Mi sia concesso di riepilogare in poche parole quel tanto che ho già detto a tale proposito. Ho menzionata la legge austriaca che ingiugne ad ogni cittadino di denunziare i delitti politici o d'altra fatta, così nel caso che siangli stati in segreto manifestati, come in quello ch'egli medesimo abbiali scoperti. In certe date circostanze il suddito austriaco è anche in grado di aver a fare di più che non sia il denunziare i colpevoli; perocchè gli è ingiunto di arrestarli, e gli è promessa una mercede per quest'opera. Dal che ne avviene che i soli pubblici uffizi di cui il cittadino austriaco possa attribuirsi l'esercizio senza esservi specialmente autorizzato da una nomina imperiale, sono gli uffici del birro, ed anche del carnefice; perocchè in siffatta congiuntura l'individuo arrestato che faccia contrasto può essere ucciso da chi si è fatto innanzi per arrestarlo, e la colpa dell'omicidio non è allora ad altri imputata che alla vittima. Una popolazione onesta ed intelligente, quale si è certamente la lombarda, si sdegna alla prima lettura di queste odiose leggi; ma non si dà popolo, per illuminato, che valga a sottrarsi agli effetti dell'abitudine. Chi oggi si è sdegnato furiosamente, non proverà più altro domani, per la stessa cagione, che un certo quale dispetto; e il nobile rubellarsi dell'animo suo andrà di giorno in giorno scemando, insino a tanto che si riduca ad un freddo sentimento di biasimo, il quale cederà alla sua volta il luogo al sentimento, più freddo ancora, dell'indifferenza. Ora che avverrà ove i fatti concordino con le leggi, ove tutti i tratti esterni, e come tutti gli accessori del delitto, la pena e il biasimo dell'autorità pubblica, accompagnino l'infrazione di queste inique leggi? L'onestà non è già obbietto per la moltitudine di grandi passioni, di quell'eroico entusiasmo che fa possibile il martirio. L'uomo di volgo non s'indurrà a perdere la libertà, nè gli strumenti della sua arte od industria, nè si rassegnerà a vedersi chiusa la bottega dalla gendarme, piuttostochè appalesare parole dette in sua presenza o nominar persone che sieno passate dinanzi alla sua porta. Io conosco in tutti gli ordini della società degli onesti che sclamerebbero, e a santa ragione, contro questa mia asserzione; il numero di essi sarebbe ancor maggiore in certe congiunture, verbigrazia, negl'istanti di crisi; ma io parlo qui dell'effetto che la pubblicazione e l'esecuzione cotidiana di siffatte leggi dee necessariamente produrre sopra il popolo; e in questi termini niuno potrà accusarmi d'avere infoscato di troppo i colori della mia pittura.
Non è picciolo il numero degli uomini che anteporrebbero la sciagura all'infamia; ma coloro che, edotti del pericolo annesso all'adempimento di una buona azione, avrebbero il coraggio di consigliarla ai loro figliuoli, sono pochi. Le donne sono incomparabilmente più vili in questo particolare che gli uomini. Dovremo pertanto meravigliare che tutti i genitori non crescano la loro prole nella stretta osservanza delle leggi dell'onore, cotanto fatali a coloro che le riveriscono? Io confesso che onesti genitori non s'indurranno giammai ad educare i loro figliuoli per lo spionaggio; ma procureranno di eludere la quistione; ed ove, passando con essi sulla piazza del pretorio, vi veggano un infelice esposto alla berlina per non avere appalesato un segreto ch'eragli stato affidato, ben pochi di loro, interrogati dal fanciullo del delitto commesso da quello sventurato, avranno il coraggio di rispondergli: il suo preteso reato è virtù, e se tu vuoi che la nostra benedizione ti accompagni per a traverso la vita, adopera in quel modo che ha adoperato costui, e sappi soffrire al pari di lui.
Io non voglio, come ho detto e ridetto, esagerare cosa alcuna; ma non è già esagerazione il dire che in una contrada retta da simili leggi, la morale politica non tarda gran fatto ad essere rilassata di molto. Il sentimento che viene a prevaler di gran lunga sotto l'influenza d'una giurisprudenza di tale fatta, si è la paura, la paura di commettere una viltà, la paura di apparire reo d'averla commessa, la paura di esporsi ad affanni per non commetterla. La paura più forte è poi quella che la vince; e da una tale proporzione dipende spesse volte l'onore o l'ignominia di tutta la vita di alcuno. L'uomo prudente non vede in tal caso altro mezzo per uscir dalle strette che quello di cansarsi dal cadere nell'acerba postura da cui non si esce che a prezzo dell'infamia o della condanna; ma l'ottener questo intento è opera di tutta la vita. Chi o per istinto o di proposito si propone un tale intento, deve invigilar di continuo sopra sè stesso. Abbattendosi, cammin facendo, in taluno di cui non bene conosca le opinioni politiche, dee far le viste di non ravvisarlo. Se un amico gli si accosta dicendo volere chiedergli consiglio, l'uomo prudente dee pregarlo di astenersene, e assicurarlo che qualunque altra persona sarà più acconcia pel fatto suo; conciossiacchè questo amico potrebbe volere consigliarsi con lui sulla risposta da farsi ad un emissario dei nemici del governo. Se il proprio figliuolo si mostra mesto e abbattuto, ei dee guardarsi bene dal chiedergliene il motivo, chè quella mestizia potrebbe pur essere mala contentezza politica. Ogni colloquio gli è grave, potendo il discorso repentinamente volgersi alle cose del governo. Gli uomini di questa tempra non sono rari, e sono essi i più onesti fra' vili; ma ove uno d'essi venisse arrestato, oppure solamente interrogato dal direttore della polizia, ov'ei si avvedesse che tutte le sue cautele per reggersi in quel periglioso equilibrio non gli giovarono punto, non dovrassi temere ch'egli rinunzierebbe all'onore, anzichè rinunziare alla propria salvezza? Se tale si è la prudenza delle persone allevate sotto il reggime dello spionaggio austriaco, chi potrà meravigliarsi della diffidenza sparsa generalmente negli animi tutti? Basta che un uomo d'indole amabile e insinuante, di genio compagnevole, frequenti parecchie diverse brigate per essere tosto battezzato col nome infame di spia. Officiosi zelanti corrono in tutte le case aperte dianzi all'amabile persona, e ragguagliano ognuno delle notizie raccolte intorno ad essa. Ed è strana cosa veramente il vedere con somma facilità creduti questi ragguagli. «In fatti», esclama come da repentina luce illuminato il padrone di casa, «in fatti, perchè mai viene egli costui in casa mia? perchè mai vi si mostra egli sempre così amabile? Io non posso invero giovargli in guisa veruna. E da ultimo, quando la sventura che è scesa sovra di me, e le sorde persecuzioni della Polizia mi avevano condannato alla solitudine, perchè mai non si è egli allontanato da me? Ei nulla dunque temeva per sè medesimo? Alla larga da quest'uomo pericoloso».—Basta parimenti che un tale altro si apparti dal mondo e ristringasi a vivere nell'angusto ámbito della propria casa, per dire subito ch'egli ha fatto la spia per un lungo tempo, e che essendo stato svergognato, si è ridotto in solitudine. Chi si mostra apertamente affezionato a Casa d'Austria è naturalmente cansato dagl'Italiani come un nemico; e chi, all'incontro, biasima gli atti del Governo cade in sospetto di voler adescare la confidenza altrui e tendere insidie. Quel ricco non ha egli accresciuto l'avere col prestare alla Polizia segreti servigi? Quel povero resisterà egli alla tentazione d'uscire dalla miseria a patto di commettere qualche viltà? Nissuno è in sicuro da simili sospetti, cosicchè non si dà forse oggidì un Lombardo che possa vantarsi di non temere di nulla. Gli uni, come ho toccato qui sopra, hanno paura di trovarsi compromessi senza saperlo nè volerlo; gli altri paventano di non esser forti abbastanza per non commettere turpitudini; altri ancora temono di trovarsi côlti nel bivio della persecuzione o dell'infamia; e quelli, infine, che sono securi di sè medesimi, nol sono a sufficienza dei loro amici o conoscenti. Ond'io replico, non esservi forse in Lombardia un uomo la cui fiducia nei più intrinseci suoi amici non abbia vacillato ben più d'una volta.
La presente generazione non è già quella del 1814 o del 1821. L'ordine naturale delle cose non porta che i figliuoli sieno formati dai genitori in guisa da rendere nel presente e nell'avvenire intiero omaggio al passato. Ogni generazione può essere, in fatti, risguardata come un gradino dell'ampia scala dell'umanità. Ma in Lombardia la generazione del 1821 non ha nemmeno adempito l'ufficio suo verso la generazione presente che gli è sottentrata. I captivi dello Spielberg, e la moltitudine degli spatriati ricoveratisi in Francia, in Inghilterra, in Ispagna o in Grecia, erano giovani quando abbandonarono la patria. Lasciarono essi per lo più una giovane famiglia, che trovossi priva repentinamente del suo capo e che perciò rimase derelitta. I profughi che tornarono in patria, trovaronvi i loro figliuoli fatti adulti ed anzi fatti uomini; ma quale fu la scorta illuminata che aiutò quei fanciulli a superare il difficile varco dalla puerizia alla virilità? chi ha per essi adempiuto l'importante uffizio paterno? Fu per lo più una donna timida e di corto senno, la quale riguardava le opinioni liberali come mostri devastatori che l'avevano dannata ad una precoce e sforzata vedovanza, e che avrebbe tenuto sè stessa per una madre snaturata se non avesse fatto ogni sforzo per preservare i figliuoli dal pericolo di lasciarsi sottrarre da cotali seduzioni; furono in altri casi vecchi congiunti, naturali e giurati avversari di ogni idea liberale, oppur frivoli amici, scampati dal naufragio che ingoiò gli uomini generosi, solo perchè eran troppo diversi da questi. Io conosco dei giovani, pieni certamente di ottime intenzioni, insigniti dei più splendidi nomi, e possessori d'immensi retaggi, che da una madre pia e divota sono stati cresciuti nel più alto abborrimento d'ogni pensiero politico. È veramente curioso spettacolo il vedere l'aria di candore e di soddisfazione colla quale, alla prima parola di politica proferita da altri in loro presenza, interrompono il discorso per dichiarare che non si sono brigati giammai di tali cose, e che non saranno mai per brigarsene. Chi gli ode e gli esamina attentamente, vede chiaro che la politica è stata loro rappresentata come un vizio depravante, al par del giuoco, della crapula, della lussuria. Confessano bensì questi giovanetti che le materne esortazioni non sono state tutte del pari fruttuose, che certi peccati non sono loro rimasti affatto ignoti; ma pure non sono del tutto corrotti, no, la Dio mercè; fra questi brutti vizi evvene uno almeno, del quale non si sono bruttati, ed è la politica; e per quanto io avviso, questa convinzione giova a rinfrancare la loro coscienza intorno all'altre mende da loro contratte. Ma chi doveva aspettarsi di più da giovanetti allevati per mano di donne e di vecchi? da giovanetti cui null'altro venne insegnato che pregiudizi, e i quali sono stati rinchiusi in un'atmosfera priva de' suoi più salubri elementi, della forza, vo' dire, e della costanza, che sono il pregio dell'uomo e che l'uomo solo può inspirare al fanciullo?
La legge dello spionaggio e la scomparsa quasi totale d'una generazione, per cui furono tolti a tante famiglie i loro naturali capi e custodi, non sono già le sole sorgenti attoscate onde i Lombardi attingono la sonnolenza e la morte. Nulla trascurandosi dall'Austria per anneghittire la contrada, io non posso esimermi dal passare a rapida rassegna i varii rami della sua amministrazione a fine di ragguagliar degli effetti ch'essa produce.
L'istruzione pubblica è assai bene ordinata in Lombardia, vo' dire che il beneficio dell'istruzione vi è sparso da per tutto. Gl'infimi Comuni hanno un maestro ed una maestra di scuola, che insegnano ai figliuoli dei contadini il leggere, lo scrivere, il catechismo, l'aritmetica e la storia sacra. Pochi altri paesi d'Europa sono in questo particolare tanto avvantaggiati quanto è la monarchia austriaca. Il suo governo poche cose spinge all'estremo, ed è anzi propenso assai ai termini di mezzo e ai partiti moderati. Egli è appena più entusiasta dell'ignoranza che nol sia della scienza; ma lo scopo a cui tendono i suoi sforzi, il bene onde vorrebbe arricchire i suoi sudditi, si è la mediocrità. Mediocrità d'ingegno e di dottrina, non curanza di carattere, insensitività di cuore, attutamento delle passioni, scarsità di coraggio e di volontà; ecco quel che vi vuole per l'imperatore d'Austria. Un popolo formato giusta un tale modello non si ribella mai; ubbidisce, paga, ammira il suo padrone, e, se natura il concedesse, lo amerebbe.
Le scuole primarie sono pertanto protette in Austria, perocchè fanno entrar nelle menti del popolo quel primo e fievol barlume del sapere, che trionfa degl'istinti barbarici, e che, signoreggiando il selvaggio, lo guida sino al primo grado della civiltà, all'obbedienza. Benchè imperfettamente costituiti, i ginnasi e i licei potrebbero agevolmente venire riformati. Ma sulle Università particolarmente l'Austria appunta tutte le sue batterie, spiega intiera a tal uopo la sua perizia e la sua tattica, e appalesa pur troppo l'ardente sua brama di soffocare sin da' primordii ogni nobile e generosa tendenza.
Nulla dirò intorno al modo con cui sono nominati i professori, e regolati i pubblici esperimenti dei concorrenti a quei posti; nulla dei maestri mandati direttamente da Vienna, a dispetto dei corpi accademici e degli scuolari; nulla dei quesiti spediti da Vienna per temi degli esperimenti pubblici degli aspiranti alle cattedre; quesiti i quali, stesi in italiano da un Austriaco, sono spesse volte inintelligibili, e quasi sempre assurde. Questi inconvenienti, che sono assai più numerosi ch'io non dica qui, e che in pari tempo sono gravissimi, non possono però venire imputati al mal volere dell'Austria. Le scelte sono mal fatte e i pubblici sperimenti mal diretti, però che gli Austriaci sono di lor natura melensi; i quesiti proposti ai candidati sembrano destinati a muovere il riso e per la stessa cagione; e cosiffatti quesiti sono inviati da Vienna, perchè gli Austriaci presumono assai di sè stessi; i professori viennesi occupano molte cattedre a dispetto di tutto il corpo accademico, perchè è più bello il tener per sè un posto lucroso, che non sia il darlo ad un altro. Sono questi meri inevitabili effetti della straniera signoria, nè in tali fatti, veramente incresciosi, puossi riconoscere l'espressa intenzione di nuocere alla Lombardia. Ma quando io poi veggo scuolari dai venti ai ventiquattro anni d'età, stivati nelle scuole, inchiodati sui loro scanni, non poter permutare il posto fra loro ned appressarsi gli uni agli altri senza incorrere in un solenne e pubblico rabbuffo del professore; quando veggo i professori interrompere la propria lezione ed intimare agli scuolari di ripetere ad alta voce quel tanto che hanno udito; quando io so che l'infrazione di siffatti regolamenti, o l'essere entrato nella sala col cappello in capo, l'essersi affacciato alla porta con un cane dietro, il non avere rasa la barba, ec., bastano per condannare uno studente a ricominciare da capo gli studi; allora io comincio a riconoscere nella costituzione delle Università quella istessa tendenza che già ho notata altrove, a spogliare il Lombardo del sentimento della propria dignità, del proprio valore, della propria forza. Il Consiglio nelle cui mani sono posti i destini dei candidati alla laurea viene a deliberazione intorno a questi tre punti: Il candidato è egli istrutto? È egli stato diligente? Ha egli buoni costumi? Se lo studente ha imparato molto senza essere stato diligentissimo, non si tien conto della sua dottrina, e gli s'ingiunge di ricominciare gli studi dell'anno trascorso. Che se non è stato diligente per nulla egli è scacciato dall'Università, quand'anche egli fosse un Galileo redivivo. Evvi altronde la diligenza così propriamente chiamata, ed evvi la reverenza delle usanze e dei regolamenti universitarii, ch'entra a far parte della diligenza richiesta. Basta, per così dire, che uno studente annodi il collare altrimenti che i suoi condiscepoli, per infrangere le usanze universitarie e tirarsi addosso lo sfratto dall'Università. Passiamo ora a dire del giudizio sui buoni costumi. Questa materia soggiace alla direzione speciale della polizia centrale, che è come il riepilogo di tutte le polizie aizzate sugli studenti; perocchè essi sono invigilati dalla polizia dell'Università stessa, da quella del vescovado, da quella del delegato della provincia, da quella particolare della città, da quella del corpo municipale, e da non so quante altre polizie. Se uno studente ha omesso in un dato giorno festivo di andare ad ascoltare la messa, se ha mangiato carni in un giorno di magro, se ha fischiato od applaudito in teatro, se ha altercato con qualsiasi agente del governo, se gli è uscita di bocca una qualche parola un cotal poco leggermente detta contro i pubblici ufficiali o i loro atti, se ha un libro condannato, se ha contratto una qualche relazione disonesta con alcuno, ed uno di questi mancamenti gli viene apposto da alcuna delle dette polizie, tutta la dottrina di un Cuvier o d'un Humboldt, accoppiata con un'applicazione da Benedittino, non varrà a preservarlo da un avvilitivo sfratto. Ora sono queste le cose che i professori dell'Università hanno dritto di esigere dai giovani confidati alle loro cure? L'Università è essa un convitto di putti? I giovani in procinto di diventare uomini devono essi venir trattati come fanciulli? Sì, certamente, in Austria, ove l'intento così del legislatore, come dell'esecutore delle leggi, o altrimenti l'idea sulla quale è fondato il sistema della pubblica amministrazione, è appunto l'attutamento dell'energia umana, la trasformazione degli uomini in ragazzi, di creature ragionevoli, imputabili e dotate di volontà in creature passive, obbedienti ciecamente, che non presumano di giudicare nè di volere. I fanciulli di cui ho parlato di sopra, la cui educazione non è stata diretta dalla mano ferma ed abile del padre, la cui puerizia non è stata preparazione all'adolescenza, troveranno essi negl'istituti di pubblica istruzione il mezzo di riparare il tempo perduto, potranno essi coltivare, nell'adolescenza, i germi della virilità? Passano essi i giorni dell'adolescenza all'Università, in quel modo che hanno passato gli anni della puerizia presso una madre poco scorta o presso vecchi congiunti acciecati da rancidi pregiudizi. Non v'è nulla in quell'educazione di acconcio a formare un uomo, a maturarne il carattere e il senno, ad addestrarlo a comprendere ed a volere. Vi sono in Lombardia cuori onesti, sensitivi e buoni; vi sono ingegni ben colti, ma ben pochi sono i caratteri virili. Gli uni sono frivoli e leggeri come fanciulli, gli altri sono semplici e candidi, parimenti come i fanciulli; haccene di quelli che amano lo studio, che comprendono facilmente, e che tengono a mente senza sforzo, ma parecchi fanciulli posseggono queste belle doti. Il divario che passa tra l'uomo e il fanciullo non consiste soltanto nella cognizione che dee aver l'uomo di sè stesso e d'altrui, ma anche, ed anzitutto, nel sentimento della propria importanza, di quanto si aspetta da lui, di quanto ei vale ad operare, dell'influenza cui può esercitare, dell'idea cui vuole dedicarla. Tolgasi tutto ciò di mezzo, e non rimarrà cosa nell'uomo, che non appartenga egualmente al fanciullo, non rimarrà cosa che gli si possa invidiare; null'altro insomma gli rimarrà che un cuore meno espansivo, una mente meno vivace, un sorriso meno aggraziato, uno sguardo meno sereno, e delle fattezze appassite.
Il Lombardo non esce mai dall'atmosfera snervante preparatagli dall'Austria. I ricchi godono d'una certa quale libertà, in quanto però non si mostrano disposti a farne uso altrimenti che nell'angusto cerchio dei puerili sollazzi. Chi compra cavalli e carrozze, chi rinnovella ogni anno la mobiglia, chi mantiene concubine con grave spesa è ben veduto dal Governo. Ma chi impegni il nome e i capitali in qualsiasi intrapresa, chi si faccia a proteggere le arti e il commercio, chi apra istituti di beneficenza; chi inventi od introduca macchine, chi proponga miglioríe in qualsivoglia ramo della pubblica amministrazione, chi si dia a scientifiche investigazioni, diventa ben presto sospetto. S'ei batte la via delle cariche, deve deporre ogni speranza di avanzamento, e apparecchiarsi a soffrire le sorde persecuzioni di un governo ipocrita ed implacabile. Se aspira ad un posto vacante, non l'otterrà, perocchè la Polizia, o, per dir meglio, le innumerevoli polizie che stendonsi a guisa d'inestricabil rete su tutto il paese sono interrogate relativamente ad ogni nomina, e basta che alcuna di esse dica: il candidato N. non è ben pensante, i suoi sentimenti sono biasimevoli, o qualche generale taccia gli apponga della stessa fatta, per troncargli la via. Sarà aggravato dal soverchio lavoro, sarà a bella posta trattato sdegnosamente, ad ogni piè sospinto sarà rimproverato, gli si supporranno mancamenti per rabbuffarlo o punirlo, gli si apporranno a colpa le relazioni con persone malvedute dal Governo, gli si imputerà d'avere proferite lagnanze o di averne udite. Una sua domanda a pro dello stabilimento cui è addetto, per quanto siane rilevante od utile lo scopo, non sarà mai ascoltata. I suoi congiunti, i suoi figliuoli, ove battano parimenti la via delle cariche, incorreranno essi pure nel disfavore in cui egli è caduto, sicchè alla fine ei dovrà riguardare sè stesso, ed a ragione, come il flagello della propria famiglia. Sonovi in Lombardia stabilimenti commerciali che caddero d'improvviso in disgrazia del Governo, e ve ne furono di quelli che succumbettero sotto le persecuzioni, perciò che uno de' figliuoli del proprietario avea sposato la figliuola d'un uomo in mala vista dell'autorità. Nè speri alcuno in tal caso ottenere giustizia, venire in cognizione dei torti che gli sono imputati, discussare i fatti, farne accettare la giustificazione. Qualunque instanza tendente a quest'uopo sarà un novello gravame aggiunto ai precedenti. Il direttore della Polizia lo farà chiamare, l'accoglierà a quel modo che i cadì turchi accoglievano, dugent'anni fa, i venditori d'aranci del loro risôrto che contrafacevano alle leggi; gli chiederà adirato, di che abbia a lagnarsi, e se creda che i magistrati sieno tenuti di giustificare presso di lui i sentimenti che inverso a lui nutrono, ed esorterallo alla fine ad interrogare a tale proposito la sua coscienza. Dopo del che ei sarà ancora più malveduto di pria, poichè sarà apparso in fatto poco disposto a riverire i capricci de' suoi padroni e della moltitudine dei loro cagnotti. Tale si è il destino dei pubblici ufficiali, i quali abbiano, anche con una sola parola, esternato i virili loro sentimenti o il loro amore del bene.
Evvi per avventura un ordine di cittadini che potrebbe viversene ed anche lietamente in onta delle malevoli disposizioni del Governo. Che può di fatti temere colui il quale, ricco essendo ed indipendente, nè possedendo nè desiderando onori o dignità, si sta sempre nei termini della legge e non si espone perciò a legali processure? Costui, invero, non ha nulla a temere, ad eccezione però di quell'infinito numero di soprusi e di contrarietà che sono fatte a bella posta per porre alla pruova qualunque pazienza umana, e per affrontare le quali richiedesi forse maggior coraggio che non se ne richiegga per affrontare la bocca del cannone. Nelle città lombarde picciola essendo la compagnia, i varii partiti vi si incontrano continuamente; e il dovizioso che sia in mala vista del Governo vi è esposto agl'insulti continui di tutti i partigiani di questo; insulti altronde con sufficiente accortezza combinati acciò non gli sia concesso di porvi termine con un duello. Tutti i regolamenti di polizia e di finanza, così vessatorii che non sono mai eseguiti, verranno posti ad effetto contro di lui col massimo rigore; talmentechè non potrà uscir di città nè entrarvi senz'essere fermato alla porta e assoggettato a minutissima investigazione; che le guardie daziarie gl'imporranno l'istessa penitenza ogniqualvolta in lui si avverranno sia in città, sia nel contado; ch'ei sarà costretto di andare di passo in certi quartieri o in certe vie; che il direttore di Polizia lo farà tratto tratto chiamare per rimproverarlo da senno perch'egli non si sia cavato il cappello nel passare dinanzi al vicerè, non abbia salutato il governatore, ec. Se in teatro egli avrà fatto le fischiate ad un tristo attore, un agente di polizia lo minaccerà subito di porgli le mani addosso. Nè qui sta il tutto. Le persone o le cose per le quali egli pigliasse interesse, saranno perciò solo malvedute e perseguitate. Se a lui fosse data l'amministrazione di un instituto di beneficenza, quell'instituto avrà tosto a cozzare contro il Governo, cui non mancano i mezzi di nuocergli, e vedrassi inoltre spossessato della pubblica confidenza, che se ne scosterà come da un corpo che sta per disfarsi. Se un Comune lo scegliesse per suo deputato politico, ad esso Comune non verrà più concesso di aprire una strada, di scavare un canale, d'intraprendere in somma qualunque opera pubblica per la quale richieggasi l'approvazione del Governo. Basterà che un libro sia a costui dedicato per portarne il divieto, ch'ei faccia venire un giornale straniero per veder chiuso a quel foglio il confine: nulla, per dirla in breve, potrà riuscirgli a bene. Per un lungo tempo fu in uso un altro genere di persecuzione, il diniego cioè di passaporto. Se una persona sospettata presentavasi alla Direzione della Polizia per ottenere un passaporto, era condotta dal Direttore, il quale, cupamente guardandola, cominciava ad interrogarla in questi termini: «Volete andare in Francia, signore?»—«Appunto, signor Direttore».—«E perchè, di grazia?» Supponendo che l'instante, male accogliendo questa interrogazione, avesse risposto di non esser tenuto a render ragione delle cose sue alla Polizia, di voler andare in Francia perchè tale era la sua intenzione, e così via via, il Direttore, facendosi brusco, rispondeagli: «Non vi parrà male, signore, che, per non esser meglio giustificato il vostro progetto di viaggio, io vi neghi il passaporto»; e accommiatavalo poscia, non senza dargli a conoscere che un'ulteriore sua instanza sarebbe un tal fatto da compromettere gravemente l'autore. Era questo il trattamento che toccava ad un chieditore di passaporti stizzoso. Ora ecco il destino di quello che fosse più umile. Rispondeva questi all'interrogazione del Direttore: «Io mi reco in Francia per affari».—«Di qual natura sono questi affari?» L'instante esponevali alla meglio, ma riportava per lo più questa risposta: «Io non veggo, o signore, che si tratti qui d'affari importanti e pei quali sia indispensabile la vostra presenza. Potete mandare una procura». A dei giovani, i quali alla domanda del Direttore intorno al motivo che gl'induceva ad andare in una contrada straniera, risposero volervisi recare per cagione di salute o per fare i loro studi, replicò il Direttore: «L'aria di Vienna vi farà meglio»; oppure: «Andate a studiare in Vienna».