[27]. È noto che i Romani avean prenome, nome e cognome, e in quell'ordine appunto che noi pronunziamo le parole Marco Tullio Cicerone, ovvero Cajo Plinio Secondo. Quindi scorgesi la debolezza di quelli, che per torci Plinio il naturalista, lo fanno pazzamente della famiglia Seconda, quando il Secondo non era nome di genti, ma cognome di persona.

[28]. Si sa per altro, che poco i Greci restaron fra noi; pure il P. Stampa nella sua Accademia de' Nocchieri manoscritta accenna l'opinione.

[29]. Bella prova potria darne la scuola di disegno, ch'era già stata destinata per ispecial privilegio a questa Valle dalla sovrana munificenza, non che il collegio di Laino che vi fiorì molti anni sotto la saggia direzione di quel Prevosto. L'Editore.

[30]. Quest'isola tenuta più volte per inespugnabile e celebre tanto dal secolo VI al XII forse fu denominata Comacina fino dai tempi dell'itinerario di Antonino. Non ben si scopre navigando, mentre il di lei dorso confondesi colle montagne sorgenti sul vicin lido. In essa dell'antica grandezza sua nulla ora resta, e sola avvi una chiesa nel di lei colmo. Sarebbe lungo il riferire gli assedj gravissimi e le ostinate difese che la resero celebre a' tempi de' re longobardi e di Federico Imperador Barbarossa; laonde rimettiamo il curioso lettore a Paolo Diacono, al Sigonio nel regno d'Italia, al Muratori negli Annali, alla storia patria di Benedetto Giovio ed a quella del Marchese Rovelli, i quali hanno fatto cenno chi d'una, chi d'altra notizia. L'Editore.

[31]. Fummi comunicata dal dotto padre abate Casati, a cui dobbiamo l'edizione delle latine lettere del Cicerejo, ossia Ciceri. Nella lapida dopo la parola consecravit, avvi scolpito un cuore, come appunto costumavano i Gentili nelle are che dedicavano agli Iddj. Questi cuori negli epitafi indicano talora la fine del vocabolo, ma talora anche l'intersecano. Ecco anche qui Genj e Matrone.

[32]. Parole tratte dall'opera del Porcacchi impressa nel 1568 in Venezia da Gabriel Giolito de' Ferrari, ed intitolata la Nobiltà di Como. Libro secondo pagina 101. Veggasi pure Paolo Giovio Descriptio Larii.

[33]. Il Giuspadronato è però laicale, e ne fu infatti ministro d'anni 12 nel 1720 il conte Francesco Giovio, nel 1710 Giambattista, nel 1662 Giulio padre, avo e bisavolo del cavaliere conte Giambattista. Quindi può anche rilevarsi l'inerudito errore del monaco Roberto Rusca, il quale credette che Leone X. facesse dono dell'ospedale di S. Maria Maddalena a Paolo Giovio. Vedasi l'elogio d'esso Paolo scritto dal conte G. B. Giovio alla nota 3 e 4, come pure l'elogio del Vescovo Paolo Giovio il giovane scritto dal medesimo autore in quella parte del testo che corrisponde alle note 57 e 58.

[34]. Pauli Jovii Descriptio Larii Lacus = Balbianum, quod Insulæ suburbanum fuit, ubi Majorum nostrorum reliquias, fundum scilicet, et ruinosas magnificentiæ singularis ædes possidemus.

[35]. N'è ora possessore il Conte Luigi Porro-Lambertenghi, il quale eresse non ha guari nella sua villa presso Fino la grande filanda de' bozzoli a vapori. L'Editore.

[36]. Ora professore di fisica generale e sperimentale nell'I. R. Liceo di Como. L'Editore.