E che? dipenderà, dunque, la nostra salute dal consentire o non consentire di Guizot e di Palmerston? E a qual fine, adunque, uscirono di tutela i Principi nostri; a qual fine s'affrettano di dotare i lor popoli di larghi e liberali Statuti; a qual fine s'armano spacciatamente e ordinano da per tutto le Milizie Cittadine, se non sentono in cuore il legittimo orgoglio, anzi il debito sacro di difendersi da sè medesimi? Grazie a Dio, l'un di essi ha pur pronunziato quel detto, che a niuno è per cadere dalla memoria, L'Italia farà da sè. Noi confidiamo nella saggezza di chi mandò fuori quelle parole generose e profetiche. Di già, per togliere ai nemici d'Italia qualunque pretesto di risguardare le concessioni di lui come poco leali e spontanee, egli ha voluto innanzi al tempo, innanzi a qualunque grave dimostrazione, prima d'ogni necessità, attorniato dall'esercito fedelissimo, promulgare le nuove franchigie prontamente e compiutamente. In egual modo, per rimanere saldo nell'armi e d'ogni cosa ordinato ed apparecchiato, egli viene così ben temperando la libertà con la disciplina, la vita pubblica con la quiete, l'ardor nazionale con la prudenza, che ai nemici suoi e della causa italiana non resta speranza veruna nè di sorprenderlo nè di scompigliarlo. Noi di tanta saggezza lo ringraziamo con l'animo; ma, in pari tempo, gli addirizziamo preghiere instanti e caldissime di adoperar quella speditamente e con modi premurosi ed efficacissimi, per porre in atto e proclamare in faccia all'Europa la lega politica difensiva dei quattro Stati sovrani d'Italia.

(Dalla Lega Italiana.)

DI NUOVO, E SEMPRE D'UNA LEGA DIFENSIVA ITALIANA.

26 febbrajo 1848.

Nel mondo politico, rado è che le cose mostrinsi da qualunque aspetto vantaggiose e favorevoli; onde quelle sono da scegliere il cui bene supera di lunga il male. Così diciamo, che della Lega costituita, fa qualche mese, tra l'Austria, Modena e Parma, e al presente pubblicata, è più assai il bene ritráttone dall'Italia, che il male. E primamente, nuocono meno i nemici manifesti, di quello che gli amici dubbj e dissimulati. In secondo luogo, dichiarati come oggi sono Modena e Parma contro l'Italia risorgente e costituzionale, più non hanno campo di richiamarsi agli antichi diritti. E qualora si venisse a spartir la lite col ferro, potrebbesi senza ingiustizia imporre ad esse la legge dei vinti, e far le acque della Parma e del Panaro scorrere tributarie o della Toscana o di Roma.

Ma il profitto maggiore che può l'Italia dedurre da tal lega odiosa ed ostile, gli è senza dubbio avere occasione, ed anzi necessità, di risolversi alla perfine a stringere una Lega Italiana tra i quattro Stati liberali ed amici. Grazie a Dio, le incertezze, i rispetti e l'esitazioni sono fatte impossibili, e ne dobbiam merito al patto delli 24 di dicembre. Oggi, a una lega difensiva dell'Austria, sono i Governi nostri, quanto al diritto, liberissimi di contrapporne una Italiana: e quanto all'interesse lor proprio, dico che sono in dovere e in necessità di farlo al più presto; conciossiachè ad apparecchi gagliardissimi di difesa risponder conviene con altrettanti; ed è poi debito insieme e necessità il soddisfare al voto comune, che è il più legittimo forse, il quale abbiano fino a qui espresso i cuori Italiani. Quanto più ci pensiamo, e tanto ci cresce la maraviglia che una Confederazione strettissima e veramente fraterna non ancora sia pubblicata fra i quattro Principi riformatori: e però ci scusino coloro che leggono, se ci rifacciam sempre a parlare del tèma medesimo; chè qualunque replicazione in tal caso non è soverchia; e pur tornando infruttifera, soddisfa al debito ed alla coscienza dello scrittore. O come? que' Governi stessi che tanto sono solleciti a compiacere a' legittimi desiderj de' Popoli, si peritano e s'indugiano a contentare quest'uno solo, che forse supera tutti gli altri di utilità e ragionevolezza? Che cosa importa l'unione degli animi, la parità delle opinioni, la voglia intensa ed universale dell'operar di conserto, se a tali ottime disposizioni è impedito di giungere all'atto? A che giovano, in che ci avvantaggiono tante dimostrazioni d'amore e fiducia reciproca, e tante proteste di fratellanza e segni e prove di vita nazionale comune, quando tutto ciò si rimanga nel chiuso dei petti o nel suono delle voci, e non ne risulti alcuna notabile congiunzione di forze, nè alcuna bene avvisata cooperazione? Dubitano forse i Principi nostri della generalità e caldezza del desiderio? Ma per Dio, se il modesto pensiero delle moltitudini trasparisse di fuori, e quel che giace dentro dell'animo sonasse distinto sopra le bocche, null'altro udirebbesi replicar dappertutto e sempre, salvo che CONFEDERAZIONE, CONFEDERAZIONE. Nè altro grido noi pure vorremmo innalzare ed espandere, tutta volta che possedessimo quelle cento lingue d'acciaro e quei dieci petti di bronzo di cui parla Omero; e se fossero a nostra requisizione migliaia d'araldi, vorremmo che su dai pinacoli e dalle torri, seguendo l'uso del popolo ebreo, a mane, a mezzogiorno ed a sera, ei dessero fiato alle trombe d'oro, e non altro tramandassero a tutti gli orecchi fuor queste voci: CONFEDERATEVI, O PRINCIPI, CONFEDERATEVI.

Se utile poi si stima il silenzio, utili le cautele dei diplomatici, necessario il tenere occulte le pratiche e i negoziati, noi pensiamo aver dimostrato nel nostro Foglio del 16 l'errore e il danno di tale opinione. Ed ora una nuova ragione ci suggerisce intorno al proposito la Lega patteggiata e conclusa fra l'Austria, Modena e Parma. Di vero, molte ragioni e molti rispetti consigliavano quelli tre Stati ad occultare la Lega loro quanto più tempo si fosse potuto; e pur nondimeno, maggior forza ha avuto sul lor consiglio questa sola considerazione: che, cioè, rimanendosi occulto il Trattato, rimanevano altresì impediti e sospesi in gran parte gli apparecchi e le difese comuni. Ora, il simile si debbe affermare de' Principi nostri, ai quali, infino a tanto che piacerà di tener celato il convegno (supponendosi che sussista), verrà impedita ogni preparazione comune di forte e bene ordinata difesa.

Ministri e ufficiali supremi de' quattro Stati, deh! risolvetevi una volta, e rompete il funesto indugio. Noi non pensiamo che il cuore vi manchi di adempiere il desiderio universale italiano con quell'ardore e sollecitudine che i casi ricercano: ma quando ciò fosse, a voi non dispiaccia che spiriti più coraggiosi e gagliardi suppliscano l'opera vostra. Imperocchè questo è necessario assolutamente, che i Principi nostri riformatori abbiano uomini intorno a sè, così pieni com'essi, di forte e generoso sentire, e così grandi e straordinarj, come i tempi, come l'Italia.

(Dalla Lega Italiana.)

AI LOMBARDI E VENEZIANI.