Quale sia stato l’effetto di tutto ciò noi non possiamo non presentire. Le nostre fonti non ci forniscono prove della ripercussione di ciascuno degli atti, che abbiamo enumerati, sulla istruzione pubblica nell’impero romano. Tali prove — trattandosi di un fenomeno tanto complesso nelle sue cause — sarebbero state forse impossibili. Ma il rifiorimento della coltura sotto Traiano è palese, e fu sentito, e dichiarato, dagli stessi contemporanei.

In una lettera di Plinio il Giovane, che può riferirsi alla fine del I. secolo[300], questi celebra la resurrezione degli studi liberali in Roma, di cui numerosi potrebbero essere gli esempi[301]. L’ultimo imperatore di casa Flavia aveva cacciato in esilio retori, oratori, filosofi; aveva, insieme con essi, bandite le loro discipline, i più cari studi professati. Ora questi studi riacquistano la loro patria, risorgono rianimati, vivificati; il loro culto si svolge quotidianamente sotto gli occhi del principe, alla portata delle sue orecchie, dei suoi occhi, del suo esempio[302]. E il mondo intellettuale romano torna ad essere quale il principe dimostra nuovamente di volerlo.

VI.

Successore di Traiano fu, com’è noto, P. Elio Adriano. È ben difficile forse trovare in tutta la storia romana un uomo politico, il quale, come Adriano, chiuda nel proprio pensiero un senso ed un concetto della vita, in cui insieme, e quasi organicamente e perfettamente, si fondano l’ideale della vita greca e quello della vita romana, l’anima pagana e l’anima cristiana, le tendenze spirituali dell’età vecchia e quelle dell’età nuova; un uomo, che egualmente abbia unito in sè la molteplicità dei più svariati talenti.

Poeta e prosatore, latinista e grecista, pittore e cultore di arti plastiche, filosofo e oratore, artista e scienziato, mistico e realista, superstizioso e scettico, generoso e implacabile, uomo di pensiero e uomo d’azione, egli fermò il piede su tutti i campi dello scibile, accolse e subì tutte le suggestioni, di cui è capace la grande anima umana, e da ogni disciplina, da ogni ispirazione, scoccò una scintilla per il suo ingegno, rilevò un tratto per la sua complessa personalità.[303]

Chi dunque meglio di lui, chi meglio dell’imperatore letterato[304], rappresentante del genio greco del tempo — genio letterario, oratorio, didascalico, filosofico — chi meglio di Adriano avrebbe potuto fissare uno scopo sovranamente pedagogico al suo governo? Chi meglio di lui avrebbe potuto proporsi quella creazione spirituale delle generazioni future, ch’era l’ideale sommo degli antichi politici greci? Chi non attenderebbe da lui un’orma assai più profonda, o pari almeno a quella, che, nella storia della educazione nazionale romana e italica, avevano lasciata e Augusto e Domiziano e lo stesso Nerone? Eppure, quando noi ci rechiamo sott’occhio tutto il quadro della politica scolastica di Adriano, troviamo che, se essa perfezionò l’opera dei predecessori e ne colmò le lacune, non può tuttavia aspirare a quel merito, che dall’uomo, che la curava, ci saremmo attesi, poichè riesce a stento ad assumere una figura sua propria.

VII.

Aurelio Vittore, nelle sue biografie dei Cesari, narra che Adriano, paragonabile in ciò ai grandi statisti della Grecia, fu il primo ad inaugurare, in Roma, dei locali per l’educazione fisica e a interessarsi dei maestri di discipline intellettuali[305].

Come abbiamo visto, tale opera ha ben altri precursori e, per quanto grande possa essere stato il merito di Adriano, esso certamente non può dirsi originale. Ma questo non significa punto che noi non dobbiamo soffermarci a studiare i particolari di questo frammento dell’opera di lui.

Una sua costituzione assai notevole, che ci viene in parte riferita in un’altra di Commodo, regola in tutti i particolari la materia delle immunità ai retori, ai grammatici, ai filosofi, etc. Di essa non torneremo ora ad occuparci, essendocene lungamente intrattenuti in molte pagine di uno dei precedenti capitoli[306], e basterà solo rilevare come la caratteristica delle disposizioni ivi contenute fosse quella di specificare minutamente la portata di una concessione, che aveva già una esistenza e che vantava un’anteriore cronologia di origine, probabilissimamente fin dall’ultimo degli imperatori Claudii.