Non fur più tosto dentro a me venute
queste parole brievi, chio compresi
me sormontar di sopr a mia virtute;
e di novella vista mi raccesi
tale, che nulla luce è tanto mera,
che li occhi miei non si fosser difesi;
e vidi lume in forma di rivera
fulvido di fulgore, intra due rive
dipinte di mirabil primavera.
Di tal fiumana uscian faville vive,
e dogne parte si mettien ne fiori,
quasi rubin che oro circunscrive;
poi, come inebrïate da li odori,
riprofondavan sé nel miro gurge,
e suna intrava, unaltra nuscia fori.
«Lalto disio che mo tinfiamma e urge,
daver notizia di ciò che tu vei,
tanto mi piace più quanto più turge;
ma di quest acqua convien che tu bei
prima che tanta sete in te si sazi»:
così mi disse il sol de li occhi miei.
Anche soggiunse: «Il fiume e li topazi
chentrano ed escono e l rider de lerbe
son di lor vero umbriferi prefazi.
Non che da sé sian queste cose acerbe;
ma è difetto da la parte tua,
che non hai viste ancor tanto superbe».
Non è fantin che sì sùbito rua
col volto verso il latte, se si svegli
molto tardato da lusanza sua,