[691]. Cod. th. 12, 1, 98 (= C. I. 10, 32, 35).

[692]. Cod. th. 12, 1, 86; 87; 90; 91; 93; 94.

[693]. Cod. th. 12, 1, 98: ne quid patriae periisse videatur.

[694]. Symmach. 5, 35 (= 33). Noi conosciamo il destinatario solo attraverso le poche lettere indirizzategli da Simmaco, che vanno dal 382 al 389. D’altra parte, fino al 380, il diritto a cotali stipendii non era stato messo in discussione (cfr. Symm. 1, 79 (= 73).)

[695]. Cfr. Petit de Julleville, L’école d’Athènes, p. 128.

[696]. Cod. th. 13, 3, 13; 14; 15.

[697]. Cod. th. 16, 10, 8.

[698]. Ad es. il Müller, o. c. p. 47.

[699]. Ep. 10, 27 (= 40 = 47).

[700]. Il Gothofredus e, sulla sua fede, anche lo Schultze (o. c. I, 256 e n. 1) pensa sia stato un tempio della metropoli di quella regione, Edessa, quello stesso, che Libanio celebra nella sua orazione Pro templis, 10. Il Duchesne (Hist. ancienne de l’Église, Paris, 1906-07, II, 631, n. 2) pensa che si tratti invece della città di Harran, l’antica Charrae.