Del santo gregge, che s'affanna e geme,
A più lieto destino alza la speme.
Urta, rompe, disperde il Re, che vile,
Come cerbiatto ch'ha il mastin sull'orme,
L'alpi ricerca e torna al suo covile.
Ma l'intruso pastor il gregge a torme,
Lupo, diserta e sbranca il sacro ovile
Con mille di terror e mille forme.
Quale pastore in Roma abbia ei pur sede!
Chè non l'avrò su 'n ciel, se non ha fede.