Ma bastino questi brevi tratti sull'antica storia di Como, e passiamo a riconoscere questa terra altrice d'onoratissimi ingegni, non toccandone però che i sommi.
Egli è ben dritto che per noi si cominci dall'amico di Vespasiano e di Tito, da quegli che conservò la memoria degli antichi miracoli delle belle arti, dal più sapiente indagatore della natura, da Cajo Plinio Secondo[3]. Nacque egli in Como intorno all'anno XXII. dell'Era volgare; fu per senno e per dottrina la meraviglia de' contemporanei e de' posteri; e il suo genio osservatore lo condusse a morire alle falde del Vesuvio nella ancor giovane età d'anni 56[4]. Rimangono di lui trentasette libri della Storia Naturale, opera avuta costantemente da tutti in grandissimo pregio.
Nipote e figlio adottivo del memorato è Cajo Plinio Cecilio Secondo. Egli era carissimo a Trajano, di cui scrisse sì alto le lodi; ei fu l'amico di tutti i dotti del suo tempo; e pel suo merito fu decorato delle più cospicue cariche dell'impero sino alla dignità Consolare. Hannosi di lui coltissime lettere, il celebre panegirico di Trajano, ed altre opere stimatissime.
D'amendue i ricordati Plinj scorgonsi le statue con apposite iscrizioni sulla facciata della superba Cattedrale di Como, onorevoli monumenti consacrati alla memoria di que' sommi dai grati loro concittadini l'anno 1498.
Nativo di Como è pur Cecilio, poeta dell'aureo secolo, e al cui onore basterebbe il rammentare l'amicizia e la stima, che professavagli Catullo. Da un faleucio indirizzatogli dall'amico Catullo si raccoglie che il poeta comasco avesse incominciato un poema sopra Cibele; e Benedetto Giovio, seguito dal conte Giovanni Battista, è d'opinione, che il poemetto che leggesi nelle poesie di Catullo sopra Ati, sia opera del Comasco Cecilio.
Ma trapassando Cassio, Cornelio Nipote, Severo, Attilio, Floro, Rutilio, Pomponio e qualch'altro antico, che dal conte Giovanni Battista Giovio s'argomentano Comaschi, io vengo a' chiarissimi fratelli Benedetto e Paolo Giovio. Il primo nacque in Como nel 1471 il secondo nel 1484 da Luigi Giovio e Lisabetta Benzi. Benedetto era tenuto in sì alto pregio, che Andrea Alciato non dubitò d'attribuirgli il dignitoso nome di Varrone della Lombardia; e Carlo V. in Bologna lo dichiarò Conte Consigliere Aulico Cavaliere aurato insiem co' suoi figli, e col fratello Monsignor Paolo. Lasciò moltissime opere, fra le quali una colta Storia Patria. Morì nel 1544, e nelle pareti della Cattedrale di Como esiste tuttavia la nobile sua tomba. Di non minor valore di Benedetto fu pure il di lui fratello Paolo. Scrisse questi infinite opere, di cui le più rinomate sono una Storia generale in 45 libri, le Vite degli uomini illustri, gli Elogi dei grandi uomini, e le Vite dei XII Visconti Sovrani di Milano. È però qualificato celebre storico, che che ne dica in contrario il Dizionario di Bayle; e da Leon X. fu giudicato un Livio novello. Clemente VII. il creò Vescovo di Nocera. Il Duca di Milano, i Farnesi, gli Estensi, i Duchi d'Urbino, i Gonzaghi, e Cosimo de' Medici Duca di Firenze l'ebbero tutti caro, e lo distinsero a gara. Cessò di vivere nel 1552 in età d'anni settantanove.
Anco a Benedetto Odescalchi, poi Innocenzo XI., diede Como i natali. Ei nacque di Livio, e di Paola Castelli nel 1611; fu da Innocenzo X. eletto Cardinale nel 1645, ed acclamato Pontefice nel 1676. Uscì di vita nel 1689, e il solo suo nome basta a renderlo immortale. Da' Comaschi Rezzonici è altresì oriondo Clemente XIII.
Voglionsi ora ricordare due celebri Rezzonici. Il primo è il Conte Anton Gioseffo nato in Como nel 1709. Fu Cavaliere di San Jago, Maresciallo di Campo, Gentiluomo di Camera di S. A. R. l'Infante Duca di Parma, e Governatore di quella Città. Si distinse nella facoltà poetica e nell'oratoria; ma la maggiore fralle sue opere edite sono le eruditissime Pliniane Disquisizioni, che versano sulla patria, sulla vita, e sugli scritti di Plinio maggiore. Il secondo, figlio del nominato, è il Conte Carlo Castone nato in Como nel 1742. Fu questi Colonnello e Gentiluomo di Camera di di S. A. R. l'Infante di Parma, Segretario di quella R. Accademia, e Cavaliere Gerosolimitano. Insieme colle filosofiche discipline coltivò egli felicemente le lettere umane, e riuscì uno de' più colti scrittori de' suoi giorni. Il dotto professore Francesco Mocchetti va ora pubblicando la raccolta dell'opere di questo insigne Comasco, il di cui nome è caro alle lettere del pari e alle belle arti.
Nè è da passar con silenzio quello fra' poeti Comaschi, che fece della poesia il miglior uso, rivolgendola al suo più nobil fine: e parlasi di Francesco Rezzano. Venne Francesco alla luce nel 1731 agli 8 di marzo; diedesi alla via ecclesiastica, e fu canonico. Recò egli in dignitose ottave il libro di Giobbe; scrisse un poema in verso sciolto intitolato il Trionfo della Chiesa, e con sacri cantici latini ed italiani fece risuonare le sponde del Lario di Davidica armonia. Ai 27 maggio 1780 uscì di una vita per lui tribolatissima.
E gloriasi pur Como de' natali del Marchese Giuseppe Rovelli, natovi nel 1738. Dettò egli in patria con molta lode le istituzioni di Giustiniano; ed è autore della più bella Storia patria che s'abbiano i Comaschi. Riconoscenti i di lui concittadini gli consacrarono una onorevolissima lapide, che esiste in una delle sale della patria amministrazione Municipale. Morì nell'anno 1813.