e poscia per lo ciel, di lume in lume,
ho io appreso quel che sio ridico,
a molti fia sapor di forte agrume;
e sio al vero son timido amico,
temo di perder viver tra coloro
che questo tempo chiameranno antico».
La luce in che rideva il mio tesoro
chio trovai lì, si fé prima corusca,
quale a raggio di sole specchio doro;
indi rispuose: «Coscïenza fusca
o de la propria o de laltrui vergogna
pur sentirà la tua parola brusca.
Ma nondimen, rimossa ogne menzogna,
tutta tua visïon fa manifesta;
e lascia pur grattar dov è la rogna.
Ché se la voce tua sarà molesta
nel primo gusto, vital nodrimento
lascerà poi, quando sarà digesta.
Questo tuo grido farà come vento,
che le più alte cime più percuote;
e ciò non fa donor poco argomento.
Però ti son mostrate in queste rote,
nel monte e ne la valle dolorosa
pur lanime che son di fama note,
che lanimo di quel chode, non posa
né ferma fede per essempro chaia
la sua radice incognita e ascosa,
né per altro argomento che non paia».