Per le colpe de' padri.
Certo è che ogni cosa ha pensato ed eseguito a rovescio; e quando era bello di resistere ha conceduto, e quando di concedere ha resistito. Mai nè i tempi nè gli uomini, nè il valor delle cose, nè i pensieri e le esigenze del secolo gli sono comparse nell'aspetto loro verace e istruttivo. Sedici anni d'impero assoluto, invece d'illuminarlo, son venuti vieppiù annebbiando la non molta intelligenza che à da natura. Al presente, a lui mancano per intero i due soli mezzi d'ogni regno e d'ogni comando, il farsi amare o il farsi temere; e similmente, gli vien fallita quella facoltà che è base e strumento d'ogni transazione e riconciliazione, il dare e il ricever fiducia. Per nostro avviso, è necessità suprema di fatto, che re Ferdinando abdichi volontariamente, e lasci in suo luogo il figliuolo con una reggenza. Noi ripiglieremo presto il discorso e la trattazione di sì grave materia.
(Dalla Lega Italiana.)
IL PASSATO E IL PRESENTE DI NAPOLI.
I.
31 gennajo.
Delle Provincie italiane la più disgraziata ci è sempre paruta la terra di Napoli. In tutte l'altre, la fortuna girando sua ruota, ha spinto i popoli, almeno per qualche tempo, in sull'alta cima. In Napoli io non so quando quella ingegnosa e stupenda natura di uomini abbia potuto mostrare appieno ciò che sente e che vale. Ogni sorta di gente straniera ha corso e occupato il paese loro, e trattatolo come conquista: onde tutte le specie di tirannide ha sostenute, tutte le forme più improvide di governo ha provate; e quelle che lo potevano prosperare e difendere, sono cadute appena comparse. Nel mentre che nella rimanente Europa civile la feudalità rovinava, nel Regno, per contro, parea col dominio Spagnuolo accrescersi e fortificarsi; od almeno crescevano le angheríe e i soprusi, cresceva la boria e l'insolenza dei baroni inverso de' popoli: certo mai non ha pesato sopra una colta nazione e ricca d'intelletto e di cuore un reggimento più funesto e più distruttivo di quello dei Vicerè Castigliani. Si giudichi dopo ciò, qual tempra robusta d'animo e d'intelligenza sia stata dalla natura impartita ai Regnicoli per avere non che resistito a sì gran cumulo di sventure, ma dato a quando a quando segni tanto mirabili or di energia e fermezza, or di eroica magnanimità, or di luminoso e rapido incivilimento.
Ma, da ormai mezzo secolo le vicende del reame di Napoli corrono più del consueto straordinarie e terribili; e variando sempre d'aspetto, questa sola simiglianza hanno mantenuta con sè medesime, di non mai riuscire a bene ed a salvamento di quella tanto nobile parte d'Italia. Chi non sa le stragi del 99, la formidabile sollevazione delle Calabrie, il tempestoso regno di Gioacchino, e la guerra infelice da lui tentata nel 1815 a nome dell'indipendenza italiana? A chi non è noto l'insorgere del ventuno, l'invasione degli Austriaci, il modo sì deplorevole con che cadde la libertà, le vendette e oppressioni di poi succedute, gli sforzi e i tentamenti per iscuotere il giogo, sempre con audacia rinnovellati e sempre conchiusi con le prigioni e i patiboli? Veramente, quella provincia è stata ed è tuttavia terra vulcanica, e il Governo ha di continuo camminato
per ignes
Suppositos cineri doloso.