Qui finiva la storia del buon maestro; nè finiva egli. Perchè voleva aggiugnere la moralità, e incominciava di nuovo a dir della calunnia; e che sempre era punita in questo mondo o nell'altro; e che per essa v'ha di tali che credendosi di vivere mezzi santi, e d'ir dritto in paradiso, si risvegliano morti in inferno; e Dio guardasse di ciò anche chiunque avesse mal parlato di lui; perchè a lui non ne importava nulla; ma ei v'ha di tali, e non solamente fanciulle, ma talor uomini, anche dei valorosissimi, che sono così stolti che muoiono accorati d'una bugia; gran pazzia e dabbennaggine veramente; ma l'errore di chi ne muore non iscusa chi fa morire; «E quando taluno di voi parlando al signor Sindaco incomincia a dir del compare, che gli è pur peccato meni sì mala vita, ed è giuocatore, ubbriacone, donnaio, e chi sa dove finirà, e simili cose; credete voi che cada questo discorso, e sia finita così? No signori; mai no; che poi se vi è nella terra un chiasso, uno [pg!25] scandalo, un ladroneccio, o una morte, ecco il giudice mette mano prima d'ogni altro su questo di che ha avuto le male informazioni o false o esagerate, e il povero uomo va in prigione, e corre rischio della vita; chè anche i migliori giudici quando sono preoccupati possono errare. E se il povero uomo campa dalla giustizia e dalla prigione, e torna al paese, ei torna rovinato, diffamato, che nessuno non ne vuol più nè per mezzajuolo, nè per lavoratore; e talora entrato galantuomo in carcere, per ira e per disperazione, e per mala compagnia n'esce briccone. E la povera moglie, e i fanciulli....» Ma essendo l'ora tarda, e già spegnendosi la lucerna, e la buona gente avendo meno pazienza alla moralità che alla storia, e dicendo l'un dopo l'altro buona notte, ed andandosi; anche il maestro ed io ci accomiatammo da' padroni della stalla, ed usciti, l'uno dall'altro poi, dicendoci buona notte.

[pg!26]

[TONIOTTO E MARIA.]

«E voi qual è il parer vostro?» disse uno de' più giovani della brigata rivolgendosi al maestro. «Io?» rispose, «io non parlo mai di politica. Le donne e i preti ne sono dispensati; ed io non voglio lasciar perdere il privilegio, che mi par grandissimo.» «Tuttavia...» riprese il giovane. Ma un altro alzò la voce, e poi un altro, e molti insieme, e in breve la disputa diventò caldissima, finchè tra 'l chiasso e la confusione si udì uno dire: «Almeno al tempo de' Francesi...» «Al tempo de' Francesi,» interruppe allora agitato oltre al solito il maestro, «al tempo de' Francesi eravi la coscrizione.» «E v'è anche adesso,» dissero due o tre. «Al tempo de' Francesi,» riprese il maestro, e lo ripetè la quarta volta, «al tempo de' Francesi v'era la coscrizione, che era tutt'altro vedersi strappar figli, sposi e fratelli dalle braccia, legati come animali immondi, per andare mille miglia lontano a un macello.... che era un macello almen per noi, cui non importava, nè doveva importar nulla di quelle guerre. E quelli che le hanno fatte non son quelli che ne abbian forse patito più; ma quelli che vi hanno perduto, così senza pro nè consolazione di proprio principe o propria patria, quanto essi amavano. Benchè ed anche di quelli che vi hanno forse preso gusto, quanti l'hanno crudelmente pagato poi?» E qui si fermava, e parea pure voler dir altro. E perchè era ben voluto dalla brigata, ed udito volentieri [pg!27] al solito, ed or tanto più, come succede a qualunque si tace durante una lunga disputa, e non parla se non quando egli n'ha il cuor pieno, e l'han votato gli altri; certo tutti si tacevano, e parevano aspettassero ch'ei pur continovasse. Onde egli ricominciando: «Se non credessi di attristar la festa che facciamo, io vi direi quello che dinanzi a me stesso è succeduto; e vi ho avuto parte, che ne porto, e credo ne porterò tutta la mia vita i segni nel cuore. Ma non è novella piacevole di niuna maniera; è storia di poveri contadini, che non la direi a contadini. A voi altri forse servirebbe a mettervi d'accordo su queste dispute; chè in altro modo io non vi voglio entrare.» E dicendo tutti che dicesse, e due o tre soli uscendo a giocar alle bocce, gli altri sedettero intorno al maestro, ed egli incominciò così:

Al tempo de' Francesi, sendo io da maestro in una terra dell'alto Monferrato presso alle Langhe, vi connobbi un giovane e una giovane, che avean nome egli Toniotto, ella Maria. Le due famiglie credo fossero un po' parenti, ed erano buoni vicini; e i due fanciulli così amici, così compagni, così sempre insieme, che chi non li conosceva credevali fratello e sorella, e quelli che li conosceano, e così li vedean crescere, incominciarono tutti a dire, farebbero la più bella coppia di marito e moglie che potesse essere al mondo. Toniotto a' diciott'anni era uno de' più bei giovani del paese, ed uno de' più belli ch'i' abbia pur veduto mai; benchè ho dimorato molt'anni in Roma, e in quel mezzodì d'Italia dove si trovan le più belle figure d'uomini che sieno. Maria era una vera madonnina; bionda, tenera, pura e semplice come una colomba. Nè l'uno, nè l'altra non s'infingevano. E' si volevan bene, che tutti il sapevano, e tutti ne li amavano; e non era di essi che una voce, e per essi che un desiderio, che andasse loro bene il loro amore. La fanciulla avea sedici anni; e il matrimonio era accordato; e sarebbesi fatto quando che sia, se non che i parenti di lei volevano aspettare di veder se Toniotto non cadesse forse nella coscrizione. A che servirebbe maritar così la povera Maria, che tant'era come non maritarla o vederla vedova subito appresso? i parenti di Toniotto ancor essi [pg!28] consentivano. Non troppo i due giovani. Maria diceva che se fosse moglie sua, ella gli andrebbe appresso da lavandaia del reggimento, o che so io; e Toniotto, benchè siffatta idea non gli entrasse, dicea che dovendo mai lasciar lei, amerebbe meglio lasciarla moglie sua; ma tutti e due poi per ispensieratezza contadinesca e facilità giovanile a sperar bene, speravano che pur non toccherebbe a Toniotto un cattivo numero; e intanto continuavano ad amarsi, od anzi ogni dì s'amavano più.

Un giorno che nessuno si aspettava tuttavia, ricordomi quanto me ne sentii strignere il cuore, venne il bando della coscrizione. I poveri giovani facevan pietà. Avreste veduto Maria, che prima era una vera rosa sbocciante, languire come appassita, dimesso il collo, e il viso pallido, e gli occhi languidi con due gran cerchi lividi intorno, che accusavan le notti più di pianto che di riposo. Toniotto all'incontro compariva ogni dì il volto più acceso, e le labbra tumide, e la bocca chiusa o a mordersi il dito, e gli occhi larghi larghi a mirar rabbioso in faccia ad ognuno, come se ognuno fosse il gendarme che lo dovea diveller dalle braccia dell'amata. Chiaro era; apriva la mente ad alcuno di que' pensieri, che appena entrati e' ti mutano e rovesciano tutto un uomo. Il povero giovane che fin allora era stato de' più casalinghi e tutt'altro che discolo, incominciò a star i due o tre dì fuori, ch'ei dicea d'averli passati alle feste all'intorno: ma non era anima che gli credesse, perchè non era ita fuor di casa Maria. E s'ho a dirvi ciò che credevan molti ed io pure, egli cominciò a mettersi in cattive compagnie, e relazioni con alcuni banditi che erano allora là intorno, rimasugli di quel Majino, che s'era fatto chiamare poc'anni innanzi Imperadore delle Alpi. Tuttavia questa forse fu voce falsa. E venuto il giorno che si dovean tirare a sorte i nomi de' giovani, Toniotto si trovò al capoluogo del distretto; e fu osservata Maria che l'accompagnò parlandogli molto caldamente, come di cosa che durasse fatica a persuaderlo, ed egli ascoltava tacito e truce anzi che no. Venuto al luogo dell'estrazione, lasciò a un tratto il braccio di lei; ella fu ad appiattarsi in [pg!29] un cantuccio onde poteva udir pronunziare i numeri; ed egli come d'un salto, cacciossi in mezzo agli altri giovani che aspettavano. E ne furono alcuni, tanto era ben veduto, che gli dissero: «Toniotto, noi preghiamo Iddio che tu tiri un numero buono anzichè noi. Che tutti abbiamo veramente o padre o madre o sorella o qualche persona, che ci fa un dovere restar loro appresso, se Dio vuole. Ma se ci vien la sorte di partire, non è poi colpa nostra; e vedrem paese, e chi sa poi si diventerà ufficiali ed anche generali. E quanti ne sono ora usciti di contado non altrimenti che noi? Ma tu, povero Toniotto, con quella tua bella innamorata che piange, e' sarebbe pur peccato.» Toniotto non rispondeva, e venne il prefetto e il comandante del dipartimento, e quel della gendarmeria, e incominciò ogni giovane ad esser chiamato ed avanzarsi e tirar suo numero. Ben potete pensare come palpitasse il cuore della povera Maria quando toccò al suo Toniotto. E palpitava a questo pure, benchè si facesse forza. Accostatosi alla tavola tirò uno de' primi numeri. Non rimaneva dubbio, dovess'essere de' partenti. La povera fanciulla fu portata via semiviva. Toniotto non profferì parola, e finita l'estrazione, e visitati gli atti e inetti al servigio, intimato a quelli, fra cui non poteva non esser Toniotto, di ritrovarsi al medesimo luogo al terzo dì, e lette le leggi penali su' renitenti, quando tutti gli altri, così Toniotto si partì. E volendolo i suoi parenti ricondur seco, egli non volle; e disse che s'accompagnerebbe con gli altri giovani, ed andassero. Ma l'aspettarono invano quel giorno intero e la notte, ed ei non tornò. Allora immaginatevi che spavento li prendesse tutti, e come vedessero già l'infelice giovane e sè stessi caduti in tutte quelle terribili pene, che, in difetto de' coscritti fuggitivi, perseguitavano anche i parenti. Stettero i tre dì in quelle angosce, sperando sempre veder tornar Toniotto. Al quarto veniva il sotto ufficiale di gendarmeria a riconoscere l'assenza; e perchè erano buona gente per cui tutti avrebber risposto, e' fu loro dato due altri giorni per avvisare o trovare il renitente; ma ei non sapevano dove cercarne, e pur si disperavano. Al quinto giorno vennero due soldati, [pg!30] che in francese dicevansi guarnisarii, e ben potrebbe tradursi sicarii, sulle spese del padre di Toniotto. La medesima sera furono vedute certe cattive facce girar per il paese; e alle due ore di notte un ragazzo domandò del padre di Toniotto che venisse dietro la parocchia a parlare con uno; e andato, trovò il figliuolo; e stettero da tre ore a ragionare insieme molto caldamente. Furono osservati da molti; e credettesi poi che Toniotto avesse voluto persuader a suo padre, il quale era stato altre volte buon soldato, ed era verde tuttavia, che s'unisse con esso e con suoi ma' compagni i banditi; ma che il padre non volesse assolutamente. Certo il mattino appresso fu veduto comparir Toniotto in casa al padre, e volendo i due guarnisarii mettergli le mani addosso, egli disse, che non era mestieri; e, mostrando loro non so che alla cintura, sotto la giubba, che si guardassero di toccarlo; ma che, fatta colazione, e dato un buon dì a sua gente, egli da sè andrebbe al capoluogo a consegnarsi. E così fece. Io mi ricordo, fu chi venne a dirmelo, ed io accorsi e trovai Toniotto che usciva di casa sua, ed entrava in quella di Maria; onde ebbi agio appena a dirgli: «Dio tel rimeriti; tu fai da buon figliuolo.» Ed egli: «Quest'è;» ed entrò da Maria. Nè so che dicessero, parola per parola; ma ella mel narrò poi cento volte, che Toniotto le aveva voluto restituir sua libertà, e la parola che s'erano data reciprocamente sovente, e che ella fu che non volle, e promettea che pur l'aspetterebbe. E' si vuol dire che a quel tempo, non avendosene ancora la sperienza, credevasi a quella promessa delle loro leggi; che i coscritti si prendevano solamente per quattro anni, finiti i quali sarebbero restituiti a casa. E' si sa poi come fosse mantenuta; e che non ne tornò uno mai, se non era con qualche membro mozzo che 'l mettesse fuor di servizio. Ad ogni modo avendo io passeggiato forse da venti minuti lì fuor della casa, udii dare un grande strido addentro, e vidi uscire Toniotto col viso tutto rovesciato; che rientrato in casa sua, e statoci di nuovo forse due minuti, udii che diceva a' parenti di non accompagnarlo assolutamente, e solo uscì, e s'avviò. Il povero giovane sapeva che l'aspettasse; e perchè il sapevo pur io, me gli [pg!31] misi appresso da lungi, e lasciatolo solo sfogarsi poco più d'un miglio, a poco a poco me gli accostai, e seco poscia mi accompagnai, ed egli me l'aggradì in modo che prendendomi la mano vidi una grossa lagrima che gli scendea per le guance; ma appena accortosene, egli indurò il viso, e si parlò di tutt'altro. Giunti al capoluogo, io voleva pure che mi lasciasse andar a parlare al sotto prefetto, che conoscevo; ma non volle, e domandata udienza egli stesso, disse: «Io sono Toniotto tale, che ho tirato il tal numero l'altro giorno, e ho avuta un po' di difficoltà a risolvermi di venir con gli altri; e a dir vero, credo che non vi sarei mai venuto se non era di mio padre, e miei fratelli; ma ad ogni modo eccommi qua.» M'avanzai io, e testimoniai di sua buona vita e costumi al sotto prefetto, che molto ne lo lodò, e mandò pel maresciallo d'alloggi della gendarmeria, e fattoselo entrare nell'uffizio, gli parlò alcun tempo, che credo glie lo raccomandasse; e udimmo il maresciallo d'alloggi dir uscendo: «E' si farà quello che si potrà,» e poi accennò al giovane, e sel condusse al quartiere. Toniotto mi disse partendo un addio, credo men per me che per altrui; ed aggiunse, che per quanto aveva caro al mondo, vedessi d'impedir suoi parenti e Maria di non venir più a cercarlo, e massimamente quando dovesse partire. Io ben intesi, e saputo poi da que' gendarmi, con cui pur mi diedi a conversare per ciò, che dovea partire la domane, sì m'avacciai a casa disconsolato ad adempir il mandato del giovane, che se me l'avesse dato sul letto di morte, ei non mi sarebbe stato più sacro. E giunto, e trovata appunto Maria co' parenti di Toniotto, feci loro la commissione; e pur dicendo Maria che pur voleva andarvi domattina, e dicendo io che nol potrebbe vedere, ed ella: «Dunque è in prigione;» ed io: «Non credo; ma non vuole che il vediate partire;» ed ella: «Dunque e' parte domani;» e sapendosi poi da ognuno come fosser condotti i renitenti, la fanciulla venne in chiaro di tutto, che credo veramente il più segreto ministro che sia al mondo non glie l'avrebbe saputo celare.

Al mattino molto per tempo uscì Maria con un panieretto sotto il braccio; che in casa non la videro uscire, e [pg!32] per la via credettero che andasse a mercato. Ma i suoi, come se n'avvidero, stupiti prima che n'avesse il cuore quel mattino, e poi non vedendola tornare, s'avvisarono che fosse pur ita a veder partire Toniotto; e là furono suoi due fratelli, e trovarono lui partito, e di lei udirono che non erasi veduta. E in vero ella, che s'era apposta la verrebbero quivi a cercare, non vi era venuta; ma erasi avviata sulla strada che sapeva avevan fatto altri coscritti; e a forza di domandare qual fosse la prima posata, ella vi fu; e vi si trovò come arrivò Toniotto scortato da due gendarmi quasi un malfattore, ma non legato; e i gendarmi che la riconobbero glie la lasciarono accostare; ed ella facendo parte ad essi delle provvisioni, potè darne a Toniotto, e dimorarsi con lui quelle poche ore. Nè per isforzo ch'ei facesse la potè persuadere che non venisse seco quella sera, e non l'accompagnasse alla prima nottata; dov'ei fu rinchiuso, ed ella andò da una povera donna a domandar albergo per carità, e la domane si trovò alla porta della prigione ad aspettar che uscisse Toniotto. Pensate che dolore le fosse vederlo uscir di là le mani legate, i pollici stretti, ed attaccato per una lunga fune insieme con una ventina d'altri, due a due così tratti come galeotti od animali; ed eran soldati di quel principe, che pure innalzava il mestiero dell'armi sopra ogni altro. Gli altri poi quasi non sentivano quell'affronto che sapevano non durerebbe oltre a pochi giorni quando avessero passato le Alpi, o al più raggiunta la riserva; ma pensate che dolore si accrescesse al povero Toniotto al vedersi veduto in questo stato dalla innamorata! La quale camminandogli allato, egli domandavala che pur si volesse, e che facesse conto di fare, seguitandolo così! Ed ella rispondea, che non vi aveva pensato; ma l'avea pur voluto rivedere ed accompagnar alquanto; e tornava a riparlare di quella sua idea di venir da lavandaia col reggimento; ed egli non volea, e parlavale de' parenti; ed ella piagnea; e i compagni, i più, si facevan beffe di loro; e i gendarmi che non eran più que' primi, li malmenavano. Alla posata del pranzo e' fu peggio; perchè ei furono tutti rinchiusi in una rimessa [pg!33] d'un'osteria, e quella serrata; e la povera fanciulla cacciata dalla porta, dove voleva rimanere, rimase poco discosta senza pur prendere un tozzo di pane o un sorso d'acqua finchè vide di nuovo uscire i prigioni legati come il mattino; e allora rimisesi al fianco di Toniotto, e gli accostò alla bocca un frutto che il rinfrescasse; e continovò la via con essi; e ricominciarono i preghi di Toniotto che lo lasciasse; ed ella pur continuava senza saper che si facesse o si volesse. Finalmente alla sera, prima d'arrivar alla posata, e' furono raggiunti da' due fratelli di lei, che pensando finalmente dove era, l'avean seguita e così arrivata; e perchè erano buoni giovani, e non lungi pur essi d'aver a correre i medesimi casi, impietositi di lei non la ripresero altrimenti che pregandola tornasse indietro con loro; nè ella schermivasi, e Toniotto pur unì sue preghiere; onde tutti furon d'accordo di andar fino alla nottata, ed ivi tutti riposare, ed al mattino vegnente darsi ancora un addio, e poi separarsi, tornando ella indietro co' fratelli. E così fecero; e passarono la notte egli in prigione, ed ella co' fratelli all'osteria. Dove appena messa in letto la povera fanciulla, e per la fatica e la grande arsura, e lo stento, e più che per ogni cosa, per le grandi angosce sofferte, fu colta da una ardentissima febbre, e dal delirio; onde, alla mattina vegnente, rimanendole appresso uno de' fratelli, l'altro fu alla porta della prigione, e disse a Toniotto in parte dello ammalarsi di Maria, e poi l'abbracciò; e Toniotto non potendo, cacciato innanzi cogli altri, così si separò dall'ultimo de' suoi. Più di quindici dì stettero Maria ammalata, e i fratelli, e poi la madre venuta anch'essa a curarla. E sendo alquanto guarita, insieme si partirono e tornarono al paese; che nessuno potea riconoscere la fanciulla; ma nessuno fu che per quella sua fuggita ne dicesse una parola cattiva; tanto era ella amata e stimata da tutti, e tanto conosciuto il loro amore e la sua grandissima innocenza.

A poco a poco pur si riebbe alquanto, principalmente quando i parenti ebbero di Toniotto la prima lettera, la quale, povero giovane! io la so tutta a memoria, e diceva [pg!34] così: «Caro padre, questa che vi scrivo è il primo uso che fo delle mie mani, ed è per dirvi che del resto siamo felicemente giunti qui alla riserva, che è in una città che si chiama Besansone, e si dice che ci resteremo molto poco tempo. Mi hanno già tutto vestito alla militare che voi non mi riconoscereste, e abbiamo il numero del reggimento e delle compagnie su tutto il corpo, che sembra che siamo come le pecore da noi, che portano tutte la marca del padrone. E appena vestiti abbiamo incominciato a far l'esercizio, cioè ci fanno imparar a camminare e voltar la testa in qua e in là, e fra due o tre giorni ci daranno lo schioppo. Dicono poi che non si fa altra vita dal levar del sole fin dopo che è tramontato. E tutti speriamo che si faccia la guerra, perchè allora finiscono queste seccature, e un po' più un po' meno fanno andar tutti, e non ci è più coscritti, che qui è come una ingiuria che ce la dicono tutto il giorno. Io vorrei però che vi consolaste, e principalmente saper delle nuove della povera Maria, che mi è tanto incresciuto abbia voluto accompagnarmi quei due giorni: ma vi posso giurare, caro padre, che è stato come se fosse mia sorella, e quand'anche io avessi voluto, non avrebbe potuto esser altrimenti. Spero perciò che nessuno glie ne avrà voluto male, e io vi prego di abbracciarla per me, che nemmen questo non è stato possibile; e saluto i suoi fratelli e sua madre, e poi il fratello mio e voi, ed ultimamente il signor Maestro, che sia benedetto d'avermi insegnato a scrivere, che mi dà questa gran consolazione di poterlo far oggi. E vi domando vostra benedizione. Il vostro figliuolo Toniotto.» La seconda lettera fu da sotto a Magdeburga, e diceva che s'era trovato alla gran battaglia di Iena; e che aveva udito dire che il primo fuoco faceva gran paura; ma a lui era stata la sola consolazione che avesse avuta dopo esser partito di casa; e che da quel giorno nessuno de' camerati gli diceva più coscritto, ed era anzi passato a' granatieri. Se ne ricevette poi una l'inverno appresso, di non so più che luogo di Polonia, e un'altra la state che seguì, da Aranda de Duero in Ispagna; e sempre raccontavano nuove battaglie, e si vedeva che prendea [pg!35] gusto al mestiero, ed era stato fatto caporale, e poi sergente, ed aveva avuta la croce; e di nuovo mi benediva d'avergli insegnato a scrivere, e diceva che questo lo portava avanti tanto, e forse più di qualunque azione sul campo. Finalmente, essendo scorsi due anni da sua partenza, io mi stava una sera facendo scuola al solito, quando entrò uno de' bimbi e incominciò a dire una parola a uno de' compagni, e questo al vicino, e poi corse dall'uno all'altro, e tutti s'alzarono, e via, senza che io potessi trattenerli, gridando tutti: «È giunto Toniotto, andiamo a veder Toniotto;» onde anch'io uscii, e fui alla casa di suo padre, e sì lo trovai con una figura di felicità e di trionfo che non ho veduta mai la pari, seduto tra suo padre a un lato, e Maria dall'altro che piangeva e singhiozzava come una fanciulla quand'è tolta di penitenza, senza poter pronunziare parola; e poi i fratelli dell'uno e dell'altra, e i parenti e tutti, che l'accerchiavano e l'abbracciavano. Ed ei pure, come mi vide, s'alzò e mi buttò le braccia al collo stringendomi; e in breve seppi che il suo reggimento, venendo di Spagna all'armata d'Italia, passava in Piemonte, ed egli aveva avuta una licenza di tre giorni per venire a vedere i suoi parenti e ... ma non disse altro, e presa la mano di Maria la copriva di baci con una franchezza e disinvoltura che veramente non aveva partendo, e mi fece temere non fosse mai mutato da quello che era. Ma io 'l vidi e gli parlai il giorno appresso, e i due altri giorni che rimase con noi; e non è a dire che buono, eccellente giovane, anzi che uomo e' si fosse fatto in quel poco tempo; e se il suo amore era forse alquanto diverso, ei non era certo meno amore; ed anzi togliendo pur esso di quella sua nuova natura virile, più non si sprecava in lamenti e piagnistei, ma tutto tendeva al suo fine, e faceva il conto delle speranze, e formava progetti fissi di nozze. Diceva che se gli andava così, e grazie al suo saper iscrivere, avea ferme speranze di diventar un giorno o l'altro ufficiale; e quando il fosse, non gli sarebbe tanto difficile aver licenza d'ammogliarsi; e quando non l'avesse, anche lasciar il servigio: «Tanto più» aggiugnea sorridendo «che [pg!36] delle busse se ne prende da tutti, ed io ho pur le mie che non ho consegnate nelle mie lettere; e se ne prendo ancor due o tre, a' venticinque anni potrò pur essere de' veterani, e mandato, come dicono essi, a' miei focolari.» E in somma quei tre giorni furono un giorno di festa a tutto il paese, e di vacanza alla scuola; e credo i tre più bei giorni della vita della povera Maria. Ripartì lasciando tre luigi d'oro a suo padre, uno al fratello, che era uno de' miei scolarucci, e un bel fazzoletto e un anello a Maria: e giunto a Venezia le mandò in una lettera una catenella, che mai più poi non si sciolse dal collo della fanciulla.

Allora succedette la guerra d'Austria, la terza che fece Toniotto; e siccome in ognuna guadagnava busse ed avanzamenti, ebbe una ferita sul capo che questa si seppe a casa, e molto turbò la povera Maria: ma pure ei ne guarì, e fu fatto passare nella Guardia Imperiale. Quando ne scrisse, ei non avrebbe potuto dir più se fosse stato fatto maresciallo, tanta gioia ne mostrava. Alla pace fu a Parigi, e ne scriveva sovente, ed anche ne mandava ora una cosuccia, ora un'altra alla Maria; e diceva che era passato allo stato maggiore, e più sperava esser fatto ufficiale, e allora! allora tutti sarebbero felici. Così andarono due altri anni, e facendosi la guerra di Russia, Toniotto partì per essa più speranzoso che mai; e tanto più quanto scrisse di Smolensko, che era stato fatto aiutante sotto ufficiale, ed aveva avuta l'altra croce della corona di ferro, e nessuno dubitava che non fosse ufficiale prima del finir di quella guerra; e che questa molti credevano dovesse essere l'ultima che farebbe l'Imperadore; ma, quando non fosse, egli si teneva ufficiale, ed ogni cosa anderebbe bene. Pensate allora che invidia incominciasse a far la Maria alle altre, che prima molte n'aveano quasi pietà, come se a forza d'aspettare avesse a morire fanciulla. E la Mariuccia intanto, io pur dimenticava di dirlo, aveva imparato a scrivere molto bene, e scriveva al futuro sposo, e tutto in somma pareva felicissimo. Quando venuto l'inverno incominciò a mormorarsi che l'esercito francese era stato tutto distrutto; ed io fui alla città, e pur seppi ch'era vero in [pg!37] gran parte, e non si ricevevano più lettere di nessuno, e men di Toniotto; e finalmente essendo già avanzato l'anno, scrissero alcuni Piemontesi della guardia che era morto al passaggio terribile della Beresina. Immaginatevi che dolore fosse al vecchio padre e al giovinetto fratello suo che aveva posto tutto il suo amore al fratello maggiore, e più di tutti poi alla infelicissima Maria. Nè io descriverovvi il suo dolore, e come ammalò e fu per morire, e i pianti e la disperazione de' suoi parenti e suoi fratelli, di cui uno appunto in quel tempo fu levato nella coscrizione, e partì per Germania; e l'altro pochi mesi dopo, perchè s'incalzavano allora dappresso le levate, fu pur portato a Francia. E che dirovvi io più? Quando incominciano in una casa le disgrazie, elle si succedono che fa spavento per sè stessi anche agli indifferenti. I due fratelli di Maria furono ammazzati l'uno ad Hanau, il secondo sotto le mura di Parigi, all'ultime schioppettate di quella guerra che a noi fu così straniera, e costò tanto. Rimase sola a reggere i due parenti infelicissimi, e quasi istupiditi dal dolore, la povera Maria; a cui quel dovere di sorreggere la loro vecchiezza, e la volontà speciale di Dio, che la serbava ad altro, diedero forza di sopravvivere.

La povera fanciulla aveva allora poco più di ventidue anni, ed era d'una bellezza fatta così celeste dal dolore celestemente portato, che io non ho mai veduto nulla da pareggiarle in terra. Dolor siffatto innalza e nobilita qualunque persona più volgare: ed ella nè contadina, nè tenera fanciulla, ma quasi gran donna, ed a me anzi come santa od angelo parea. Io non l'ho veduta da quel tempo ridere mai più; nè tuttavia era sul suo volto o tristezza aspra, o sopracciglio di sorta alcuna; ma una mesta semplice compostezza che era di lei sola. L'anno 1814, tornati i nostri Principi, e quindi alcuni pochissimi de' soldati già dell'esercito francese, e' si seppero gli ultimi particolari di Toniotto; che durante tutta quella terribile ritirata era stato uno de' pochissimi che serbasse imperterrito il coraggio; e quando tutti morivan di freddo, ei diceva che tenea sul cuore due cose che gliel serberebbero caldo, quando [pg!38] anche ei vi avesse sopra tutti i diacci di quella Russia. Non sapevano ben dire se fosse stato fatto ufficiale; ma certo, egli era che conducea sempre la compagnia, e marciava alla testa; e così era stato a quel terribile ponte ch'egli avea varcato de' primi; e appena passato s'era precipitato come un lione su' nimici, e côlta una palla in mezzo al cuore, era caduto senza vita. «Povero Toniotto! era l'amore del reggimento, e l'onor poi de' Piemontesi di tutto l'esercito.» «Povera Maria!» diceva io, «ben altra è la tua disgrazia di aver a vivere ancora così.» Nè io stesso sapeva tutte le sue pene. Tre anni erano dalla morte di Toniotto, ed io vidi mutarsi quel suo volto così composto a dolore, e diventar inquieto, e sue fattezze mutarsi ogni dì; onde più volte le mi accostai presentandomi a udir suoi casi, se volesse dirmeli. Ma non l'interrogava io, ed ella non mi rispondea. Un giorno pure ch'io l'avea trovata per via, e ci accompagnavamo insieme, ed ella mi parve più agitata che mai, io non potetti dopo un lungo silenzio non esclamare: «Povera Maria!» Ed ella allora diè in uno scoppio di pianto, e quasi fu, credo, per buttarsi nelle mie braccia; ma si coprì il volto con ambe le mani, e pur singhiozzando: «O maestro», disse, «ei mi vogliono maritare!» Io 'l confesso: il pensiero non me n'era venuto in mente mai; non più che se fosse stato un delitto, o una impossibilità. Ora venutomi per quelle poche parole, ei fu come un lampo che mi scoprisse un paese nuovo; e vidi come la cosa fosse venuta, come andava, e come anderebbe; nè altro potei soggiungere se non «povera Maria!» Poco appresso mi fermai, e feci seder la fanciulla; ed aspettato che ella alquanto si riavesse, e cessassero i singhiozzi: «E tu ti mariterai, povera Maria! E poscia che il vecchio padre, e la orba madre te l'han chiesto, e vogliono sostegno e consolazione agli ultimi loro giorni, tu non la negherai loro. A ciò hai sopravvissuto: perciò non ti sei abbandonata al tuo dolore, e ti sei trattenuta di morire. Quelli furono gli sforzi maggiori, quello il maggior sacrifizio. Nè il vorrai ora far inutile e perderne il frutto per non sottoporti a questo di più. Virtuosa Maria, buona Maria, santa, [pg!39] forte fanciulla; compirai il debito tuo, il tuo ufficio su questa terra; e compiuto che tu l'abbia, padre, madre, fratelli ed anche marito ti porteranno insieme a raggiugnere il tuo amore là, dove tutti gli amori si confondono e uniscono in uno immenso, solo, universale.... O Maria, non sono fole, non sono parole vane, vote di senso, quelle parole di Dio, che noi siamo qua giù per soffrire. Non si fa il proprio dovere, non si fa bene mai senza patire più o meno; e a chi il dovere, il bene si porge con più patimenti, quello è il figliuolo prediletto dal padre, a cui son dati più meriti ad acquistare, e destinati più premii.» Io diceva ciò interrottamente e strignendo la mano alla fanciulla, che metteva gli occhi in cielo, e ad ogni istante gli innalzava più, e il suo volto tornava quello celeste e sereno di prima, anzi più che mai; e disse finalmente: «Ben lo sapevo che sarebbe così, e che voi pure il vorreste.» Ci alzammo, e non si fece più parola fino a casa.