V.

La Pittura è di maggior discorso mentale e di maggiore artificio e meraviglia che la Scoltura, perciocchè necessità costringe la mente del pittore a trasmutarsi nella propria mente di natura, e che sia interprete infra essa natura e l’arte, cementando con quella le cause delle sue dimostrazioni, costrette dalla sua legge; e in che modo le similitudini delli obbietti circostanti all’occhio concorrino colli veri simulacri alla popilla dell’occhio; e infra li obbietti eguali in grandezza quale si dimostrerà maggiore a esso occhio; e infra li colori eguali qual si dimostrerà più o meno oscuro o più o meno chiaro; e infra le cose di eguale bassezza quale si dimostrerà più o men bassa: o di quelle, che sono poste in altezza eguale, quale si dimostrerà più o meno alta; e delli obbietti eguali posti in varie distanze, perchè si dimostreranno men noti l’un che l’altro.

E tale arte abbraccia e restringe in sè tutte le cose visibili, il che far non può la povertà della Scoltura, cioè: li colori di tutte le cose e loro diminuzioni; questa figura le cose trasparenti, e lo scultore ti mostrerà le naturali, sanza suo artifizio; il pittore ti mostrerà varie distanze con variamenti del colore, dall’aria interposta fra li obbietti e l’occhio; egli le nebbie per le quali con difficoltade penetrano le spezie dalli obbietti; egli le pioggia, che mostrano dopo sè li nuvoli con monti e valli; egli la polvere, che mostrano in sè e dopo sè li combattenti di essa motori; egli li fumi più o meno densi; questo ti mostrerà li pesci scherzanti infra la superfizie delle acque e il fondo suo; egli le pulite ghiare con varî colori posarsi sopra le lavate arene del fondo de’ fiumi, circondati dalle ondeggianti erbe, dentro alla superfizie dell’acqua; egli le stelle in diverse altezze sopra di noi e così altri innumerabili effetti, alli quali la Scoltura non aggiunge.

VI. — CONCLUSIONE.

Manca la Scoltura della bellezza de’ colori, manca della prospettiva de’ colori, manca della prospettiva e confusione de’ termini delle cose remote all’occhio, imperocchè così farà cognito li termini delle cose propinque, come delle remote; non farà l’aria, interposta, infra l’obbietto remoto e l’occhio, occupare più esso obbietto, come le figure velate, che mostrano la nuda carne sott’i veli, a quella anteposti; non farà la minuta ghiara di varî colori, sotto la superfizie delle trasparenti acque.

I PAESI E LE FIGURE.

I PAESI.

I. — UN EFFETTO DI NUBI SUL LAGO MAGGIORE.

Io sono già stato a vedere tal multiplicazione di arie [condensazione di nubi nell’atmosfera], e già sopra a Milano, inverso lago Maggiore, vidi una nuvola in forma di grandissima montagna, piena di scogli infocati, perchè li raggi del sole, che già era all’orizzonte, che rosseggiava, la tigneano del suo colore. E questa tal nuvola attraeva a sè tutti li nuvoli piccioli, che intorno le stavano; e la nuvola grande non si movea di suo loco, anzi riservò nella sua sommità il lume del sole insino a una ora e mezzo di notte, tant’era la sua immensa grandezza; e infra due ore di notte generò sì gran venti, che fu cosa stupenda e inaudita.

II. — UN’ASCENSIONE AL MONTE ROSA.[146]