A Massimo scrive: «Se vuoi che la tua conversazione epistolare mi tenga luogo della tua presenza, scrivi, scrivi spesso, o, piuttosto, in nome degli Dei, vieni, e tieni per fermo che, fino a che starai lontano, io non potrò dire di vivere, se non in quanto mi è concesso di leggere le tue lettere.[640]».

Ecco in qual modo Ammiano Marcellino racconta l’episodio dell’arrivo di Massimo a Corte. Giuliano era intento a giudicare taluni processi, quando fu annunziato l’arrivo del filosofo. Egli balzò improvvisamente dal suo seggio, dimentico d’ogni riguardo, e gli corse incontro, fuori dal vestibolo, ad abbracciarlo e a baciarlo, e lo condusse seco trionfalmente nella sala[641].

E, come Massimo, tutti i retori, i sofisti, i filosofi, i dotti del tempo, sia che venissero a lui, sia che preferissero rimanere lungi dalla corte, ricevettero gli onori attesi e promessi. Mamertino, in un solo anno, percorse la scala di tutte le onorificenze; e fu intendente del tesoro, prefetto del pretorio d’Illiria, console; Temistio è prefetto; Aurelio Vittore è nominato consolare della seconda Pannonia e onorato di una statua di bronzo; Imerio, Prisco, Massimo occupano a Corte il primo posto tra gli amici e i consiglieri del principe. Crisanzio, che preferì non venire, è nominato gran sacerdote della Lidia; la sua consorte, sacerdotessa. E, quando Proeresio, in forza di un editto del principe, che non riguardava la sua persona, ma la classe in genere dei sofisti cristiani, rischiò di essere deposto dalla sua cattedra. Giuliano, memore, volle — sia pure invano — stabilire per lui un’eccezione. La religione li aveva divisi; l’amore della scienza antica li univa ancor più indissolubilmente.

La gioia di prodigare il suo amore alla cultura e agli uomini, che la impersonavano, la gioia di esserne ricambiato fu una delle poche, che Giuliano godesse nel triste viaggio della sua esistenza, l’unica, che lo accompagnasse fino all’ultimo respiro. E, nella notte tragica, in cui egli moriva sulle sabbie ardenti dell’Asia inospitale, il suo letto di morte era circondato dagli amici filosofi, coi quali egli s’intrattenne a lungo, conversando, come Socrate fra i suoi discepoli. E le ultime sue parole furono raccolte ed incise sulle tavolette di cera da colui, che doveva essere il suo futuro storico, Ammiano Marcellino; e l’anima sua, che fuggiva, sfiorò, passando, le fronti di Prisco e di Massimo, veglianti tra la febbre e lo spasimo a un capezzale, ove si spegneva infranta la vita dell’ultimo degli Elleni[642].

Così, nonostante il gran discutere degli antichi e dei moderni, chi adesso abbracci con uno sguardo tutta l’opera scolastica di Giuliano, deve rilevare che le sue riforme, come non sono macolate dalle colpe, che si è amato ascrivervi, nè ebbero il valor pratico di altre, che le avevano precedute o che le seguiranno, nè lasciarono traccia durevole nella storia dell’istruzione pubblica nell’impero romano. La morte interruppe l’esecuzione dei suoi disegni migliori, e il poco, che egli fece o tentò, si spense con la sua vita.

Ma chi da Giuliano volga lo sguardo a tutti i principi, che ressero lo Stato romano durante la seconda metà del IV. secolo di C., non può non convenire che questi furono anni veramente meravigliosi. Noi assistiamo alla creazione di un nuovo centro di studii medii e superiori, a una nuova germinazione degli studii liberali nell’Oriente, a nuovi impulsi, dati a tutti gli indirizzi della cultura, anche a quelli più remoti dall’antico pensiero classico, a un nuovo elevamento delle condizioni sociali dei maestri, ciò che costituisce l’indice migliore della civiltà d’uno Stato.

A tutto questo, che fu merito precipuo della casa di Costantino, corrispose un periodo di splendore nelle produzioni dell’ingegno greco e romano. Ma, poichè il ciclo di tale fenomeno si compirà alla fine del IV. secolo, noi attenderemo quel momento per considerarlo e descriverlo con ampiezza maggiore del cenno fugace, che qui, adesso, ne facciamo.

CAPITOLO VII. La dinastia valentiniana e l’istruzione pubblica nell’impero romano.
(364-383)

I. La reazione alla politica scolastica di Giuliano — II. Un regolamento disciplinare per gli studenti stranieri in Roma — III. Valentiniano riconferma le immunità; nuove immunità ai maestri di pittura — IV. Valente e la biblioteca costantinopolitana; Valente contro l’astrologia; distruzione di opere scientifiche classiche; giudizio che di lui fa Temistio — V. Le riforme scolastiche di Graziano; l’ordinamento delle scuole in Gallia — VI. Valentiniano, Graziano e i medici di Roma e della Corte; la cura dei monumenti antichi e delle opere d’arte — VII. La rinascita intellettuale in tutto l’impero.

I.