[(105)] Veggansi Tossafod, Jevamod, fol. 61. Smemagheâgn e l'opera del rabbino Mosè Kunchyed, intitolata Ben Jochai, pag. 27.

[(106)] Credo aver provato la falsità della accusa mossa al Talmud, ma se qualcuno riescisse proprio a convincermi, locchè non credo, che gli Ebrei consideravano gli altri popoli siccome bestie, risponderei che chi è senza peccato lanci la prima pietra, certo che non potrebbero lanciarla neppure i Cristiani. Trovo infatti nel dottissimo libro del signor Dumont: Justice criminelle des Duchés de Lorraine et de Bar, de Bassigny et des Trois Evêchés (Nancy, 1848, 2 vol. in 8º), questa curiosissima notizia. Dopo aver parlato delle leggi criminali contro coloro che si rendevano colpevoli di atti di libidine contro natura sulle bestie, soggiunge (p. 184, v. ii): “Ciò che si durerà fatica a credere è che a questa categoria di delitti venivano ascritti anche i rapporti naturali dei due sessi cogli infedeli, come per esempio Turchi ed Ebrei, per la ragione che la nostra santa religione li considera come bestie, non per natura, ma per la loro durissima malizia, la Fede proibendo di conversare con loro ed a maggior ragione di giacere e di conversare carnalmente con essi loro.” Si noti che mentre la frase del Talmud rimaneva nella peggior ipotesi telum imbelle sine ictu, la disposizione benignissima che ho testè riferito conduceva a questa pratica applicazione. Siccome nel caso di bestialità, la bestia, strumento passivo, veniva bruciata assieme al colpevole, perchè, dicevano, bisognava annientare tutto quanto poteva rammentare un così orribile scandalo, così un'ebrea od una mussulmana anche se violentemente stuprata da un cristiano, doveva venir con esso bruciata! E dire che noi Europei, con questi esempi in casa nostra, osiamo tuttodì calunniare l'Islam e parlare di giustizia turca!

[(107)] Avod, 3, 19.

[(108)] N. 3 del 16 giugno 1883.

[(109)] Veggasi quanto su questo argomento scriveva tre secoli or sono il dottore Davide de Pomis (De Medico Ebreo, sectio septima): Cfr. Lampronti, Dizionario Rituale e Benedetto, Apologetica. Mantova, 1775.