Nullo ferro ci aponta,—tanto c’è dura pronta!
Questo è l’odio mio,—ionto a l’onor di Dio.

Lo diritto scudone—d’una pietra en carbone,
ignita como fuoco—d’uno amoroso iuoco.

Lo prossimo en amore—d’uno enfocato ardore;
se te vuoli fare enante,—puòlo provare ’nestante.

E, quanto vol, t’abrenca,—ch’io co l’amar non venca;
volentiere te parlára,—credo che te iovára.

Vale, vale, vale,—Dio te tolla omne male,
e díelome per grazia—ch’io ’l porto en lieta facia.

Finisco lo trattato—en questo loco lassato.

LVII
Epistola seconda al prefato papa

Lo pastor per mio peccato—posto m’ha fuor de l’ovile,
non me giova alto belato—che m’armetta per l’ostile.

O pastor, co non te sveghi—a questo alto mio belato?
che me tragi de sentenza—de lo tuo scomunicato,
de star sempre empregionato;—se esta pena non ce basta,
puoi ferire con altra asta,—como piace al tuo sedile.

Longo tempo agio chiamato,—ancora non fui audito;
scrissete nel mio dittato—de quel non fui esaudito;
ch’io non stia sempre amannito—a toccar che me sia operto;
non arman per mio defetto—ch’io non arentri al mio covile.