Di fredda nube non disceser venti,
o visibili o no, tanto festini,
che non paressero impediti e lenti
a chi avesse quei lumi divini
veduti a noi venir, lasciando il giro
pria cominciato in li alti Serafini;
e dentro a quei che più innanzi appariro
sonava Osanna sì, che unque poi
di rïudir non fui sanza disiro.
Indi si fece lun più presso a noi
e solo incominciò: «Tutti sem presti
al tuo piacer, perché di noi ti gioi.
Noi ci volgiam coi principi celesti
dun giro e dun girare e duna sete,
ai quali tu del mondo già dicesti:
Voi che ntendendo il terzo ciel movete;
e sem sì pien damor, che, per piacerti,
non fia men dolce un poco di quïete».
Poscia che li occhi miei si fuoro offerti
a la mia donna reverenti, ed essa
fatti li avea di sé contenti e certi,
rivolsersi a la luce che promessa
tanto savea, e «Deh, chi siete?» fue
la voce mia di grande affetto impressa.
E quanta e quale vid io lei far piùe
per allegrezza nova che saccrebbe,
quando parlai, a lallegrezze sue!
Così fatta, mi disse: «Il mondo mebbe
giù poco tempo; e se più fosse stato,
molto sarà di mal, che non sarebbe.