E ne scolora.

Il rubino non è vile,

È sottile, è gentile

E fa bel sangue.

Quello poi ch'al sol s'indora

Fiero incuora, fier ristora

L'uomo che langue.

I Francesi per tanto sono avidi del buon vino. Nè è da meravigliare, perchè il vino rallegra Dio e gli uomini, è detto nel 21º dei Giudici........ Senza punto esagerare i Francesi e gli Inglesi vanno pazzi per vuotar calici. Quindi è che i Francesi patiscono flussione d'occhi, e il troppo bere fa loro gli occhi arrovesciati, rossi, cisposi e scerpellati. E la mattina per tempissimo, snebbiata la mente dai fumi del vino, con quegli occhi siffatti vanno da un sacerdote, che abbia detto messa, e lo pregano di far cadere sui loro occhi stille di quell'acqua, che gli ha servito per il lavabo. Ai quali diceva a Provins frate Bartolomeo Guiscolo da Parma, come ho udito io stesso più volte: Alè ke maletta ve don Dè; metti del aighe in les vin, non in les ocli: Andate che Dio vi mandi alla malora; mettete acqua nel vino, non negli occhi. Anche gli Inglesi sono avidi di quei vini di Francia, e ne tracannano a iosa. Perocchè uno prende una coppa, e la ingolla tutta, poi dice: Ge bui; a vu. Che è come dire; Berrete anche voi quanto berrò io; e se n'ha molto per male se l'altro fa diversamente da quello ch'egli insegnò colla parola e suggellò coll'esempio. Ma così operando si contravviene a quello che dice la Sacra Scrittura nel libro 1º di Ester, ecc. Però bisogna perdonarlo agli Inglesi se nuotano nel buon vino, quando possono, perchè a casa loro di vino ne hanno poco. Sono meno scusabili i Francesi, che ne abbondano, se per iscusa non tengasi la sentenza: È difficile abbandonare le cose a cui siamo avvezzi. Nota che in una poesia si legge:

Det vobis piscem Normandia terra marinum;

Anglia frumentum, lac Scotia, Francia vinum;