Intorno a lui parea calcato e pieno
di cavalieri, e l’aguglie ne l’oro
sovr’ essi in vista al vento si movieno.
La miserella intra tutti costoro
pareva dir: «Segnor, fammi vendetta
di mio figliuol ch’è morto, ond’ io m’accoro»;
ed elli a lei rispondere: «Or aspetta
tanto ch’i’ torni»; e quella: «Segnor mio»,
come persona in cui dolor s’affretta,
«se tu non torni?»; ed ei: «Chi fia dov’ io,
la ti farà»; ed ella: «L’altrui bene
a te che fia, se ’l tuo metti in oblio?»;
ond’ elli: «Or ti conforta; ch’ei convene
ch’i’ solva il mio dovere anzi ch’i’ mova:
giustizia vuole e pietà mi ritene».
Colui che mai non vide cosa nova
produsse esto visibile parlare,
novello a noi perché qui non si trova.
Mentr’ io mi dilettava di guardare
l’imagini di tante umilitadi,
e per lo fabbro loro a veder care,
«Ecco di qua, ma fanno i passi radi»,
mormorava il poeta, «molte genti:
questi ne ’nvïeranno a li alti gradi».
Li occhi miei, ch’a mirare eran contenti
per veder novitadi ond’ e’ son vaghi,
volgendosi ver’ lui non furon lenti.
Non vo’ però, lettor, che tu ti smaghi
di buon proponimento per udire
come Dio vuol che ’l debito si paghi.