Ma quali categorie di maestri? Tutti i passi della Historia Augusta, che accennano all’Athenaeum, discorrono di letture di poeti o di lezioni di retori greci e latini[318].

Ma quell’auditorium non poteva essere aperto a questi soli docenti. Un antico — abbiamo visto — lo chiamava ludus ingenuarum artium. A suo dire, dunque, tutte le arti libere avrebbero potuto trovarvi accesso, e la retorica e la grammatica e la musica e la filosofia. Ma sarebbe inesatto dire che la natura dell’Athenaeum ci permetta una così larga interpretazione. L’Athenaeum, attraverso tutta la sua storia, ci appare invece come un edificio destinato a conferenze e a lezioni, di cui il grande pubblico dei giovani e degli adulti avesse potuto fruire. Come tale, noi dobbiamo escludere dal novero delle arti liberali, che vi avevano accesso, la musica, che in pubblico non poteva dar luogo a lezioni, ma solo a concerti, istrumentali e vocali, e verso cui grandi erano le ripugnanze della pedagogia romana, la geometria, che in Roma aveva uno scopo strettamente professionale,[319] ed era, non già insegnamento fondamentale, ma una disciplina sussidiaria — lontanamente sussidiaria — di quell’arte, che assommava in sè quasi tutti gli scopi e gli sforzi della pedagogia, l’oratoria,[320] e da ultimo, forse, o almeno per ora,[321] la grammatica, disciplina, che si rivolgeva soltanto a dei giovanetti e faceva parte di quell’insegnamento secondario, che non può occupare l’attenzione dei più. L’Athenaeum, qualche cosa tra l’Università popolare moderna e la sala di conferenze, doveva rimanere estraneo a tutto ciò; doveva, specie nelle sue origini, essere luogo di coltura pubblica, generalissima, non istituto di insegnamenti speciali o d’insegnamenti secondarii inferiori, ma, sopratutto, un luogo, in cui si dispensava quella cultura, che, senza essere impartita per ufficiale volontà superiore, era tuttavia, da numerose condizioni, tratta ad apparire, e ad essere, oggetto di insegnamento ufficiale. Ed è appunto perciò che noi, sebbene le fonti, di cui disponiamo, non ce ne parlino, dobbiamo supporre che fin da Adriano, nell’Athenaeum, insieme con l’insegnamento della retorica, venissero impartiti quelli della filosofia e della giurisprudenza, della quale ultima, del resto, vedremo anche più innanzi.

È assai probabile che, all’Ateneo, Adriano abbia aggregato una biblioteca. Forse poche circostanze erano state altrettanto favorevoli all’idea di una simile fondazione. Un locale di istruzione pubblica, ove si adunavano discenti e maestri, non avrebbe potuto rispondere degnamente al suo ufficio senza una collezione di libri a portata di mano e a disposizione degli studiosi. E poichè grande è il numero delle biblioteche pubbliche romane, di cui non riusciamo a rintracciare i fondatori o la cronologia della fondazione, e poichè noi possediamo esplicita menzione di una biblioteca Capitolina[322], di una biblioteca, cioè, avente sede negli stessi paraggi dell’Athenaeum, la sua origine può, fra le tante ipotesi che si sono fatte, essere preferibilmente riferita al regno di Adriano.[323]

Ma la politica di Adriano arrecò del pari nuovo incremento allo studio del diritto. La carriera dei giuristi acquista fin d’ora un valore assai maggiore che non nel passato. Anzitutto le prerogative e l’efficacia dei responsa dei giuristi patentati crescono ancora di un grado. Questi non hanno più un peso soltanto morale. I responsa, se concordi, assumono valore di leggi[324], e, solo in caso di disparità di pareri, l’imperatore si riserva di giudicare e decidere egli stesso con l’assistenza del suo Concilium. Ma è noto quale innovazione questo Concilium principis avesse subìto ai tempi di Adriano. Esso, che fin allora era stato in maggioranza un consiglio di senatori, delegati dal senato, accoglie ora, stabilmente, nel suo seno, quali membri ordinarii, dei giureconsulti[325].

La carriera giuridica aperse così i migliori orizzonti ai giovani studiosi di Roma e delle provincie, come la produzione dei giuristi riscosse, dal governo centrale, una sollecitudine e, direi, un incoraggiamento maggiore che nel passato. Esistevano già in Roma (e il grammatico Gellio, riferendosi alla sua giovinezza, ne parla come di consuetudine saldamente costituita) delle stationes ius publice docentium aut respondentium[326]. Come è stato notato, anche il vocabolo statio suole indicare località pubblica ed ufficiale. Esse erano quindi località, non private, ma proprietà del populus o del princeps[327]. Al tempo dunque di Adriano, ve n’era un gran numero. Ma questi — naturalmente — dovette pensare ad assegnare, anche ai giuristi, l’uso del nuovo stabilimento, il grande Athenaeum imperiale, nè, per concludere in tal senso, fa bisogno di attendere una diretta testimonianza delle fonti.

IX.

La fondazione dell’Athenaeum è certamente il tratto più caratteristico dell’opera di Adriano, nei rapporti con l’istruzione pubblica. Ma nello stesso campo un’altra parte della sua attività è anche notevole, specie in quanto essa riguarda i primi provvedimenti imperiali, che si interessino sul serio dell’istruzione pubblica nelle province.

Fino a quel giorno, per questo riguardo, la politica imperiale cadeva ancora sotto la censura formulata nell’epistola di un filosofo, diretta a dei magistrati romani: «Dei porti, degli edifici, dei portici, dei passeggi pubblici taluno di Voi ha avuto cura; ma dei fanciulli, che sono nelle città, o dei giovani, o delle donne, nè Voi, nè le leggi romane s’interessano»[328]. Adriano fu il primo a rompere questa tradizione di noncuranza verso tutto ciò che non riguardasse la vita esteriore e materiale delle città sparse nelle provincie. Ma, come sempre in tutti gli esordi delle opere umane, ciò ch’egli fece valse meno a creare degli utili effettivi, che ad aprire una via, che i successori avrebbero largamente percorsa.

Le sue cure si rivolsero all’ordinamento scolastico e agli istituti di istruzione pubblica nei due centri maggiori del mondo intellettuale di quel tempo: Atene ed Alessandria.

In Atene, Adriano raccolse, e fondò, una splendida biblioteca, che aggiunse all’altra del Ginnasio di Tolomeo, nonchè un nuovo Ginnasio, la cui importanza maggiore non consiste nelle cento colonne di pietra libica, di cui ci discorrono i touristes dell’antichità,[329] ma nel fatto che uno dei ginnasii greci, divenuti ormai istituti d’educazione intellettuale, oltre che fisica[330], sorgeva, questa volta, per le cure del governo romano.