La tristezza s’assomiglia al corvo, il quale, quando vede i sua nati figlioli essere bianchi, per lo grande dolore si parte, con tristo rammarichío gli abbandona, e non gli pasce, insino che non gli vede alquante poche penne nere.

V. — PACE.[35]

Del castoro si legge che, quando è perseguitato, conoscendo essere per la virtù de’ sua medicinali testiculi, esso, non potendo più fuggire, si ferma, e, per avere pace coi cacciatori, coi sua taglienti denti si spicca i testiculi, e li lascia a’ sua nimici.

VI. — IRA.[36]

Dell’orso si dice che, quando va alle case delle ave [api, come al n. XVI] per tôrre loro il mele, esse ave lo cominciano a pungere, onde lui lascia il mele e corre alla vendetta; e, volendosi con tutte quelle che lo mordano vendicare, con nessuna si vendica, in modo che la sua vita si converte in rabbia, e gittatosi in terra, con le mani e co’ piedi innaspando, indarno da quelle si difende.

VII. — MISERICORDIA OVER GRATITUDINE.[37]

La virtù della gratitudine si dice essere più nelli uccelli detti upica [úpupa], i quali, conoscendo il benefizio della ricevuta vita e nutrimento dal padre e dalla lor madre, quando li vedano vecchi, fanno loro uno nido, e li covano, e li nutriscano, e cavan loro col becco le vecchie e triste penne, e con certe erbe li rendano la vista, in modo che ritornano in prospertà.

VIII. — AVARIZIA.[38]

Il rospo si pasce di terra, e sempre sta macro, perchè non si sazia: tanto è ’l timore, che essa terra non li manchi.

IX. — INGRATITUDINE.[39]