E le ragioni della sua grandezza e virtù le riservo nel quarto libro. Ma ben mi meraviglio, che Socrate biasimassi questo tal corpo, e che dicessi quello essere a similitudine di pietra infocata; e certo chi lo punì di tal errore poco peccò.

Ma io vorrei avere vocaboli, che mi servissino a biasimare quelli, che voglion laudare più lo adorare gli omini, che tal sole, non vedendo nell’universo corpo di maggiore magnitudine e virtù di quello. E ’l suo lume allumina tutti li corpi celesti, che per l’universo si compartono. Tutte l’anime discendan da lui, perchè il caldo, ch’è nelli animali vivi, vien dall’anime, e nessuno altro caldo, nè lume è nell’universo, come mostrerò nel quarto libro. — E certo costoro, che han voluto adorare li omini per Iddii come Giove, Saturno, Marte e simili han fatto grandissimo errore, vedendo, che, ancora che l’omo fossi grande quanto il nostro mondo, che parrebbe simile a una minima stella, la qual pare un punto nell’universo; e ancora vedendo essi omini mortali e putridi e corruttibili nelle loro sepolture.

La Spera e Marullo laudan con molti altri esso sole.[137]

L. — SEGUE.

Forse Epicuro vide le ombre delle colonne ripercosse nelli antiposti muri essere eguali al diametro della colonna, donde si partìa tale ombra; essendo adunque il concorso dell’ombre parallelo dal suo nascimento al suo fine, li parve da giudicare che il sole ancora lui fosse fronte di tal parallelo, e per conseguenza non essere più grosso il tal colonna, e non s’avvide che tal diminuzione d’ombra era insensibile per la lunga distanza del sole.

Se ’l sole fussi minore della terra le stelle di gran parte del nostro emisperio sarebbon sanza lume. (Contro a Epicuro, che dice: tanto è grande il sole quanto e’ pare.)

LI. — SEGUE.

Dice Epicuro il sole essere tanto quanto esso si dimostra: adunque e’ pare essere un piè, e così l’abbiamo a tenere. Seguirebbe che la luna, quand’ella fa oscurare il sole, il sole non l’avanzerebbe di grandezza come e’ fa; onde, sendo la luna minor del sole, essa luna sarebbe men d’un piede, e per conseguenza, quando il nostro mondo fa oscurare la luna, sarebbe minore d’un dito del piede; con ciò sia, se ’l sole è un piede e la nostra terra fa ombra piramidale inverso la luna, egli è necessario che sia maggiore il luminoso causa della piramide ombrosa, che l’opaco causa d’essa piramide.

LII. — SEGUE.

Misura quanti soli si metterebbe nel corso suo di ventiquattro ore!... E qui si potrà vedere, se Epicuro disse, che ’l sole era tanto grande quanto esso parea, che, — parendo il diametro del sole una misura pedale, e che esso sole entrassi mille volte nel suo corso di ventiquattro ore, — egli avrebbe corso mille piedi, cioè cinquecento braccia, che è un sesto di miglio.