E quando larco de lardente affetto
fu sì sfogato, che l parlar discese
inver lo segno del nostro intelletto,
la prima cosa che per me sintese,
«Benedetto sia tu», fu, «trino e uno,
che nel mio seme se tanto cortese!».
E seguì: «Grato e lontano digiuno,
tratto leggendo del magno volume
du non si muta mai bianco né bruno,
solvuto hai, figlio, dentro a questo lume
in chio ti parlo, mercè di colei
cha lalto volo ti vestì le piume.
Tu credi che a me tuo pensier mei
da quel chè primo, così come raia
da lun, se si conosce, il cinque e l sei;
e però chio mi sia e perch io paia
più gaudïoso a te, non mi domandi,
che alcun altro in questa turba gaia.
Tu credi l vero; ché i minori e grandi
di questa vita miran ne lo speglio
in che, prima che pensi, il pensier pandi;
ma perché l sacro amore in che io veglio
con perpetüa vista e che masseta
di dolce disïar, sadempia meglio,
la voce tua sicura, balda e lieta
suoni la volontà, suoni l disio,
a che la mia risposta è già decreta!».
Io mi volsi a Beatrice, e quella udio
pria chio parlassi, e arrisemi un cenno
che fece crescer lali al voler mio.