Fra l’altri santa Chiara—sí l’apicciò coi denti,
de tal tesaro avara—essa con la sua gente;
ma non gli valse niente,—ca gli chiovi eran de carne,
sí como ferro stane—duro ed ennervato.

La sua carne bianchissima,—co carne puerile,
enante era brunissima—per gli freddi nevili;
l’amor la fe’ gentile—che par glorificata,
d’onne gente amirata—de mirabel ornato.

La piaga laterale—como rosa vermiglia,
lo pianto era tale—ad quella meraviglia,
vederla en la simiglia—de Cristo crucifisso,
lo cor era en abisso—veder tal spechiato.

O pianto gaudioso,—pieno d’amiranza,
pianto delettoso,—pieno di consolanza;
lacrime d’amanza—ce fuor tante gettate,
veder tal novetate,—Cristo nuovo piagato.

Giú da le calcagna—agli occhi tra’ l’umore
questa veduta magna—d’esto enfocato ardore;
a li santi stette en cuore,—en Francesco fuor è uscito
lo balsamo polito—che ’l corpo ha penetrato.

En quella altissima palma—o’ salisti, Francesco,
lo frutto pigliò l’alma—de Cristo crucifisso;
fusti en lui sí trasfisso,—mai non te mutasti;
co te ce trasformasti—nel corpo è miniato.

L’amore ha questo officio,—unir dui en una forma;
Francesco nel supplicio—de Cristo lo trasforma,
emprese quella norma—de Cristo ch’avea en core,
la mostra fe’ l’amore—vestito d’un vergato.

L’amor divino altissimo—con Cristo l’abracciòne,
l’affetto ardentissimo—sí lo cc’encorporòne,
lo cor li stemperòne—como cera a sigello,
emprimettece quello—ov’era trasformato.

Parlar de tal figura—con la mia lengua taccio,
misteria sí oscura—d’entenderle soiaccio;
confesso che nol saccio—splicar tanta abondanza,
la smesurata amanza—de lo cuor enfocato.

Quanto fosse quel foco—non lo potem sapere;
lo corpo suo tal gioco—non poté contenere;
en cinque parte aprere—lo fece la fortura
per far demostratura—que en lui era albergato.