Lo scienziato, a, cui spetta il merito di questa galileiana rivoluzione è stato Claudio Bernard (1813-78). I suoi criterii in proposito sono svolti nella sua Introduzione allo studio della medicina sperimentale, ch’è del 1865. Il Bernard vi sostiene i concetti del determinismo, che, cioè, ogni fenomeno è determinato da condizioni materiali, che ne sono le sue cause prossime, e che, se si riproducono, fanno riprodurre anche il fenomeno, e vi combatte il vecchio vitalismo, del sec. XVIII, per cui, in luogo di queste condizioni materiali, sarebbe esistito un certo «principio vitale», che rendeva superflua ogni altra ricerca.
Per ritrovare queste condizioni, il Bernard raccomanda l’esperimento, anzi esperienze comparative.
Questo non era nuovo; le altre scienze seguivano siffatto metodo da trecento anni almeno, e i pochi medici, veramente scienziati, del sec. XVIII non si erano comportati diversamente. Potrebbe dirsi, anzi, che da tale punto di vista, la nuova scienza del sec. XIX ne abbia continuato e completato e perfezionato i metodi; ma questo perfezionamento e completamento hanno dato luogo a resultati assolutamente imprevisti e grandiosi. La medicina dei secc. XIX-XX ha mirato a cogliere esattamente il rapporto tra l’anatomia patologica — le lesioni locali — e i sintomi di queste lesioni: ciò che costituisce la così detta clinica. Ha perciò cercato di stabilire con esattezza i quadri di ciascuna malattia. E questo è stato un mezzo potente per la graduale conquista della terapia di ciascuna.
Centro scientifico della medicina, nella prima metà del sec. XIX, furono la Francia e Parigi. Colà si ebbe Cruveillier per l’anatomia umana, Laennec per la clinica medica, Esquirol per la psichiatria (malattie mentali); sopra tutti, il ricordato Claudio Bernard, che non fu solo l’introduttore in medicina del metodo sperimentale, ma il più grande fisiologo del secolo. Per questa parte, il merito — grandissimo — del Bernard fu duplice: a) collegare strettamente lo studio dell’organismo umano, allo stato normale (fisiologia), con quello dell’organismo umano, allo stato malato (patologia), e dimostrare quanto il primo ordine di conoscenze giovi al secondo; b) fermare l’attenzione sui fenomeni vitali, ch’egli concepiva analoghi per i due regni delle piante e degli animali.
Contemporaneamente si sviluppava la scienza tedesca: con sede, prima, a Vienna; poi dopo il 1870, dopo l’unificazione e l’ascesa, politica ed economica, della Germania, a Berlino.
A Vienna, tra il 1837 e il 1897, lo Schleider e lo Schwann fondavano la così detta dottrina cellulare. Questa dottrina approfondiva largamente la teoria delle cellule animali, a cui già era pervenuto il sec. XVIII, dichiarando la cellula punto di partenza e sede di tutti i fenomeni vitali. Il sommo patologo Virchow[103] estendeva tale dottrina alla patologia, dichiarando le cellule (e non già il sangue e i nervi), i veri focolari delle malattie. Probabilmente, questa violenta reazione alla teoria umorale del secolo scorso oltrepassava la verità: anche l’alterazione del sangue (si ammette oggi) è causa di malattia, ma essa conteneva la massima parte di vero.
In conseguenza Heule[104] e Köllicher fondavano lo studio dei tessuti (istologia) allo stato, sano e malato, schiudendo così la fonte di un altro larghissimo contributo alla medicina contemporanea.
L’Italia, nella prima metà del secolo, a motivo delle sue condizioni politiche, delle agitazioni per l’indipendenza e per l’unità, che distraevano gli spiriti dalla scienza pura; a motivo dell’oscurantismo dei governi, che diffidavano della scienza stessa e non vi fornivano, nelle scuole superiori, alcun aiuto, rimase assai addietro dalle altre nazioni in tutti i rami della scienza medica. Ma la lotta per la conquista del sapere, iniziatasi, dopo il 1860, con volontà eroica, di successo, pur in condizioni materiali difficilissime e con scarsi aiuti governativi, e l’intimo contatto, in cui la nostra scienza si volle ora porre con la scienza d’oltr’Alpe, ebbe la virtù di suscitare una splendida scuola medica italiana.
Ecco taluni degli studii e talune delle scoperte moderne, coi relativi autori, su questo campo: la scoperta ch’è il midollo rosso delle ossa a fabbricare il sangue (Bizzozzero); gli studii sulle funzioni del cervelletto, sugli organi a secrezione interna (le così dette glandole); la cura della tubercolosi e del tetano; la scoperta delle ptomaine (veleni svolti dal cadavere) (Selmi); l’interpretazione della origine e della diffusione della malaria (Celli, Grassi); la scoperta degli agenti infettivi della polmonite e della meningite cerebro-spinale; il processo del così detto morbo di Banti; la diagnosi del cancro (Fichera); la batteriologia, e la sierologia (Pasteur); l’antisepsi; la fasciatura elastica per le emorragie.
Altra caratteristica della medicina, nei secc. XIX-XX, è stata quella di allargare la sua considerazione dall’individuo alla collettività, ossia dalla terapeutica della malattia alla cura preventiva dell’individuo e della collettività. Così sono nate la medicina e la igiene sociale, che hanno di molto ridotto la mortalità ed elevato la media della vita. Inoltre la medicina è passata a proteggere anche la vita degli animali.