Ma come ciò sia, questo rimane vero, che al Principe martire Dio non consentì sulla terra neppure un anno di pacato raccoglimento e di blando e ricreativo riposo; perchè in lui dovea colorirsi e perfezionarsi fino alle menome lineamenta la imagine e la figura dell'Eroe italiano, quale il vogliono i tempi, e secondo i nobili ed austeri precetti della Religione Civile. Quindi, in sul cadere di luglio, aggravatesi rapidamente le vecchie infermità sue, immaturo d'anni, maturo di magnanimità e di gloria, fu con soave transito ricevuto tra i seggi immortali, che ai vendicatori delle nazioni e ai benefattori insigni del genere umano sono colassù apparecchiati.
XVII.
Io sempre ò notato e ripensato fra me, con cupa melanconia, come la felicità di Giorgio Washington sia troppo rara nel mondo, e come troppo sovente agl'iniziatori d'imprese sante e magnifiche venga interdetta la gioja di trarnele essi medesimi a fine. E qui, per tutti gli esempi valgami quello vulgatissimo e sì confacente al luogo ove parlo. Io dico del profeta legislatore, morto in sul passo della terra di promissione, e innanzi d'aver veduto piantare lungo il sacro Giordano i tabernacoli d'Israele. Forse nascondesi in ciò un gran mistero di placamento e d'espiazione, parendo che non si possa la libertà e prosperità dei popoli conseguire senza sconto di dolore e tribolazione, la quale ne' più illustri e innocenti torna maggiormente accettevole. O forse è divino decreto, il qual vuole per più alta glorificazione degli uomini sommi e delle vere virtù, che laddove queste nell'adempimento del fine parrebbono assai compensate e ben profittevoli a sè, rimangano in quella vece impremiate sempre ed a sè disutili, e sieno cimentate e provate insino al dì ultimo dalle avversità; la maggior delle quali, senza alcun dubbio, è perdere l'intento massimo ed unico per cui fu spesa e logorata ed afflitta la vita intera.
Di quest'arte eccelsa e terribile di provvidenza vedemmo essere gran testimonio alle viventi generazioni il giusto che qui piangiamo: Egli a tanto dolore e jattura si rassegnò con pio e modesto silenzio. E ciò non pertanto, diviso com'era da ogni speranza, e sprovveduto d'ogni potere e d'ogni ricchezza, volle pur di lontano e insino agli estremi spiriti proseguir sempre a giovare l'Italia in qualunque suo pensiero ed atto; siccome colui che aveva deliberato di lasciar dietro sè ogni cosa, salvo la perfetta bontà e grandezza dell'animo esulanti insieme con lui, e per efficacia delle quali, eziandio nell'umiltà e solitudine del suo romitaggio, ei porgeva esempj e proferiva parole da registrarle la storia e ripeterle con meraviglia i nostri nepoti. A lui nessuna nuova sciagura della patria era rimasta celata. Sapeva le stragi di Brescia e la caduta dei Siciliani; quella dei Veneti presentiva. Sapea Toscana invasa, Roma collegarsi con Vienna in intimo patto d'amicizia e d'ajuto; la Russia schiacciar l'Ungheria; Francia e Inghilterra rimanersene spettatrici; in Alemagna quel desiderio spasimante di libertà e d'unione confederativa venirsi agghiacciando; sì gran tempesta di animi, sì gran turbinio di casi somigliare un esercito d'api azzuffato, il quale da pochi grani di sabbia lanciativi dentro s'acqueta e discioglie. Cresceva amarezza e cordoglio acutissimo all'abbandonato Re ognuna di esse sventure o prevista o saputa: ma con tutto questo (giova pur replicarlo), la fede di lui nel trionfo del buon diritto e nella libertà e indipendenza degl'Italiani, quella robusta fede che sempre e ad ogni opera sua porse i fondamenti e i principj, uguale a sè stessa e indeclinabile si rimaneva; e quale fu in trono, tale durava in esiglio; quale sotto le prime percosse, tale si mostrava sotto le ultime e irreparabili dell'infortunio. Conciossiachè ella ardeva nel petto di lui nudricata e difesa dalla virtù, come fiaccola di santuario perennemente custodita ed alimentata, e che i venti e le procelle di fuori nè crollano nè oscurano: con ciò insegnando a noi tutti e all'età incredula e fiacca che il buon cittadino può d'ogni cosa vivere in dubbio e in paura; non delle speranze, però, fondate nella giustizia e nel dritto; non della sapienza altissima che creò da principio le leggi e gli ordini eterni del mondo civile, e giurò nel profondo consiglio suo la salute delle nazioni. Cotale trovarono Carlo Alberto i messaggi del Parlamento, e sì fatti sensi, e non altri giammai, racchiudevano le sue risposte e i suoi caldi e ingenui colloqui, nessun dei quali menava egli a fine senza molto rammaricarsi e compiangere le nuove conculcazioni e gli strazj della dolce patria perduta. Quanto a sè e alle avversità proprie, al grande scopo fallitogli, al deposto diadema, all'acerbità dell'esiglio, ai sostenuti travagli, alle immedicabili infermità, al poco avanzo di vita, nessun lamento giammai e nessuna stanchezza, come fossero sacrificj appena uguali al suo debito, od accidenti di nulla importanza verso la causa comune e perpetua d'Italia. Degli sconoscenti e calunniatori, di tanti che lo schernirono, e ne abusarono l'amicizia e la fede, si risentiva sì poco, che pareva neppur saperli e neppur ricordarli. Ma, rispetto al trasmodare dei partiti, ai lor soppiatti maneggi, alle fomentate dissensioni, agli eccessi, ai vilipendj, alle slealtà, se reputava dannoso il tacere, sempre mansuetamente parlavane, compiangendo piuttosto che infierendo e increpando: accusava i tempi, scusava gli uomini, e solo pregava da Dio che l'esperienza luttuosa giovasse, e a tutti apparisse manifestissima la necessità di maggiore prudenza, concordia ed annegazione; perchè appena imparato ad esser virtuosi ed uniti, nessuna forza umana, diceva, c'impedirebbe di diventare nazione, e pareggiar di nuovo con l'opere la inestimabile grandezza delle memorie e del nome. Però, quest'unico desiderio raccomandava, morendo, alla carità de' figliuoli, all'amore, alla fede de' popoli suoi; questo consiglio legava come un tesoro ai presenti Italiani ed agli avvenire.
XVIII.
E noi giuriamo d'esser virtuosi ed uniti, e sul tuo feretro lo giuriamo, che poco o nulla disgrada dalla santità d'un altare. Vero è bene, che secondo l'universal rito, la Chiesa (benigna madre) procaccia con molte preci e olocausti di suffragare l'anima tua, e propiziarti il giudicio di Dio, il quale ad ognuno volge tremendo ed occulto. Ma, in cospetto di sì sfolgorante virtù e nel mondo sì inaspettata; per quel paterno e incomparabile amore da te dimostrato ne' tuoi soggetti; per le libertà e ottime leggi largite loro, e con fede antica e gelosissima conservate; per l'esempio e la norma che agli uomini tutti ài segnata dell'alta pietà religiosa e della civile carità, convenientissime ai tempi; per quel testimonio che ài fatto solenne e dolorosissimo della verità e della giustizia, onde del nome di Martire ti coroni; lecito è a noi di pensare, che già trionfi nel sommo dei cieli, purissimo d'ogni tabe, e che meglio ti si addirebbero gli osanna e i turiboli, che le piangevoli requie e le funebri lustrazioni. Ciò noi crediamo saldissimamente; e quindi dal tuo sepolcro come da veneranda reliquia, piglieremo gli augurj e aspetteremo l'aura di redenzione; e te accompagnato e seguito lassù dagli spiriti benedetti che per l'Italia gettaron le vite o crudelmente patirono, te invocheremo celeste riconciliatore tra Dio e la patria infelice. Tu per amore di lei soffristi di non più rivederla e ogni cosa diletta lasciare; ma la tua gloria sopramondana a Lei ti raccosta e congiunge con perpetuo bacio ed abbracciamento, e a noi tutti nella tua forma migliore ti fa presente; nè mai ci paresti più vivo e spirante, nè mai sì vicino, nè meglio sentito e veduto. Noi sentiamo nei cuori la possente tua voce; vediamo l'anima tua volante sulle nostre bandiere; e il contatto divino e diuturno di lei con tutte l'anime nostre ci riempie e scalda non ben sappiamo di quali affetti soavi, e di qual pungente desiderio d'opere grandi e intemerate e degne d'Italia. Prosiegui, etereo intelletto, con quella efficacia stupenda ed ineluttabile che ora puoi colassù da Dio medesimo derivare, prosiegui a correggere i petti traviati e superbi de' tuoi cittadini. Mostra loro, che non accade senza terribile necessità l'accumularsi degli infortunj, l'infierire dei destini, l'empie battiture dei Barbari; conciossiachè unicamente nelle calamità e nel dolore ripurgansi al pari degli individui eziandio le nazioni, e come oro nel fuoco lasciano alfine le scorie de' vizj, e rimondansi d'ogni macchia e bruttura. E il buon antico metallo degli Italiani, scorgesi apertamente che dal secolare servaggio, dalle astiose passioni e dalla ruggine dell'invidia e dell'albagia, troppo è ancora offuscato e corroso. Mostra deh! loro, che in tanta dissoluzione dei vecchi principj e delle vecchie credenze per ogni parte d'Europa, e in tanto universale rigoglio di basse cupidità e ambizioni, non da alcuna autorità di fede e di legge infrenate, a quella nazione è promesso non che l'essere e l'arbitrio di sè, ma sì veramente il morale e intellettuale imperio del mondo, la quale saprà innanzi e meglio dell'altre infiammarsi della virtù, riedificare i principj, fuggir le sètte e le sedizioni; e praticando ogni più duro e travaglioso dovere di cittadino, procedere nobilmente al possesso comune ed inconsumabile del diritto e della libertà. Imperocchè una voce arcana mormora dentro il cuore dei popoli, e va lor dicendo: — apparecchiate le vie, addirizzate i sentieri alla nuova forma di civiltà. Il mondo à sete di giustizia e credenza; à sete di libertà germogliata dal dovere, di scienza irradiata dalla religione, di popolari reggimenti corretti e magnificati dall'educazione e bontà delle plebi. Sorgete, apparecchiate le vie; e quel primo in fra voi che ritempreràssi nella fede, e arderà del fuoco della Religione Civile, e farà gl'infimi e i sommi con più amorevole atto insieme abbracciarsi, quello spezzerà del sicuro, come Sansone, le porte del carcere suo; quello grandeggierà fra voi tutti, e le sue piaghe saranno sanate, e tornerà a risplendere sulla montagna come signacolo delle genti.
Anima di Carlo Alberto, regnatrice vera e perpetua d'Italia, sento, io medesimo sento che del tuo soffio immortale mi scaldo, e già della virtù m'innamoro, della fratellevole unione ò desiderio infinito; e parmi, nè stimo di errare, che simiglievoli effetti vai tu qui producendo negli astanti numerosissimi. Concordia, o Liguri, o Piemontesi, o Siciliani, o Napoletani, o Lombardi; amore e concordia, per Dio. Dopo tante allucinazioni ed esorbitanze, dopo tanti odj e sospetti, dopo le vane congiure, i temerarj conati, le gare fratricide e spietate; giovi e talenti a noi pure di scrivere nella memoria, o meglio nel sacrario del cuore, quella dantesca rubrica: Incipit vita nova. Così i raumiliati e rifatti dalla sventura, così legati e stretti d'un nodo, e potenti di fratellanza e di carità, faremo vero quel tuo detto sovrano e profetico, o Re santo e inspirato; quel detto a cui solamente il civile nostro dissidio à dato sembiante di amara menzogna: L'ITALIA FARÀ DA SÈ.
Due mesi dopo la recitazione dell'Elogio, veniva l'Autore scelto deputato al Parlamento Piemontese dalle città di Genova e di Pinerolo. Ma stategli dal Governo negate le lettere di naturalità, Egli pubblicava nelle gazzette le parole che seguono: