7 febbrajo 1848.
La Cancelleria di Vienna è istizzita, e nol può tacere. Ognuno sa che le provincie dell'impero sono tutte sue figliuole carissime, maternamente da lei governate. Fra queste si annovera la Lombardia, la quale benchè sia figliuola prediletta, siccome l'ultima apparsa in casa e venuta a consolare la vecchiezza della monarchia, ricalcitra ingratamente contra i benefizj della tenera madre. E per vero, la Cancelleria di Vienna dimostra in un articolo molto succoso, dato testè a pubblicare alla Gazzetta d'Augusta, che il regno Lombardo-Veneto possiede e fruisce da lunghissimi anni tutte quelle buone leggi e quei liberali istituti, per la concessione dei quali i Romani, i Toscani o i Piemontesi vanno in visibilio dalla gioja, e fanno di continue feste e baldorie.
A questo osserviamo, che quando pur ciò fosse vero, resterebbe a spiegare quel verso di Dante:
Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?
Dappoichè, ancora laggiù nel Regno stavano scritte bellissime leggi, e ognun conosce il gran caso che ne faceva il Governo. Ma forse Metternich o il suo segretario non intendono Dante, e occorre a ogni modo farci sopra un po' di commento: e noi prendiam questo carico assai volentieri, usando uno stile piano ed aperto, come si ricerca al buon chiosatore. Diteci, pertanto, o Signori: avete voi conceduto ai Lombardi la Guardia Civica, e una moderata libertà di stampare le proprie opinioni? Egli è certo e provato che no: parvi dunque poco divario avere le medesime leggi con quelle due libertà e guarentigie di giunta? Una libertà moderata di stampa accanto all'armi cittadine, vuol dire, e ben lo sapete, l'opinione fatta signora e governatrice: vuol dir la mente dei savj che à il braccio del popolo per difesa.
Intendete cotal differenza? In Lombardia sono le bajonette Croate, che quando accade, vibrano punte mortali alla cieca: e nell'Italia media, il cittadino medesimo è fatto guardiano della libertà insieme e dell'ordine, e però è sicuro che ogni riforma conveniente e ogni progresso legittimo verranno di mano in mano attuati.
L'achille degli argomenti di Metternich è sempre questo: — La Lombardia è straricca, la Lombardia è prosperosa. — Ma quante volte deesi, dunque, suonargli all'orecchio il detto evangelico, che l'uomo non vive del solo pane? quante volte deesi fargli entrare nel comprendonio, che al popolo italiano non basta di far vita grassa ed allegra, e sentir sulla sera suonar i pifferi de' Tirolesi, e vedere l'Essler trinciar l'aria coi piedi e fare lezj e svenevolezze? Ei bisogna dire di Metternich, salvo sempre il rispetto che gli si vuol serbare, o ch'egli à l'anima tutt'adiposa, o che intorno di sè non vede nè conosce uomini veri, ma gran pezzi di carne con gli occhi, e automati che respirano: perocchè non so qual altro ministro di Stato abbia mai tenuto così a vile il genere umano, e siesi dato a credere di poterlo governar bene ingrassandolo e trastullandolo come si usa fare coi paperi.
Insomma, il Metternich non vuol pensare che i Lombardi e i Veneziani si rivoltino così dispettosi e fieri per mancanza di buone leggi. — Tutti questi tafferugli e subbugli movono, ei dice, da un capriccio in cui sono entrati, di volere insieme con gli altri Italiani costituirsi in nazione. — E qui l'uom di Stato lascia di botto quel dolcebrusco parlare che usa un padre col suo beniamino un po' scapestrato e bizzarro, e ponendosi le mani sui fianchi e arrossando le gote, minaccia guai a chi toccherà la corona di ferro sull'augusta fronte del successore dei Cesari. — Costui, dice, andrà del sicuro col capo rotto. — E forse in tal passo la minaccia sale più alto, e vuol essere udita così di qua come di là dal Ticino. Come ciò sia, il diplomatico senza spiegarsi da vantaggio, soggiunge: — Ma non verranno a tanto quei sussurroni Lombardi; e però puniremoli non secondo le intenzioni, ma come porta il fatto. Essi ci forzano a tener grosso esercito lungo il Po e l'Adda, e sembra che l'incomodo della spesa maggiore cagionata dal lor capriccio non è per cessare domani nè doman l'altro: però decretiamo fin da quest'ora, che ogni soprapiù di spesa verrà pagato e rifatto in contanti dai signori Lombardo-Veneti, e i più ricchi ne saranno pelati al dovere. —
Troppa fretta, o Principe! ei non si può dir quattro finchè non si à nel sacco. Il cielo è nuvolo molto, e mal coprite con la franchezza e baldanza delle parole l'apprensione e sollecitudine fiera dell'animo. Voi toccate ormai la decrepitezza, e pure (confessatelo) voi non vi siete imbattuto mai a vedere in Italia ed in Lombardia quello che ora vi scorgete. Paese nuovo, nuova vita, uomini nuovi; e i mille sintomi che d'ogni lato appariscono, fannovi argomentare una malattia sì profonda e talmente maligna ed appiccaticcia, che tutta la spezieria dello Spielberg non la guarisce.
(Dalla Lega Italiana.)