Amor, tutta so tua—poi che m’hai creata,
ed hame recomparata—ch’era dannata a morte;
chi la derrata sua—avesse retrovata,
per lui è ben guardata—ed amata piú forte;
nullo ce può aver sorte—en me, se non tu, Cristo;
facesti questo acquisto,—síene conservatore.
A tte piú che me tutta,—amor, se dar potesse
non è che nol facesse;—ma piú non ho che dia;
lo mondo e ciò che frutta,—se tutto el possedesse,
e piú, se ancora avesse,—daríate, vita mia;
dòtte che ho en balía:—voler tutto e sperare,
amare e desiare—con tutto el mio core.
So che non se’ cambiato,—ma piú tu non demandi;
dòtte quanto comandi—e volere enfinito
che non è terminato,—che ancora piú non andi,
e tutto non se spandi—en te stando rapito;
l’amor ha el cor ferito,—che se morir potesse
e mille vite avesse,—per te darebbe, amore.
Demandi che piú dia,—amor, questa tua sposa
che tanto è desiosa—te potere abracciare;
o dolce vita mia,—non me far star penosa,
tua faccia graziosa—me dona a contemplare;
se non potesti fare—tu da l’amor defesa,
co posso far contesa—portar tanto calore?
Donqua, prendi cordoglio—de me, Iesú pietoso!
Non me lassar, mio sposo,—de te star mai privata;
s’io me lamento e doglio—quando tuo amor gioioso
non se dá grazioso,—ben par morte acorata;
da che m’hai desponsata,—sarestime crudele,
lo mondo me par fiele—ed onne suo dolzore.
Voglio ormai far canto,—ché l’amor mio è nato
ed hame recomperato;—d’amor m’ha messo anello;
l’amor m’encende tanto—ch’en carne me s’è dato,
terrollome abracciato,—ch’è fatto mio fratello;
o dolce garzoncello,—en cor t’ho conceputo
ed en braccia tenuto,—però sí grido:—Amore!—
Amanti, voi envito—a noze sí gioiose,
che son sí saporose—dove l’amor si prova;
egli è con noi unito—con richeze amorose,
delizie graziose—dove l’amor se trova;
alma, or te renova,—abraccia questo sposo,
el se dá sí delettoso,—gridiamo:—Amore, amore!—
Amor, or ne manteni—d’amore enebriati,
teco stare abracciati—en amor trasformato;
e sempre ne sovieni—che non siamo engannati,
ma en amor trovati—col cor sempre levato;
per noi, amor, se’ nato,—d’amor sempre ne ciba,
qual fariseo o scriba—non gusta per sapore.
LXVI
Pianto che fa l’anima per la occultazione de la grazia
Or chi averá cordoglio?—vorríane alcun trovare
che vorría mostrare—dolor esmesurato.