E io: «La prova che l ver mi dischiude,
son lopere seguite, a che natura
non scalda ferro mai né batte incude».
Risposto fummi: «Dì, chi tassicura
che quell opere fosser? Quel medesmo
che vuol provarsi, non altri, il ti giura».
«Se l mondo si rivolse al cristianesmo»,
diss io, «sanza miracoli, quest uno
è tal, che li altri non sono il centesmo:
ché tu intrasti povero e digiuno
in campo, a seminar la buona pianta
che fu già vite e ora è fatta pruno».
Finito questo, lalta corte santa
risonò per le spere un Dio laudamo
ne la melode che là sù si canta.
E quel baron che sì di ramo in ramo,
essaminando, già tratto mavea,
che a lultime fronde appressavamo,
ricominciò: «La Grazia, che donnea
con la tua mente, la bocca taperse
infino a qui come aprir si dovea,
sì chio approvo ciò che fuori emerse;
ma or convien espremer quel che credi,
e onde a la credenza tua sofferse».
«O santo padre, e spirito che vedi
ciò che credesti sì, che tu vincesti
ver lo sepulcro più giovani piedi»,
comincia io, «tu vuo chio manifesti
la forma qui del pronto creder mio,
e anche la cagion di lui chiedesti.