Su questo lido stanno le Lavandaje col viso abbrostito al sole, nè vi mancano i setificj. Ivi compiam la navigazion nostra, e dopo lungo riposo nella gondola non potrà, che riuscirci caro un passeggio nel bel suburbano della Gallietta spettante al Cavalier Flaminio della Torre di Rezzonico,[83] nel quale troveremo unita l'eleganza all'amenità. Nell'ingresso, e nell'uscita da quel suburbano non ci sia grave di donare un guardo alle muraglie, che già il chiostro cingevano degli Eremitani. In essa a fresco rappresentasi l'apparizione del Redentore a S. Agostino in foggia di pellegrino. Mi sorprese quella anche assai più fin che non iscopersi essere una copia della nona tavola di quel libro eccellente, in cui nel 1624 lo Scheldt Bolswert effigiò la vita di quel solenne dottore con bulino, che seppe emular le opere di Vandick, e Rubens.

IL FINE.


NOTE:

[1]. La guerra de' Milanesi e de' Comaschi fu rozzamente descritta in un poema latino dal contemporaneo Anonimo Cumano, che vuolsi dell'illustre casa Raimondi; e l'eccidio di Como fu nobilmente cantato dal Conte Carlo Castone della Torre di Rezzonico in un poemetto italiano stampato nel tom. II, p. 135 delle di lui opere.

[2]. Nella fortezza di Baradello morì miseramente nell'anno 1278 Napo Torriani, fattovi rinchiudere da Otton Visconti in una gabbia di travi. La morte di Napo somministrò l'argomento d'una tragedia al sig. Giovanni Battista Nasi attual R. I. Direttore delle Poste in Como, Pastor Arcade, e Socio di varie accademie. Al sig. Nasi non si può negare facil vena in poesia.

[3]. I Veronesi sforzansi di contrastare a' Comaschi la pertinenza di Plinio Seniore; ma iscorge affatto vani i loro sforzi chiunque voglia appena consultare le Pliniane disquisizioni del Conte Anton Gioseffo Rezzonico. La pubblica opinione però rese giustizia a Como, e questo Plinio leggesi Comasco nelle tavole cronologiche inserite nel Compendio di Geografia Universale del Guthrie.

[4]. Vedesi la morte di Plinio dipinta sul sipario del nuovo Teatro di Como. Per altro Plinio su d'un sipario, ed un sipario rappresentante una morte le sono cose, che a molti non sanno troppo quadrare.

[5]. Sono già otto secoli che l'illustre Casato dei Giovj gode singolari diritti e distinzioni. Federico Barbarossa gli concesse di portar nello stemma l'Aquila Romana; Carlo Quinto Imperadore vi aggiunse le colonne d'Ercole; e Leon X. gli accordò d'inserirvi l'arme Medicee.

[6]. A Martignoni fece l'elogio il sig. Luigi Catenazzi. Dalla maniera ond'è scritto quest'elogio, si riconosce agevolmente in Catenazzi il professore del bel dire.