, e quella sera peggio che mai, contrario al suo amore. Ma appressandosi al cancello, or vedeva Marichita sorridere al nuovo amatore o ballar con esso; or la udiva cantare con un'espressione, ch'ei ben conosceva, nè dubitava più del tradimento. Fuggivano allora sue risoluzioni di pace; e sentendosi gonfiare il petto, e batter precipitoso il cuore, ed infiammarsi il volto, e girare il capo, gli rimaneva tanto senno solamente da trattenersi da far una scena, e avendo talor già la mano alla spranga del cancello ritraevasi come un'ombra che sparisse nell'oscurità. Una volta, avendolo già aperto a mezzo, il buttò sì forte chiudendolo, che ne rimbombò il cortile, e tutti si rivolsero; ma non vedendo nulla, credettero fosse il vento o che so io, salvo una a cui balzò il cuore, riconoscendo bene l'atto dispettoso del tradito amatore.

Cinque o sei giorni dopo, una sera che o per riposarsi o perchè era sabbato, e quel giorno s'osserva in Ispagna come in Italia il venerdì, non vi erano stati canti nè balli, e le donne erano ite a letto più per tempo; Perico, che non era capitato in casa loro più mai, deliberò aver pure una spiegazione con Marichita. Tolto un largo cappello, e la cappa o mantello, che là si porta, benchè più leggeri, di state come di verno, ed avviluppatovisi addentro, verso la mezzanotte quando rimasero solitarie le vie, provò ad ire sotto la finestra di Marichita, come più volte era andato già. È usanza là di qualunque innamorato ir così all'inferriate della casa della sua bella; e questa scende e vien dietro, e parlano e stanno insieme lunga ora: nè è tenuto per atto disonesto, se non quanto sia meno onesto l'amore. Avea [pg!137] Perico un segno accordato colla bella che era canticchiar la prima strofa di una sua favorita canzonetta detta il Polo del contrabbandiero, ed interrompendosi ad un tratto batter le mani tre volte poi. Nè per immersa che fosse in profondo sonno la fanciulla, era succeduto mai che, rinnovato al più una volta il segno, ella non l'avesse udito, e non avesse in breve l'impazienza di lui soddisfatta, comparendo desiderata dietro le sbarre. Ma ora troppo mutata era ella; e dormisse sognando del novello amore, o svegliata udisse ma temesse i rimprocci, o ad ogni modo fosse deliberata rompere con Perico; tre volte e quattro e sei passò questi e ripassò inutilmente, e diè i segni, e ultimamente anche un grido di furore. Invano fu ogni cosa. Chiusa inesorabilmente mirò gran tempo la finestra, nè gli rimase altra alternativa che o far uno scandalo che il sapesse tutta la città, o tornarsene addietro più che mai umiliato, beffato e disperato. Ed ebbe pur anche questa volta pazienza. Dico che l'ebbe in quanto al non far pubblicità; che del resto, rivolgendo l'ira contro a sè, mordeva sue dita, e battevasi il capo e faceva gesti da spiritato; che incontrato a quell'ora da alcuni sereni, che son quelli che van gridando nelle vie il tempo che fa, e facendo da polizia notturna, gli furono addosso e gli volser le lanterne negli occhi per prenderlo, credendolo qualche fuggito da' pazzarelli; se non che, uno di coloro, oltre al suo mestiere notturno, avendo nel giorno qualche ufficio nella piazza de' tori, conosceva molto bene Perico; e domandatolo che fosse questo, e indovinatolo da sue rotte parole, e fattogli far largo, seco a casa l'accompagnò; aggiungendo le consolazioni solite darsi da tal gente in tali casi: che perduta una donna se ne trovan cento, che egli non s'era mai disperato per siffatte cose, che chi non ti vuol non ti merita; ed altre ragioni, ragionevolissime a giudizio di chi le dà e non è innamorato, inutilissime per lo più a coloro cui si danno.

I pensieri di Perico erano oramai di vendetta e di sangue. Nè per allora contro a lei; parendogli viltà, finchè non era fatta contro a lui. Eppure avrebbe dovuto giudicare lei colpevole, e lui quasi innocente. Ma non giudicava, nè ragionava, [pg!138] nè pensava egli. Arrabbiava, e non altro; ed or lo sentiva, or credeva ragionare o far progetti a sangue freddo. Ed uno di questi bei progetti fu di scrivere un biglietto di sfida a Don Luis dicendogli in istile ch'ei credeva anche freddissimo e civile, ma in vero era da impazzito: «Che egli Perico era innamorato di Marichita, e non voleva nè era per patire che niun altro al mondo lo fosse. E che se egli Don Luis vi pretendeva nulla, venisse a decider la quistione battendosi con lui alla spada o al coltello, o allo schioppo o in qual altro modo volesse. Del resto, pensava bene che Don Luis, grande di Spagna o che so io, non vorrebbe forse battersi con lui; nè a lui Perico, benchè più nobile di Don Luis e di qualunque grande di Spagna, importava un fico d'avere o no siffatto onore. Ma se non voleva questi venire a siffatta spiegazione, rimanesse almeno avvertito di non mettere più i piè in casa a Marichita. La quale del resto era oramai indegna d'esser più moglie di Perico, o amata da lui; e meritava anzi averne qualche mal trattamento. Ma il signor Don Luis non se ne doveva impacciar nè pro nè contro; se no avrebbe parte ampia e principale del castigo. E insomma, di nuovo, ed una volta per mille, badasse bene a non mettervi mai più i piè.» La qual lettera, essendo anche scritta d'un carattere alterato ed arrabbiato corrispondente allo stile, ben potete intendere che Don Luis la tolse per lettera d'un pazzo da catena; e tanto più, che non avea veduto o almeno non avvertito mai Perico in que' pochi giorni che avrebbe potuto incontrarlo in casa alle donne; ed ora, domandando alla mamma che fosse questo, gli fu risposto con gran sussiego che era un poveraccio, bovaro del Guadalquivir, impazzito per Marichita una volta che l'avea veduta a una corsa di tori; e che avendo tentato poi ficcarsi in casa, e non ci avendo riuscito se non due o tre volte per arte, e all'ultimo messo fuori, ne avea perduto il cervello. Non si doveva dire a Marichita per non penarla: del resto, non vi badasse altrimenti che per guardarsi di qualche mal colpo di colui. Benchè il meglio forse sarebbe che sua eccellenza ne parlasse al corregidore, che lo farebbe racchiudere o cacciare. — E Don Luis, a cui la storia parve [pg!139] probabilissima, credette ogni cosa: e salva l'ultima parte, della persecuzione, seguì il consiglio della donnaccia. Ma guardatosi un dì o due, e non veduto capitar nulla, non vi pensò altrimenti; e attese a darsi buon tempo, e continuar senza pensiero e forse senza scopo l'amore, che fra quanti n'aveva avuti gli pareva dolcissimo, colla incantatrice Marichita.

E continuarono non interrotte le feste in Siviglia alcuni altri giorni. A variar le quali s'apparecchiò una villa di Don Luis a San Lucar di Barrameda; una terra molto amena alla bocca del Guadalquivir. Scendevisi ora di Siviglia molto comodamente sopra una barca a vapore; ma non n'essendo allora, s'usavano altre grosse barche a vela e remi. Che se io fossi poeta, o narratore in prosa poetica, vi potrei far qui una comparazione di questa navigazione con quella famosa della regina Cleopatra sul Cidno. Perchè, quantunque nè le vele fossero di seta, nè le sarte d'oro, nè forse di Persia o d'India i tappeti sul palco; per tutto il rimanente, cioè per la buona compagnia e per la buona musica, e per li balli che si fecero, e per li buonissimi mangiari apparecchiati da mattina a sera, non credo che la brigata andalusa avesse nulla ad invidiare, e per l'allegria poi, aveva certo a rivenderne alla corte tutta intera della regina d'Egitto o a qualunque altra. Del resto, non è che fosse del tutto senza intoppi lor navigazione. Dovendo salir sulle barche la mattina, i barcaruoli non si trovarono in punto, e fu ritardata di più di due ore la partenza. A mezzo la giornata, una delle barche, e poi un'altra arenarono in certi secchi, che fu più d'un'altra ora che si perde. Ondechè invece di arrivare allo sbarco rimpetto a San Lucar, come si pensava, alle ventidue o alle ventitrè, non vi si giunse se non dopo l'un'ora di notte; e non essendo sorta la luna era buio assai. Nè il ritardo aveva avuto altro inconveniente che di far fare una merenda di più; o il buio, che di far fare una luminara nei battelli. Se non che a quell'ora incominciando a salire la marea, dal luogo ove ancorano le barche alla vera proda asciutta e' ci hanno da quaranta o cinquanta passi con un piè d'acqua e più; onde [pg!140] non si può varcare se non tuffando i piè nell'acqua, o facendosi portare sulle spalle da' marinaj che si offrono a ciò, appunto come fanno i ciceroni alla grotta della Sibilla a Baia, se niuno di voi c'è stato mai. Il buio avrebbe poi anche accresciuto la seccatura di doversi far portare così; se non che ciò che sarebbe seccatura altrui, suole alle allegre brigate essere nuova occasione di allegria. Così è, che scendendo ognuno dall'orlo della barca sulle spalle dell'uno o dell'altro marinaio, incominciò una delle donne mezzo a ridere, mezzo a gridare; e un'altra a far il medesimo; e gli uomini a contrafarle per celia e insino a' barcaiuoli; onde in breve fu un chiasso e un ridere e gridare che non si vedeva, nè udiva più nulla distintamente da nessuno. Don Luis era in ispalle a un forte e nerboruto uomo che lo portava molto leggieri, ma pur pareva temer di lasciarlo cadere, tanto lo stringeva forte per le gambe. Onde dolendone al portato, due o tre volte dandogli una bussa leggera sul collo e ridendo: «Cavallo mio,» diceva, «tu hai pure il trotto duro, va più adagio alla malora, ma non mi strigner tanto.» E un'altra volta: «Finirai tu di strignermi così? Men che uomo o bestia, tu pari un demonio che si voglia portar via un cristiano; e tema che qualche buon angelo, ricordando qualche buon'opera, venga a ritoglierlo dalle zampe; finirai tu di graffiare, dico io? demonio!» E finalmente: «Lascia lascia, che io n'ho assai; e parmi che siamo sull'asciutto; e quando non fossimo, meglio è bagnarsi le gambe, che averle strette così.» Ma rispondeva l'altro: «Eccellenza no; e' ce n'ha più di mezza gamba; e s'ha da fare un salto, che chi non conoscesse il guado potrebbe annegare. Qui è, qui è. Tengasi fermo vostra eccellenza.» «Ma se gli altri non passan qui! Maledetto, ove vai tu a passare? Già non abbiamo anima intorno; io ti dico che mi posi.» «Ed io dico che vostra eccellenza si vuol annegare;» e così continuando il discorrere e il disputare un tratto. Finalmente Don Luis s'accorse che era discosto del tutto da ogni altro; e incominciando a temere, benchè meno per sè stesso che per l'amata, diè un grido: «Marichita, Marichita!» Ma appena l'ebbe detto, parve come se avesse un [pg!141] vero demonio evocato dall'abisso; e sentì stringersi più che mai le gambe ne' graffi, e dar un crollo in tutta la persona; onde in meno ch'io nol dico, egli allora pensò seriamente a difendersi, e diè d'un pugno sul capo a quello qualunque fosse che era suo portatore: e questi allora lasciando a un tratto le gambe e tutta sua soma, lo lasciò, e battè d'un colpo stramazzone per terra. Trovossi allora Don Luis in tal situazione, che assolutamente poteva dirsi penosissima, ed anche pericolosa. Rotte già le stinche da quel terribile graffiare, che aveva durato non pochi minuti; rotte anzi ora tutte le ossa dallo stramazzio; trovandosi solo, senz'armi, senza saper dove, nè come, nè nulla, se non che era disteso per terra, ed aveva innanzi uno evidentemente mal intenzionato, epperciò probabilmente apparecchiato; egli sentivasi senza ricorso in mano di costui, e non aspettavasi ad altro oramai che a vederselo venir incontro senza poterlo scansare. Ma costui, ei lo vide nell'ombra ritirarse due passi indietro, e metter sì la mano alla cintola come per afferrare un pugnale o che so io; ma pur restarsi immobile a mirar il caduto, e finalmente con una voce cupa e rabbiosa l'udì dire, lasciando oramai l'eccellenza: «Uomo, che fai tu costì; che fai tu costì? T'ha ella assiderato o impietrito la paura? Alzati su, alzati su, se sei uomo; e mira che non hai altro che un uomo dinanzi a te.» Sforzavasi allora d'alzarsi Don Luis; e continuava l'altro: «Un uomo è vero che hai negato incontrare, sdegnato forse incontrare, o forse temuto; ma ora è incontrato. Ora l'hai dinanzi. Ora nol puoi disprezzare, chè sei nelle sue mani, nè il dèi temere, chè egli non vuol da te altro che un incontro da uomo a uomo.» E mentre egli s'andava rialzando, «Senti, uomo, senti, tu ti chiami Don Luis, e sei grande; ed io mi chiamo Perico senza titoli e senza nemmeno il don. Ma ho sangue, nelle vene che è nobile quanto e più del tuo. E quando non l'avessi udito da mio padre, e non l'avessi veduto sulle pergamene, e quand'io non avessi nè padre nè pergamene, ei sarebbe tutt'uno, io lo so e lo sento; e sento bollire questo mio sangue, per le due ingiurie che tu m'hai fatto, la prima di rubarmi mia bella, mia scellerata bella che detesto; anzi no [pg!142] non detesto, ma disprezzo; ma ancorchè io la disprezzi, tu non me la dovevi rubare; e poi me n'hai fatta un'altra, non rispondendo nè una parola alla mia sfida, nè alle mie minacce. E ti direi che sei un vigliacco, che sei un poltrone.... sì sì te lo direi.... non fremere.... ti direi che sei un poltrone.... ma lo voglio prima provare....» Don Luis aveva intanto ripresa quella positura verticale che è assolutamente necessaria a un uomo per poter parlar a un altro di siffatte cose; e benchè fosse ancora alquanto sbalordito ed anche dolente, e poi assolutamente inerme; avanzandosi d'un passo verso Perico, non senza dignità, colle braccia incrocicchiate sul petto: «Uomo,» rispose, «or bene che vuoi tu fare? Se m'hai qui strascinato ad assassinarmi, ben vedi che 'l puoi. Che mi stai proverbiando come farebbe una pettegola contro un'altra? Un uomo che odia un altro si soddisfa combattendolo.... od anche ammazzandolo.» «E t'ho io potuto combattere? Hai tu risposto a mia disfida? ti aveva io a cercar per le vie della città attorniato sempre de' tuoi musici e di tue donne e tuoi servi? E' c'è voluto arte per ridurre la tua grandezza a mia umanità, per averti uomo contro uomo.... Or siamo così. Ora io voglio combatterti, combatterti dico; volentieri, se 'l vuoi tu.... Ma se non vuoi, od anche se non puoi, uomo, uomo, io ti dico, non dobbiamo uscire tutti due vivi di qua: uno solo di noi dee ritrovare i suoi compagni; o tu tue donne dandoti vanto d'esserti salvato col tuo valore di mano a' banditi; od io, ammazzato te, raggiugnerò i miei bovari e servitori poco tempo; chè avendo ucciso un gran signore come tu, ben so non aver altro rimedio che farmi bandito davvero. E vedi che i rischi non sono uguali, ma pur vivere tutti e due non si può.... E difenditi, io te ne avverto, o sarai ammazzato senza difesa.» «Con che m'ho io a difendere? Non ho armi!» diceva Don Luis, e continuava imperturbabile in quella sua positura colle braccia incrocicchiate. «Vedi vedi,» ripigliò Perico; «vedi Spagnuoli guasti, profumati, infrancesati; che vanno per via di notte senza nemmeno il coltello che non dovrebbe abbandonare un uomo mai. Togli il coltello.» E in così dire gliene buttava a piè un largo e lungo [pg!143] come l'usano i popolani, e talor anche le popolane di tutta la Spagna; quel coltello spagnuolo, arma ignobile e traditrice per sè; ma che fu poco dopo nobilitata e fatta famosa se non altro per la famosa risposta di Palafox, quando sulle rovine fumanti della sua Saragozza, chiamato ad arrendersi, rispose con bandire agl'invasori della sua patria guerra a coltello. Ma Palafox, benchè gran signore, era allora capo de' popolani e parlava a modo loro; chè del resto, quest'arma prima della guerra era arma tutto popolana. Pur Don Luis appena sentitalasi cadere ai piedi sciolse le braccia, e si buttò su essa; ed aperta la lama, si mise in difesa non altrimenti che se fosse stato avvezzo sempre a maneggiarla. «Or bene,» disse Perico, «or ben istà; uomo, bada a te;» ed era per investire, ma al lume della luna che sorgeva potè vedere Don Luis che buttato il coltello lontano da sè, e ripresa le sua positura freddamente rispose: «Nè ignobile, nè impossibile è a un grande di Spagna l'essere a tradimento sovrapreso e scannato da un bandito. Ma venire contro un bovaro con tali armi a tal cimento, non è fattibile ad uno che speri ancora aversi a coprir il capo dinanzi al re nostro signore. Odi, uomo, se non sei pazzo come quella forse pazza di Donna Ramona me l'ha voluto far credere, e se sei veramente nobile come mel vuoi far credere tu, lasciami stare oramai, e aspetta la luce del dì, e mostrami poi le tue carte e i tuoi titoli, ed io ti giuro che, solamente che tu non sia ebreo nè marrano, e ti possa mostrare cristiano vecchio, io ti renderò ragione a quell'arma, a quel giorno, e in quel luogo che vorrai tu.» «Uomo, uomo,» strillò allora Perico; «non mi far perdere il senno; nè mi far fare un'azione ch'io non voleva fare; piglia il coltello e difenditi, se non vuoi morire indifeso; che per tutti i santi, io te lo ridico, noi non abbiamo tutti due vivi a rivedere i nostri compagni.» E brandendo il suo coltello avanzavasi contro Don Luis. Poi fermatosi il buttava anch'egli via con un atto disperato come per torsi la tentazione. E rimasto a mirar fisso fisso un instante, di nuovo s'avventò; ma invece delle labbra chiuse, e gli occhi furenti, e un pugno serrato, e l'altro a brandire il ferro, aveva bocca e occhi e tutto il volto composto [pg!144] a disprezzo e quasi a schifo, e la mano aperta, e già il braccio teso verso il volto del suo disprezzato avversario per fargli villania. Allora, scompostosi tutto Don Luis, e fatto furente, dava indietro un passo, e due, e brancolando in terra cercava uno de' due coltelli. Nè Perico instava contro lui; ma datosi egli pure a far il medesimo, in breve tutti e due riebbero i ferri in mano, e s'appressarono, e misuraronsi cogli occhi senza più dir parola, e s'investirono. Ingannerebbesi poi chi credesse, che tra due arrabbiati, con in mano due armi così micidiali e così corte, finisse in breve il combattimento per la ferita o la morte d'amendue. Così succederebbe tra due tali combattenti di qualunque altra nazione. Ma là il combattere a coltello è ridotto ad arte; ed ha sue finte, sue botte, risposte e difese, in modo che può durare più minuti senza colpo efficace; non meno che se fosse alla spada o colle sciabole. Perico era maestro e vero professore di quell'arte; e Don Luis di quei dilettanti che talor n'insegnano ai maestri. E di fatti fosse egli più destro, o più di sangue freddo, od arte o caso, in ogni modo tolse egli sì la prima ferita, ma non profonda, in un'anca, e quasi a un tempo rispose con una coltellata sulla spalla dell'avversario, che se gli era ficcato sotto troppo imprudentemente; e ferì sì forte che parve essere andato al cuore, e fece zampillare il sangue e stramazzare per terra l'infelice Perico, dicendo: «Son morto.» Fermavasi Don Luis un istante, e gli era sopra l'istante appresso per soccorrerlo; ma Perico o credesse che fosse per finirlo, o si volesse vendicare, o non volesse morire nelle sue mani, alzatosi sur un braccio, coll'altro diè di piglio al fischietto usato dai bovari, e diè un gran fischio, e all'istante s'udirono da lungi rispondere due o tre altri. Quindi Don Luis vedendosi peggio che mai in mano altrui, e che non vi era tempo da perdere; senza pensare ad altro che a scampare, abbandonò il suo infelice ma arrabbiato rivale.»

Qui il maestro tolse l'orologio; e vedendo che già era mezz'ora dopo la mezzanotte, lo rivolse a noi mostrandoci com'era tempo d'andar a letto; e promettendoci, se ci piaceva, di ripigliar la narrazione la sera appresso; e [pg!145] dicendo noi che anzi ci piaceva moltissimo, tolto ognuno il nostro lumicino, ci ritraemmo a nostre stanze, ed egli uscì del salotto e di casa, per tornare a casa sua.

[II.]

«Io v'ho lasciati ieri» riprese il Maestro, «che Don Luis si era salvato col valore dalle mani del suo insidiatore, e colla fuga poi da quelle dei seguaci e complici di lui, i quali, usciti d'agguato, gli eran corsi dietro; ma perchè egli aveva da cento passi innanzi, e non era poi in tutta Spagna uomo più leggeri alla corsa, non potè essere arrivato; e salvo, benchè ferito, giunse a San Lucar le donne e i compagni. E pensate che accoglienza gli fosse fatta, principalmente.... Benchè io penso, amici miei, che ieri v'ho allungata troppo la narrazione: e contro il mio stile, che è di non far durar mie novelle oltre a una sera, non v'ho detto di questa se non il principio; e se allungassi il resto allo stesso modo, se ne avrebbe per più d'otto dì. Epperciò, lasciato San Lucar, e la villa, e Don Luis e sua guarigione, e tutti i particolari, dirovvi sommariamente gli eventi principali saltando dall'uno all'altro, e passando le attaccature che non sono necessarie, e voi potete benissimo supplire.

Erano dunque passati già più mesi dalle scene ultimamente descritte, quando per un bel mattino di decembre il popolaccio di Siviglia correva ad una di quelle feste di che il popolaccio di tutti i paesi è così vago, un'esecuzione a morte di tre o quattro condannati. Era poi anche maggiore quella volta l'accorrere, non solamente pel numero insolito de' condannati, ma anche per varie circostanze particolari atte a destar la pubblica attenzione, attutata del resto dalla frequenza di quegli spettacoli. E prima, uno dei condannati era un bellissimo giovane, il più guapo fra i sette niños di Ecija; che sono una compagnia di ladri famosissima ne' contorni di quella città onde essi tolgono il nome. Dicesi che sieno sempre sette, e non mai più; benchè quando ci è un posto vuoto, che accade sovente, e' vengono loro sempre numerose suppliche e brighe per sottentrare; ma non si tolgono [pg!146] mai se non tanti quanti sono i posti vuoti fra i sette, e sempre si scelgono i più bravi e provati ladri; e dura quella compagnia da molti anni e forse da secoli. Fu spenta, è vero, al tempo che il maresciallo Soult reggeva l'Andalusia; ma so che risorse poi, benchè non sappia se duri e sia in fiore oggidì. Ad ogni modo, per far ragione a tutti, e' si vuol dire che costoro, i quali certo non hanno scrupolo di uccidere quante persone sia loro mestieri per venir a capo di loro assassinii, od anche per ispegnere la voce; quando poi non è loro necessario, hanno molti riguardi per le persone che fermano in via, e talor lasciano loro danari da finirla, e se metton le taglie ai ricchi possidenti, che è il grande stile di queste masnade, dicesi che talora poi facciano carità a' poverelli, e lascin borse sotto a' loro usci, e che so io d'altre simili generosità, vere o inventate da coloro che in ogni dove, principalmente in Ispagna, hanno amore a questa specie infima in grado, ma da essi tuttora favorita di eroi.